martedì, Aprile 20

Concorsi pubblici: vincitori senza lavoro

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Per tanti ragazzi che hanno alle spalle anni di studio e di sacrifici, ragazzi volenterosi di servire il proprio Paese e le sue istituzioni, il concorso pubblico rappresenta il traguardo di una vita. Quelle prove scritte, quelle tracce lette ad alta voce dal commissario d’esame e quei fogli bianchi davanti a sé rappresentano la prova decisiva per dare definitivamente una svolta alla propria carriera. E non si tratta solo di conquistare un posto di lavoro stabile in un panorama economico in perenne sconvolgimento, e in preda alle onde della crisi. Si tratta, per molti, di una missione: entrare in Polizia, lavorare per un Ministero, ma anche per il proprio Comune o per la propria Regione. Si tratta, ognuno per le proprie possibilità, di rendere un servizio al Paese insomma. Per tanti di questi ragazzi Italiani, il concorso pubblico è lo scoglio più arduo da superare per conquistare i sogni di una vita.
Eppure, migliaia di ragazzi hanno già affrontato le prove di concorso, le hanno superate, e non sono stati assunti. Se un colloquio di lavoro va bene, se il datore di lavoro stabilisce che si sono superate le selezioni previste, di solito, si viene assunti: sarebbe assurdo pensare il contrario. Eppure, per i concorsi pubblici a volte va proprio così. Si tratta dei vincitori e degli idonei delle graduatorie dei concorsi: più di ottantamila ragazzi e ragazze che da anni stanno aspettando il posto di lavoro per cui hanno concorso, con successo, nelle selezioni pubbliche. Alcuni vincitori al posto di lavoro avrebbero proprio diritto, ma lo Stato non li chiama, lasciandoli in attesa anche per anni. Gli idonei, invece, sono quei ragazzi che il concorso lo hanno superato, ma essendo collocati in graduatoria oltre i posti immediatamente disponibili, devono aspettare che nuovi posti si liberino.
In passato, la legislazione in materia non aiutava di certo a risolvere il problema. Infatti, fino a poco tempo fa lAmministrazione aveva piena discrezionalità per quanto riguarda le graduatorie per le assunzioni. Capitava così, per esempio, che le Amministrazioni continuassero a bandire nuovi concorsi, ignorando ragazzi che il concorso precedente già lo avevano superato, e che stavano aspettando che si liberassero nuovi posti. E i posti si liberavano, ma loro venivano deliberatamente ignorati. In pratica, tutti i sacrifici per superare un concorso non erano serviti a niente. Si preferiva continuare a svolgere concorsi e a formare graduatorie di ragazzi che a loro volta non sarebbero stati assunti tutti, e così via in un eterno ciclo di sprechi. Oppure, capitava che le Amministrazioni scorressero le graduatorie solo in parte, non era dato sapere in base a quale criterio, visto che i nomi scritti nelle graduatorie sono pubblici, e tutto ciò si prestava a non pochi sospetti per quanto riguarda la correttezza delle assunzioni.
Nellagosto del 2013, la svolta. Il decreto DAlia (d.l. 101/2013), dal nome di Giampiero d’Alia, allora Ministro per la Pubblica Amministrazione, cambia le cose. Per questione sia di taglio alla spesa pubblica che di trasparenza nelle assunzioni, le Amministrazioni non possono più bandire nuovi concorsi se prima non hanno assunto tutti i candidati vincitori e idonei, cioé tutti quei ragazzi che hanno già superato i concorsi precedenti, e che magari da anni sono in attesa di assunzione. Questione di spesa, ma anche questione di buonsenso. Non ha senso continuare a bandire concorsi quando c’è chi è già stato selezionato per ricoprire quel posto, e che è in attesa di essere chiamato. La normativa riguarda tutte le Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, ed è stata successivamente estesa anche agli Enti Locali. Insomma, tutto più semplice, tutto più trasparente, e per gli oltre ottantamila ragazzi in attesa, nei Ministeri, nelle Regioni, nei Comuni, negli enti pubblici economici, si apriva finalmente uno spiraglio di luce.
