sabato, Settembre 25

Concluso lo Space Symposium in America con la partecipazione italiana Rappresenta un momento di incontro in America sia per la parte civile delle attività spaziali che per quelle che riguardano la Difesa, utente particolarmente importante e non eccessivamente sbandierato di un settore che, nonostante crisi epidemiche ed occupazionali, non rallenta il suo trend positivo

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Sono ormai 36 volte che lo Space Symposium si svolge sempre nella stessa sede di Colorado Springs, un comune della contea di El Paso, di uno Stato che vanta di essere secondo negli US per forniture spaziali. L’incontro era stato fissato per ottobre e novembre dell’anno scorso ma poi è stato riprogrammato dal 22 al 26 agosto 2021 come aveva preannunciato dall’organizzatore Tom Zelibor: “Dopo il nostro rinvio del simposio di quest’anno in primavera, abbiamo lavorato con i nostri partner, membri aziendali e molti altri nella speranza di riunire la comunità spaziale il prossimo autunno. Nonostante tutti questi sforzi, è chiaro a tutti che un incontro di persona non sarà possibile nel 2020”.

Per quanto l’evento non abbia avuto una particolare eco in Italia, rappresenta un momento di incontro in America sia per la parte civile delle attività spaziali che per quelle che riguardano la Difesa, utente particolarmente importante e non eccessivamente sbandierato di un settore che, nonostante crisi epidemiche ed occupazionali, non rallenta il suo trend positivo. E infatti, con la continua crescita dell’economia spaziale globale da quasi 500 miliardi di dollari e l’ampliamento delle missioni di accesso, commercializzazione ed esplorazione in corso, il ruolo dello spazio nella comunità mondiale è più importante che mai.

Tuttavia un tema ricorrente quest’anno, che del resto rappresenta una novità dovuta alla nuova amministrazione assunta da Joe Biden, è stata l’attenzione rivolta al cambiamento climatico e alle conseguenze che potranno portare le variazioni di temperatura. Pertanto tutto l’impianto dei lavori ha visto la partecipazione dei principali rappresentanti dell’ecosistema internazionale: agenzie spaziali, imprese spaziali commerciali e militari, agenzie e organizzazioni governative federali e statali, organizzazioni militari di sicurezza nazionale e di intelligence ed enti di ricerca e sviluppo, rappresentando un’opportunità unica per la promozione del dialogo su tematiche spaziali.

La nostra riflessione entra proprio in questo contesto in quanto ogni volta che un tifone si abbatte sulle coste di un qualunque punto della Terra, o anche quando l’emisfero settentrionale vive estati insopportabili come quella di questo 2021 e quello meridionale vive climi infernali, pensiamo alle conseguenze fondamentali ma non esaustive. Infatti, fermo restando lo spettro sociale, la modifica di alcune condizioni climatiche può comportare lo spostamento di vegetazioni da un continente all’altro e allora risorse come grano e cereali potrebbero diventare esclusive produzioni di Paesi rivali spostando quindi degli assi economici e strategici fondamentali. Ecco perché le forze militari hanno preso in seria considerazione un aspetto che a primo acchito appariva esclusivo interesse di operatori turistici e dell’industria delle vacanze. Su questo tema è stata molto esplicita l’astrofisica Simonetta Di Pippo, direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico (UNOOSA): “Senza spazio saremmo essenzialmente ciechi di fronte all’emergenza climatica. Abbiamo bisogno di sviluppare più strumenti e più accesso a questi strumenti per aiutare tutti i Paesi”. I mattatori di tutte le giornate di lavoro chiaramente sono stati come prevedibile Cirag Parikh, Segretario del National Space Council e l’amministratore della NASA Bill Nelson, John ‘Jay’ Raymond, capo dello Space Operations e James Dickinson, numero uno dell’US Space Command.

L’Italia ha partecipato con una nutrita delegazione dell’Agenzia Spaziale Italiana guidata dal Presidente Giorgio Saccoccia. Ma agli incontri hanno preso parte anche l’astronauta gen. Roberto Vittori e il col. Nello Violetti che ha preso il posto di Vittori all’ambasciata italiana per gli affari spaziali a Washington. E il gen. di squadra Alberto Rosso, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica.

Interessante che sia intervenuto anche Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, anche se l’Esa non ha partecipato direttamente alla firma degli accordi con gli Stati Uniti in materia di Artemis, la imminente missione lunare.

L’Europa, diciamolo, rappresenta un’anomalia se ritiene di volersi considerare un continente con una sua capacità spaziale di primo livello. I suoi programmi sono eccellenti e le industrie che alimentano i piani dell’Esa sono indiscutibilmente di qualità elevata, tant’è che ci sono molte collaborazioni, prevalentemente bilaterali con la NASA. E in quanto a questo l’Italia è da lunghissimo tempo tra i principali partner dell’agenzia governativa americana. E tuttavia, quando gli astronauti europei sono impegnati in missioni verso la Stazione Spaziale Internazionale, devono necessariamente far uso di taxing straniero, che sia russo o americano. La mancanza di una autonomia in questo campo riteniamo sia molto grave e in queste carenze giocano come al solito gli interessi delle singole nazioni e gli opportunismi di voler favorire programmi di lancio non sempre adeguati al mercato. Una caratteristica che potrebbe battezzare a Bruxelles la dis-unione europea!

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