mercoledì, Luglio 28

Con le Persone Libro nel regno delle parole Intervista a Sandra Giuliani, cofondatrice e Presidente di una particolare associazione

0
Un momento di condivisione delle Persone Libro

Un momento di condivisione delle Persone Libro

«L’organizzazione è flessibile, frammentata e dispersa (…), ma le cose non si governano. Siamo una minoranza rara che grida nel deserto (…) forse possiamo essere utili al mondo».
(Ray Bradbury, ‘Fahrenheit 451‘)
È con questa citazione, da uno dei più amati libri di Fantascienza di ogni tempo, che si apre il Blog di Antonio Rodríguez Menéndez, colui che nel 2003, in Spagna, ha dato vita al Progetto Fahrenheit 451 ovvero alle Persone Libro.
Il progetto italiano è nato nel giugno del 2009 a Roma dalla passione visionaria di un’associazione, della quale Sandra Giuliani, è cofondatrice e Presidente

 

Sandra GiulianiGiuliani, come vi è venuto in mente di portare un progetto come le Persone Libro, in un Paese, come l’Italia, con tassi di lettori tra i più bassi di tutto il continente europeo?

Mentre in Spagna esistono associazioni di Persone Libro distinte per città e non collegate tra loro o con il fondatore, le Persone Libro italiane sono un’attività di militanza dell’associazione Donne di carta. Le Persone Libro italiane traducono una doppia visione: quella del fondatore del Proyecto Fahrenheit 451, che si basa sul recupero della voce e della memoria come modalità di comunicazione di un testo agli altri, e quella più specifica dell’associazione che promuove la lettura come un’attività che abbraccia il libro come il mondo in cui abitiamo. Ho già superato il dilemma: ‘si legge/non si legge’ perché tutti leggiamo continuamente, in tanti momenti diversi della vita, su supporti diversissimi che non sono solo l’e-book o la carta, ma il muro di una casa, le rughe sulla pelle… e tutti ascoltiamo o inventiamo storie appena ci svegliamo la mattina immaginandoci la giornata che abbiamo davanti; siamo sempre immersi in un universo narrativo e quindi in una continua meravigliosa naturalissima lettura.
Imparare a memoria e dire a voce alta le parole dei libri, come fanno le Persone Libro, è un modo di ricordarci che quelle parole, quei contenuti, amati, scelti, ‘trattenuti’ dentro di noi sono la nostra occasione di libertà, l’occasione di dire, attraverso le parole altrui, ciò che sentiamo, di metterci in gioco e di dire grazie a chi quelle parole le ha pensate e scritte per noi.  Leggere è una relazione, saremo anche al gradino più basso come lettori di libri ma non siamo secondi a nessuno come lettori del mondo.

 

Le Persone Libro nascono da un’associazione, Donne di carta, fondata da 4 donne. Dalle statistiche sulla lettura, le donne risultano le lettrici “forti” di questo periodo storico.  La maggior parte delle Persone Libro appartengono al genere femminile. È del tutto casuale?

Questo progetto necessita di cura, di continuità; valorizza la partecipazione e non la prestazione, mette in crisi i narcisismi e le presunzioni, crea un’idea di libertà condivisa… aspetti che evidentemente o stanno più a cuore alle donne o le donne rispondono meglio come sensibilità e attitudine. Ma gli uomini ci sono  -anche se pochi e non in tutte le regioni dove siamo presenti, per esempio a Roma non ce n’è nessuno. Ed è un peccato perché se è vero che il destino di un libro è incontrare il proprio lettore, c’è differenza nella scelta del testo da imparare tra un uomo e una donna, c’è differenza nel modo di dirlo, di stare in piedi, di respirare le parole dette e allora diventa semplice sperimentare la differenza di genere. Laddove i gruppi contengono uomini e donne, ma ti dirò di più, contengono varietà di età, questo progetto diventa davvero un’esperienza di crescita, lo scambio del dire crea se non stupore almeno un po’ di curiosità e un po’ meno indifferenza. Resta poi un dato di fatto: nell’universo ‘libri-lettura’ le donne sono da tanto lo zoccolo forte, perché sono arrivate tardi all’alfabetizzazione, si sono salvate attraverso i libri immaginando e sognando vite diverse da quella a cui erano costrette, si sono impadronite della scrittura per raccontare il mondo partendo da Sé e nell’editoria sono tantissime le titolari di case editrici, le editor o redattrici, le scrittrici e le poete. Ad una presentazione editoriale il pubblico di maggioranza è donna. A meno che sul palco o in cattedra non ci sia qualche firma maschile di prestigio, una di quelle che contano, e allora gli uomini aumentano magicamente e sicuramente sono la maggioranza tra i relatori, tra gli invitati, tra gli ospiti d’eccellenza.

