venerdì, Settembre 17

Confindustria vede nero field_506ffb1d3dbe2

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confindustria

Continua il braccio di ferro tra istituzioni e parti sociali sul tema del Lavoro. La giornata di oggi è stata scandita dalla pubblicazione dei dati di Confindustria sulla crescita, oltre che dal discorso del Premier Matteo Renzi alle Camere, e dalle dichiarazioni dei leader sindacali riuniti per il XV congresso della UILM a Reggio Calabria.

Competitività e investimenti. Sono queste per Confindustria le parole d’ordine per far ripartire il Paese. Secondo viale dell’Astronomia il PIL italiano crescerà meno del previsto, sia nel 2014 sia nel 2015. Il CSC (Centro Studi di Confindustria) ha tagliato le stime di crescita, portandole rispettivamente a -0,4% e + 0,5%. A giugno erano di +0,2% e + 1%.
Secondo l’associazione degli industriali, dunque, il prodotto interno lordo nazionale rimarrà negativo ancora a lungo.

Attualmente, secondo i dati Istat, il PIL segna un -0,2%, appena sotto la soglia della crescita. Ma se queste previsioni fossero confermate l’indicatore potrebbe scenderebbero verso il basso. Una prima importante verifica sarà quella delle stime definitive dell’Istat sul terzo trimestre 2014, prevista per le prossime settimane. 

Secondo via dell’Astronomia, dunque, lo spettro della crisi non è ancora passato. Anche la leggera ripresa prevista nel 2015 non sarà scontata, sebbene «si possa reagire tempestivamente con misure di rilancio di competitività e investimenti. In questo modo i risultati arriverebbero rapidamente».

Il Premier Renzi, nel suo intervento alla Camera per una informativa urgente sul programma dei mille giorni, ha difeso le riforme. «I mille giorni sono l’ultima chance per l’Italia di recuperare il tempo perduto» ha affermato. Renzi si è detto sicuro del fatto che «al termine di questo percorso riusciremo non soltanto a capovolgere la storia di questa legislatura, ma a rimettere in pista l’Italia».
«Oggi siamo in momento in cui l’eurozona è ferma» ha aggiunto il Premier. «L’Italia ha interrotto la caduta ma non basta. Noi dobbiamo ripartire e tornare a crescere partendo dagli occupati».
«Non basta passare allo zero virgola uno in più rispetto a prima, è importante, ma noi siamo qui non per aggiungere un segno, siamo qui per lasciare il segno con le riforme», ha aggiunto Renzi nella replica al Senato.
E sul fronte lavoro, in particolare, Renzi si è detto pronto «anche a intervenire con misure di urgenza, perché non possiamo perdere anche un secondo in più». E ha assicurato: «l’abbassamento del carico fiscale sul lavoro lo continueremo a fare nel 2015».
Poi è arrivata la stoccata ai sindacati: «Non è pensabile la tesi di chi difende questo sistema sul lavoro perché è la cosa più a sinistra. Per un motivo molto semplice: questo sistema è quanto di più ingiusto e iniquo che ci sia».
«Il sistema del diritto del lavoro va radicalmente cambiato» ha aggiunto Renzi. «Non si tratta di un derby ideologico. Bisogna cambiare gli ammortizzatori rendendoli più semplici, semplificare le regole e garantire forme di tutela univoche e identiche. Nel 2015 dobbiamo partire con i nuovi ammortizzatori sociali». «Non è solo con le norme che si creano posti di lavoro» ha ribadito il Premier «ma con una politica industriale vera».
Infine, gli aggiornamenti sulla spending review, che sarà presentata con la legge di stabilità, e «che non porterà necessariamente a un taglio della spesa pubblica, bensì alla revisione della stessa». «Si tratta di ridiscutere venti miliardi su 800, cioè il 3%».

Quello del diritto al lavoro è stato un tema affrontato anche da Giuliano Poletti, Ministro del Welfare, in occasione della riunione con i parlamentari del Pd, alla Camera, sulla delega di riforma del Lavoro, dove è intervenuto anche il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei.
Dopo il «no comment» di Poletti, che ha invocato il silenzio stampa, notizie sull’esito dell’incontro, che comunque non ha riguardato direttamente il nodo dell’articolo 18, sono giunte dalla senatrice dem, Annamaria Parente: «il Governo scriverà un emendamento sull’articolo quattro del ddl delega sul lavoro, il cosiddetto Jobs act». «La proposta emendativa dell’Esecutivo dovrebbe arrivare entro la settimana» ha spiegato la senatrice «perché martedì o mercoledì il ddl dovrebbe andare in Aula».

Un’apertura al Governo arriva da Rocco Palombella, leader Uilm, in occasione del XV congresso del sindacato. «Renzi vada avanti, ma con il sindacato» ha affermato Palombella. «E’ l’unica strada per raggiungere quelle riforme concrete con cui si esce dalla crisi e si ritorna a essere leader nel vecchio continente anche a livello industriale» ha aggiunto.

«Chiediamo di defiscalizzare gli oneri impropri per abbassare la pressione contributiva» ha spiegato il leader Uilm. «Occorre, inoltre, eliminare l’Irap e tutte le accise sull’energia per il manifatturiero più esposto alla concorrenza internazionale. E’ necessario altresì estendere l’applicazione della norma, varata in occasione della vertenza Electrolux, che prevede sgravi contributivi  in favore delle aziende che ricorrono alla solidarietà, e fissare età pensionabili differenziate a seconda del lavoro che si svolge. Infine bisogna andare avanti sulla lotta alla burocrazia» ha chiosato Palombella.

In Europa, un’intesa importante è stata raggiunta per ostacolare le imprese che aggirano le tasse. I Paesi di Ocse e G20 hanno aderito ai primi sei punti sulla lotta all’ottimizzazione fiscale delle multinazionali. Tra questi ci sono misure sugli asset intangibili e un capitolo sull’economia digitale.
L’intesa, raggiunta nonostante molti esperti e responsabili politici fossero pessimisti, copre 6 dei 7 punti su cui la road map fissata l’anno scorso. Essa prevedeva una chiusura entro settembre 2014. Resta fuori solo il tema delle ‘pratiche fiscali dannose’, su cui restano disaccordi su alcuni passaggi tecnici importanti.
Sono, invece, stati concordati un primo rapporto di base sulle sfide fiscali dell’economia digitale, che non comprende misure precise, ma traccia un quadro di partenza per l’azione futura, e uno sullo sviluppo di uno strumento multilaterale per modificare i trattati bilaterali. Sottoscritti, inoltre, impegni ad agire per prevenire l’assegnazione di benefici da trattati in circostanze inappropriate, introdurre documentazione sui prezzi di trasferimento e reporting Paese-per-Paese per le aziende multinazionali, regolamentare localizzazione e trasferimenti degli asset intangibili, neutralizzare gli effetti dell’utilizzo di strumenti ibridi e mancate corrispondenze tra le legislazioni per evitare l’imposizione.

Le principali borse europee hanno chiuso tutte in calo.

 

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