sabato, Novembre 27

Congelate le dispute territoriali field_506ffb1d3dbe2

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Dispute territoriali India Cina

Initial steps”. I diplomatici lo hanno battezzato così, il risultato del XVII India-China Special Representative Talks conclusosi dopo una settimana di colloqui lo scorso 11 febbraio. All’atto pratico, però si potrebbe dire che i colloqui tra i rappresentanti diplomatici cinesi e la leadership indiana sono risultati poco più che una visita di cortesia diplomatica. L’unico punto di progresso tangibile è stato l’ideazione di un piano di road map per la risoluzione delle dispute di confine sul lungo periodo.

Gli SR Talks – come sono stati soprannominati- sono una finestra diplomatica aperta appositamente tra fine anni ’80 e inizio ’90 per limitare e poi risolvere le tensioni sui confini tra l’India e la Repubblica Popolare Cinese. Le dispute di confine sono state infatti il pomo della discordia più rilevante della storia delle relazioni tra Delhi e Pechino, seppur acuite negli anni dal posizionamento internazionale dei due Paesi nelle dinamiche della Guerra Fredda.

Le discordie riguardano principalmente due lunghi tratti di confine in due diverse regioni montuose sui bordi meridionali ed occidentali dello sterminato altipiano del Tibet: l’Arunachal Pradesh e l’area dell’Aksai Chin, situata alla congiunzione tra i confini indiani, cinesi e pakistani. Il conflitto ebbe origine dalle decisioni dell’impero britannico in materia di confini della propria colonia più grande. Il collasso dell’autorità imperiale cinese nel 1908-11 ed il caos che ne seguì furono infatti l’occasione per i tibetani di rendersi virtualmente indipendenti dalla Cina.

Nel 1914, i cosiddetti Accordi di Simla portarono le autorità di Londra, che avevano incoraggiato l’indipendenza del Tibet, ad un accordo separato sui confini tra l’India coloniale e il nuovo Stato indipendente, fissando il confine lungo la cosiddetta “Linea MacMahon”, dal nome del negoziatore inglese. Sul versante dell’Aksai Chin invece, la discordia territoriale si sviluppò in maniera praticamente spontanea. La linea di confine, inizialmente molto più favorevole al territorio indiano, fu rinegoziata nel 1893-99 dal console militare britannico nel Turkestan Orientale cinese, G. Macartney. Ma nel 1899, allo stabilimento della nuova linea di confine le autorità imperiali cinesi non diedero risposta, spingendo Londra a procedere comunque al ripiegamento del confine.

Le autorità cinesi non riconobbero mai l’indipendenza del Tibet e di conseguenza anche il confine tracciato. Ma fu con lo stabilimento della Repubblica Popolare che gli accordi di Simla furono apertamente denunciati da Pechino, che rivendicò oltre a una grossa fetta dell’Arunachal Pradesh, anche una porzione di territorio molto più ampia sul versante dell’Aksai Chin. E fu proprio su quest’ultimo fronte che la stessa India di Nehru rilanciò a sua volta  le rivendicazioni territoriali, chiedendo un arretramento del confine su quello precedente agli accordi di Macartney.

Incidenti e provocazioni tra pattuglie di frontiera divennero ben presto la norma, e nel settembre 1962 culminarono in una guerra aperta. L’azione militare fece però passare a New Delhi il pomo dell’aggressore, in quanto le truppe indiane attaccarono per prime proprio sulla linea MacMahon. L’esercito cinese respinse sanguinosamente l’attacco, ma se sull’Arunachal Pradesh esso si limitò a ristabilire il confine sulla MacMahon, sull’Aksai Chin le truppe di Pechino approfittarono del conflitto per conquistare tutto il territorio rivendicato da parte cinese.

La costituzione dei SR Talks, nel 1988, fu salutata come l’inizio di una nuova stagione nei rapporti tra i due giganti asiatici, ma dal punto di vista diplomatico le strette relazioni tra la Cina ed il Pakistan hanno tenuto lontana la risoluzione delle dispute fino praticamente all’alba del nuovo millennio.

Dove la politica non ha riavvicinato, fino ad oggi sembra aver agito l’economia. L’aumento vertiginoso degli scambi commerciali ha portato la Cina a divenire il primo esportatore in India ed il terzo mercato di destinazione dei prodotti di New Delhi. La necessità di approfondire gli scambi ha dunque spinto le rispettive leadership all’allentamento della tensioni sui confini per favorire la riapertura degli scambi anche attraverso il poco praticabile confine tibetano. Di qui la decisione, nel 2006, di riaprire il Passo di Nathula, nel Ladakh.

Sul finire degli anni ‘2000 gli entusiasmi si sono però nuovamente raffreddati. Le notizie sulle dighe progettate da Pechino sul corso superiore sia del Brahmaputra che dell’Indo hanno corroso la fiducia di Delhi nei confronti della diplomazia cinese, dato che lo sfruttamento delle acque dei due bacini fluviali era stato anch’esso inserito in un framework di cooperazione bilaterale stabilito nel 2002.

Il nadir sulle controversie di confine è stato però raggiunto nuovamente lo scorso anno. Il 15 aprile 2013, sull’Aksai Chin, un plotone di 50 soldati dell’esercito di Pechino ha occupato un piccolo plateau a 30 km a sud ovest del Passo di Baulat Beg Oldi, nel mezzo della Line of Actual Control (LAC), ovvero la zona smilitarizzata che serve da cuscinetto per evitare scontri tra le due forze armate. L’esercito di Delhi ha risposto innestando a sua volta un campo-base militare a meno di 300 metri dalle postazioni cinesi, mentre i due corpi diplomatici avviavano frenetiche trattative per sopire la crisi. Questo stand-off carico di tensione si risolse solo dopo 3 settimane, con il ritiro di entrambe i contingenti.

Solo nell’ottobre scorso, le trattative sullo status dei confini sono ritornate sui tavoli della diplomazia. Il 23 di quel mese, i Premier indiano e cinese hanno infatti siglato un “accordo sulla difesa dei confini” che ha imposto ad entrambi gli eserciti di avvisare la parte opposta in caso anche di semplici pattugliamenti della LAC. L’accordo implica inoltre di evitare avvicinamenti di truppe alle aree di confine laddove la suddetta linea sia oggetto di mancate definizioni e contestazioni mai sopite.

Gli SR Talks dello scorso febbraio si inseriscono sulla falsariga di questa situazione: un perpetuarsi del congelamento nelle dispute, piuttosto che una loro effettiva risoluzione. Non manca tuttavia una novità significativa, cioè lo stabilimento tra le due parti di un piano per una road map di risoluzione del conflitto. Il Border Defense Agreement dello scorso ottobre è stato indicato come un punto di partenza per un processo in altre due fasi; le prossime dovranno essere necessariamente la risoluzione della contesa territoriale sul fronte politico e lo stabilimento di confini fissi e non più contestati.

I Talks hanno quindi stabilito tacitamente che l’accordo di ottobre scorso sul controllo reciproco del confine, dovrebbe essere d’ora in avanti definitivo. Di false partenze, il dialogo Cina-India sulle questioni di confine ne ha già viste consumarsi più di una. Ora bisogna capire quale saranno a riguardo le attitudini della leadership indiana che uscirà dalle elezioni del prossimo maggio.

 

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