sabato, Settembre 25

Condono piccolo piccolo, danno immenso Danno all'Italia perchè, se anche alla fine forse converrà più allo Stato che agli evasori, visto quanto costerebbe recuperare quei pochi soldi, il messaggio che passa è che le tasse se anche non le paghi tanto poi arriva il condono

0

Il ragazzo si presenta bene, sembra tranquillo, più sereno del solito. Parla a bassa voce, ma si comprende ciò che dice. È abbastanza padrone della situazione, talvolta cerca perfino di scherzare, però ripete pedissequamente le cose già dette da altri e il testo del libro. Spesso copia dal compagno di banco il compito. Però arriva sempre in ritardo in classe e vuole ‘uscire’ troppo spesso. Insomma, il ragazzo è intelligente, ma non si applica.
Quante volte, nella nostra vita, ci siamo sentiti ripetere frasi del genere. Rivolte a noi ragazzini, accanto ai genitori che si fingevano o erano arrabbiati. Quante volte ce le siamo sentite ripetere, con riferimento ai nostri figlioli ai quali facevamo il viso dell’arme, salvo poi a dargli la pizzetta fritta.
Non mi dite che non è così. E non mi dite che queste cose, dette così come se il destinatario fosse poco più (o addirittura poco meno) che un soprammobile, non vi hanno dispiaciuto, ma specialmente non le avete considerate umilianti per il destinatario, sì, ma (ce lo possiamo dire?) francamente molto più umilianti per chi le diceva, e le dice.

Tranquilli, non sono diventato matto tutto d’un tratto.
Ma queste sono le parole che venerdì sera ho sentito, esterrefatto, pronunciare a proposito di Mario Draghi, o meglio della sua (sospirata) conferenza stampa. Non so se Draghi, poi, abbia ascoltato qualcuno di quei commenti (certamente gliene hanno parlato) e se ha riascoltato le domande, spesso verbose, dei giornalisti. Ma tant’è, non importa. Ero e sono esterrefatto per questi toni di commento immediato e poi di commento successivo, magari scritto.

Non ne faccio una questione di rispetto per la persona, perché (e di questo sono convinto) un giornalista che si rispetti deve essere indifferente, invulnerabile, al potere, e quindi nulla gli impedisce di essere anche molto critico, anzi, è suo preciso dovere esserlo, sempre. Ma quel tono condiscendete e ironico, un po’ strafottente, quello no, non lo capisco e non è accettabile: questo sì è irrispettoso, verso il Paese, perché Draghi, piaccia o no, è il Paese, come anche Giuseppe Conte lo era. Per carità, nulla di male, ma molto di disinformativo. Perchè si è dipinto quell’intervento, tante volte richiesto, addirittura preteso, come il compitino, appunto, di un bambino non troppo sveglio, che finalmente viene interrogato e, contrariamente alle attese, non si mette a piangere, ma cerca di rispondere, certo al suo livello … non eccelso, ma ci prova!

Naturalmente molti dei commenti, dopo lo scappellotto, vertevano sul ritardo nella conferenza stampa. E qui, si sono sprecate le battute sul fatto che come Conte, anche lui arriva giusto ad ora di cena, che anche lui fa ritardo, eccetera. Come se questo fosse il problema, e non il contenuto.
Perché su quello, si è misurata una differenza abissale. Conte, parolaio e piacione, Draghi secco e alieno da ogni leziosità. Punto. Basterebbe questo a disegnare una distanza siderale.
Perché ciò che conta è il contenuto. E certo innanzitutto il ritardo, dovuto al fatto che, come in passato, la trattativa dura, violenta e ottusa si è sviluppata tra chi cerca un successo di immagine e Draghi, secondo me da solo. Che, poi, vuol dire soltanto tra chi cerca del populismo bieco, e chi si preoccupa di un minimo di coerenza di ciò che si fa con gli interessi veri del Paese.

Mi riferisco come ovvio alla questione del condono fiscale: chiamiamolo col suo nome. Alla fine Draghi ha ottenuto uncondonino‘, più fasullo che reale e lo ha fatto anche notare, sempre sotto traccia come fa lui, per dire che in realtà è poca cosa. A ciò si è giunti, va detto e va detto chiaramente, solo ed esclusivamente per soddisfare le pretese dei populisti. Dei populisti, non di Matteo Salvini. Perché va detto chiaro e forte, che quello che costoro hanno ottenuto, è dovuto al fatto che Salvini ha avuto l’appoggio pieno degli stellini, attraverso, se ben capisco, quella signora che pretendeva di insegnare i rudimenti dell’Economia a Padoan. E ciò è estremamente importante e va chiarito bene, anche perché è forse venuto il momento (anche se non me ne faccio illusioni) di mettere chiaramente le carte in tavola.