 

Voi vi proponete di ‘dar voce ai libri’. Sino ad oggi si erano dette molte cose riguardo alle pagine dei libri, persino che avevano un’anima, ma una voce… Voi quindi “recitate” ciò che gli autori hanno scritto.

Dentro i libri a volte c’è una folla: la voce dell’autore, quella del lettore, quella di tutti i libri già letti che quel libro ‘richiama’ alla memoria. Ma sempre è più forte di tutte la voce di chi legge e che prende dimora in quelle parole. Noi non recitiamo semmai citiamo le parole dei libri. Le abbiamo ripetute e ripetute cercando una voce, la nostra, adatta a dirle così come le sentiamo. E ogni volta sarà una voce diversa perché saremo diverse, perché quelle stesse parole non ci dicono sempre la stessa cosa. Noi abbiamo rinunciato a due filtri: la rassicurazione del libro aperto davanti che interrompe lo sguardo, e la voce-interpretazione-emozione-maschera. Puntiamo all’intimità con le parole e a guardare negli occhi chi ci ascolta. Perché è quello che abbiamo da dire che è importante non noi che lo diciamo. Io mi fido delle parole: se hanno detto qualcosa a me lo diranno anche agli altri. È questa la scommessa. Le parole dette a voce alta, le parole che ho scelto con cura e a cui ho dedicato il tempo della memoria, bastano perché nascono dal desiderio.

 

E chi sono le Persone Libro? Cioè hai identificato un profilo, caratteristiche peculiari che fanno sì che una persona diventi una Persona Libro?

Tutti e tutte possono essere una persona libro. E questa possibilità non elimina la difficoltà di diventare una persona libro: non basta imparare a memoria e quindi avere buona memoria; non  essere estroversi. Diventare una persona libro è un viaggio in  tre regni: nel silenzio-nel respiro-nell’umiltà. Bisogna saper dire il silenzio che c’è dentro di noi quando scopriamo parole che sono importanti perché è quel silenzio che poi la nostra voce, se è trasparente, si porterà dentro. Un po’ come l’atmosfera che sa creare istintivamente un genitore che racconta una storia a un figlio piccolo… ci mette tutto di sé. Perché sa che quel che conta non sono le parole ma la relazione. È quella relazione che giustifica l’esistenza stessa dell’Arte della narrazione. Poi, si entra nel regno del respiro, che non è più suddito dell’emozione ma abita le parole, il corpo, si riempie dello sguardo di chi ascolta. Poi c’è il lungo tempo nel regno dell’umiltà: qui solo il gruppo intorno può farti da specchio critico e aiutarti a non fare delle parole che hai imparato il manto di un re o di una regina. Sembra, a guardarlo da fuori, un progetto limitato all’imparare a memoria e invece la memoria è solo quel registro affettivo in cui troveranno pace le parole che ti servono e che vuoi donare anche agli altri.

 

Ma raccontami del vostro pubblico, curiosi o amanti dei libri e della lettura?

Direi che sono di più i lettori che leggono perché i lettori forti sanno parole, brani narrativi, intere poesie a memoria e spesso il tutto si trasforma in uno scambio, e sono i momenti che amo di più. C’è capitato di andare in piazza o sederci ai tavoli di una pizzeria all’aperto, per provocazione e per scommessa, e sorprendere le persone regalando loro un testo a memoria e lì diventava pubblico chi per caso ascoltava e la bellezza, il successo erano nella commozione reciproca. Rompere gli schemi della distanza e della estraneità. Rompere l’idea della lettura come atto solitario e privato. Riscoprirne il valore relazionale. Non siamo ancora capaci di essere i pifferai magici per chi non ama leggere.

 

Quasi 2mila persone hanno firmato una petizione, rivolta al Parlamento Europeo,  con una ‘Carta dei diritti della Lettura. Leggendola, mi ha colpito l’articolo 3 che recita: «Leggere favorisce lo sviluppo della personalità, le relazioni affettive e sociali, le possibilità espressive e gli scambi interculturali ponendosi come un sostanziale concorso al progresso materiale e immateriale della società. Pertanto è dovere sociale concorrere alla lotta contro l’analfabetismo, primario e di ritorno, contro l’impoverimento delle lingue e delle conoscenze, e le condizioni che li rendono radicati, diffusi e sommersi».