Poi la doccia fredda. La legge è una cosa, spesso, e la sua applicazione unaltra. Alcune Amministrazioni iniziano a volersi sottrarre allapplicazione del decreto, con le motivazioni più varie, e per alcuni tutto sembra continuare esattamente come prima. E poi una seconda doccia fredda. Con la nuova legge di Stabilità, infatti, si è aperto il problema del ricollocamento dei dipendenti in esubero delle Province, che si avviano alla loro soppressione. Sì, perché se si aboliscono le Province poi ci sono i loro dipendenti da risistemare. E allora, secondo la legge di Stabilità, bisogna ricollocarli al posto dei ragazzi in graduatoria. Fino a fine 2016, nessuna assunzione nella Pubblica Amministrazione finché questi dipendenti, che hanno la precedenza su tutti, non saranno ricollocati. Peccato che a fine 2016 le graduatorie degli idonei scadranno, gli ottantamila ragazzi non potranno essere più assunti, e bisognerà ricominciare a bandire concorsi, spendendo altro denaro pubblico. E se così sarà, il decreto d’Alia sarà servito a poco, soprattutto ad illudere migliaia di ragazzi.
Ma gli idonei non ci stanno. Loro un concorso lo hanno superato, e grazie al decreto DAlia, una volta liberatisi nuovi posti in organico, vantano un vero e proprio diritto ad essere assunti. Non accettano, quindi, che la legge di Stabilità gli imponga di aspettare due anni che i dipendenti delle Province siano ricollocati, per poi vedere scadere le proprie graduatorie. Aspettare due anni per niente, quindi, per poi vedere uscire nuovi concorsi. Almeno chiedono che le loro graduatorie siano prorogate di altri due anni, fino a fine 2018, per dargli quella possibilità di essere assunti che la legge di Stabilità ha cancellato.
Nel frattempo piovono i ricorsi giudiziali, le diffide, i volantini sindacali, gli emendamenti in uno o nellaltro senso, e il tempo passa. Si è anche costituito un comitato nazionale per difendere gli interesse di vincitori e idonei di concorsi mai assunti, il Comitato XXVII Ottobre. Ne parliamo con Alessio Mercanti, il Presidente del comitato. È chiaro come questi ottantamila ragazzi si sentano, oggi, abbandonati dallo Stato, che invece aspirano a servire.
Gli idonei“, spiega a ‘L’Indro’, “sono coloro che avendo superato un pubblico concorso non sono rientrati nel numero dei posti messi a bando a causa di una contrazione della capacità assunzionale della Pubblica amministrazione. Ovvero sono dei vincitori non riconosciuti“. Gli stessi idonei che oggi, in più di ottantamila, si sentono abbandonati dallo Stato, che invece aspirano a servire. “Più che abbandonati“, precisa Alessio, “ci sentiamo traditi dallo Stato, quello stesso Stato che non più tardi di un anno fa ci aveva riconosciuto un diritto allassunzione, allineandosi alla più recente giurisprudenza“.
Eppure di recente la politica si è interessata molto alla questione di vincitori e idonei di concorsi mai assunti. Il Governo ha infatti accolto, finora, cinque Ordini del Giorno che si muovono in questo senso. Ma l’Ordine del Giorno non è vincolante, è solo una promessa, e un conto è promettere, e un conto è fare. E gli idonei, che non accettano di essere presi in giro, chiedono misure concrete. “In Parlamento si dice che un Ordine del Giorno non si nega a nessuno, e sicuramente è meglio averli a favore che contro, ma in questo momento a noi interessano di più gli emendamenti a disegni di legge“. Ossia misure che possono risolvere davvero il problema, non soltanto raccomandazioni.
Secondo Alessio Mercanti la politica ne ha fatte di promesse, ma alla prova dei fatti ancora nulla. Prosegue il presidente del Comitato XVII Ottobre: “Se dovessimo andare avanti basandoci sulle promesse fatte dalla politica a quest’ora saremmo tutti quanti assunti a tempo indeterminato. Dalla politica ci aspettiamo che faccia ciò che è chiamata a fare, ossia che faccia il bene dei cittadini, e che lo faccia valorizzando capacità e potenzialità selezionate, piuttosto che avvantaggiare un più oneroso nepotismo. Qui si tratta della continua presa per i fondelli da parte di una politica che davanti alle telecamere predica bene ma poi nei fatti razzola malissimo. Che ci dicano la verità sul nostro futuro piuttosto che prendere in giro la vita e le aspettative di centinaia di migliaia di persone“.
Marianna Madia, Ministro della Pubblica Amministrazione, aveva recentemente affermato che il Governo avrebbe tutelato le legittime aspettative di questi ragazzi, ma in più di ottantamila sono ancora a casa. “Se per il Ministro“, continua Alessio, “attenzionare gli idonei significa farli fuori da ogni possibilità di assunzione, allora sì, ci ha tutelati in pieno!“. E intanto, in questi giorni, il Dipartimento della Funzione Pubblica dovrebbere rendere noto lesito del monitoraggio di tutte le graduatorie di concorsi pubblica, una sorta di censimento telematico di tutti i vincitori e degli idonei in attesa di assunzione. Certo, se poi lassunzione non arriva servirà certamente a poco sapere con esattezza quanti sono.

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