Quel condono, perché condono è, è piccola cosa, certo, ma è l’opposto esatto di quanto dice (almeno a parole) lasinistrae di quanto sbraitano continuamente in pubblico gli stellini, sempre pronti ad attaccare gli evasori fiscali, i poltronari vari, parlamentari inclusi, e poi, al momento opportuno, eccoli lì a fare regalini a destra e a manca: altro è dire e altro è fare e se, facendo, si lascia cadere qualche bistecca in giro, tanto di guadagnato, si gioca su due tavoli e quindi si vince sempre.
Chi, però, non vince è l’Italia. Ripeto non per l’entità della somma, modesta; né per l’entità del beneficio, che forse alla fine conviene più allo Stato che agli evasori, se solo si pensi a quanto costerebbe recuperare quei pochi soldi da ciascuno. Se volessimo ragionare in termini un po’ cinici, si potrebbe addirittura dire che Draghi lo ha fatto apposta, per risparmiare soldi per recuperare denaro ormai perduto. Non so se lo sia, non lo credo, ma non lo escludo. Però il risultato è che taluni che in passato (fino al 2015!) hanno omesso di pagare certe tasse, o multe e simili, ora la fanno franca.

Poca cosa? Sì. Danno? Immenso, per l’Italia. E, secondo me, questo va detto chiaramente, e se Draghi si dispiace ce ne faremo una ragione. Immenso il danno perché, una volta di più si trasmette un messaggio devastante: tu fregatene delle tasse e delle regole, tanto prima o poi qualcuno ti tira fuori dai pasticci.

Ma c’è un messaggio molto più chiaro e molto, ma proprio moltissimo, più grave che deriva da quella scelta: chi, magari per il medesimo motivo e trovandosi nelle medesime condizioni (che si suppone per convenzione essere di relativa modestia di introiti, ma che sappiamo benissimo quanto spesso non è così!) ha, a suo tempo, pagato regolarmente, se pure malvolentieri, oggi ha due offese, due schiaffi. Uno perché, “vedi? Sei un fesso tu hai pagato e quello no, e ti ride pure in faccia!” e, lei Draghi sa bene quanto in Italia questo pesi … è brutto fare la figura del fesso, molto brutto: nessuno ama farlo. E da domani molta gente, incontrerà l’amico che non ha pagato e si sentirà un fesso … per di più pure a ragione.
Poi c’è di più. Una cosa del genere, fatta oggi nella situazione italiana di oggi, con la pandemia, la gente che non riesce a lavorare, che fatica a sbarcare il lunario e che per di più ha paura, è un invito pressante e rabbioso a fare lo stesso e, peggio ancora, a sentirsi particolarmente inferocito se, poi, a lui faranno pagare il dovuto che il suo amico non ha pagato.

Che grave errore professor Draghi! Gravissimo. Le ‘forze’ politiche del suo Governo, alla fine se ne fregano, anzi, sotto sotto sono contente perché in fondo anche a loro può essere ascritto il merito almeno di non essersi opposte al condono. Ma la sua credibilità ha subìto un colpo terribile, vedrà, terribile e forse irreparabile. E tanto peggiore, in quanto subìto per quasi nulla. Almeno, poteva fare una cosa, per salvare la faccia: dire che chi si avvalga del condono, sarà però sottoposto ad una verifica fiscale da levargli la pelle. Almeno questo si poteva farlo, magari, cinicamente, solo promettendolo. Ma invece ha lasciato la palla agli avversari, e proprio a quelli che meno di tutti la sopportano, leghini e stellini, anzi, grillini, ora a pretendere di essere intervistati come dicono loro, ad avere le domande che vogliono loro, a non essere interrotti, ecc.

Questo Paese, professor Draghi, è, in una grande parte, questo e solo questo. Imbroglioncelli e approfittatori di ogni genere, fortemente rappresentati e difesi a livello politico. Era, credo, questo il suo compito: aiutare l’Italia a tornare un Paese di gente perbene: cosa certo non facile anche perché moltissime delle ruberie varie (specie di quelle più ‘piccole’, che sono moltissime) sono determinate se non indotte da una amministrazione abulica e ottusa e a leggi fatte con i piedi. Ma tant’è: combattere ora tutto ciò sarà molto più difficile, se non peggio.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->