Abbiamo scritto la Carta dei Diritti della lettura nel 2011 e da quel febbraio in cui è stata letta a più voci e in più lingue a Bastia Umbra, ottenendo una medaglia di rappresentanza dal Presidente Giorgio Napolitano, ha continuato a mietere firme di consenso, dibattiti, attenzioni varie ma il nostro obiettivo è consegnarla al Consiglio o al Parlamento d’Europa affinché la sua filosofia sia ampiamente condivisa. Credo che nell’articolo che citi ci sia la risposta più semplice alla faziosa inutilità delle domande politiche sull’utilità della Cultura e sulla grande menzogna che la vuole gratuita e incapace di produrre reddito quando è non solo ricchezza immateriale, appunto, ma l’unico vero motore di ogni azione rivolta al progresso materiale di tutti gli uomini e di tutte le donne, e oserei dire, più filosoficamente, di tutti i cittadini umani e non. La Carta è costituita di 8 articoli, di una Premessa e di un Commentario ed è possibile scaricare l’intera composizione in formato pdf.

 

Dopo un quinquennio di esperienze in giro per l’Italia avete fatto un consuntivo, avete nuovi propositi?

Investire di più nella co-creazione di eventi con altri soggetti culturali perché la rete sul territorio è una forma vivente di cui abbiamo bisogno come cittadini/e. Vorremmo estendere il progetto delle persone libro a quelle regioni in cui non esistiamo ancora come ‘cellule’  -così io definisco i gruppi di persone libro-  o non siamo andati come portatori di eventi: Campania, Calabria, per esempio. In più stiamo cercando locali in comodato d’uso gratuito per allestire una ‘Casa della lettura’    -citando l’art. 7 della nostra Carta-, un luogo dove i libri siano oggetti circolanti e il leggere uno scambio di esperienze/conoscenze.

 

Come si diventa una Persona Libro, ci sono dei pre-requisiti?

Avere voglia di mettersi in gioco. Non difendersi dicendo non ho memoria. Accettare l’imprevedibile che c’è in ognuno/a di noi. Avere davvero parole da condividere. Magari leggere la pagina del Blog dedicata.

 

Dove vi si può contattare?

Sulla pagina del sito ufficiale sono presenti  gli account per ogni esigenza. Su Fb esistono le pagine Persone libro di ogni città coinvolta: Arezzo, Roma, Siena, Veneto orientale, Milano, Cagliari, Bari; la pagina Accademia della Lettura di Donne di carta e il gruppo aperto dedicato alla Carta dei Diritti della lettura.

 

 

Prima di lasciarti, vorrei coinvolgerti in un fenomeno che da qualche mese sta travagliando le coscienze degli Italiani… Avrai letto anche tu che serpeggia una nuova guerra, quella all’e-book. Capita spesso di incontrare, soprattutto sul Web, accorati appelli per il salvataggio del “libro di carta”, del quale molti sottolineano soprattutto l’insostituibile “profumo”… Qual è la posizione tua e delle Persone Libro nei confronti dell’editoria digitale?

La Carta dei Diritti della lettura è una nostra possibile risposta filosofica: noi promuoviamo e difendiamo la bibliodiversità  intesa come pluralità di contenuti e di oggetti  -e quindi di supporti di lettura- perché la Cultura stessa è più discorsi e atti diversi di interpretazione/comprensione delle realtà.  Le narrazioni di pietra sono state sostituite dalla leggerezza della carta e chissà quando, effettivamente, il digitale sarà una sostituzione totale.   Le Persone Libro trasformano le parole scritte (lette) in parole dette (fiato). Vedi quante forme già esistono e convivono liberamente. Io trovo meravigliosa l’occasione di poter leggere libri di pietra, di carta, di byte e di fiato ma anche i disegni di filo degli arazzi appesi al muro o dei tappeti  persiani che tanto tempo fa… se ci salivi sopra… ti portavano lontano. Il mondo è pieno di cose da leggere e di oggetti di lettura. Semmai mi piacerebbe una discussione vera sui cambiamenti nel pensiero e nella capacità di immaginazione, sulle abilità manuali e sulle sinapsi: ci allontaneremo sempre di più come generazioni? Sono già io l’archeologia di un immaginario che sta scomparendo?  E mi servirebbe comprendere di più l’evoluzione dei ruoli editoriali: tante decapitazioni delle figure del garante o custode ci fanno guadagnare una libertà reale in cui talento, qualità e circolazione di idee diventano un bene comune oppure ci lasciano vuoti di competenza che aumentano i maceri di idee e di oggetti? È la creatività umana che merita una narrazione, anche sociale: gli oggetti sono i testimoni del nostro passaggio e raccontano l’idea che avevamo e abbiamo di ciò che è utile. Chi pretende che una forma sia migliore di un’altra stabilisce una discriminazione che non è un valore ma una posizione di potere.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->