mercoledì, Settembre 22

Con Desmond Dekker il mondo scopre il reggae

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Il 19 aprile 1969 arriva al vertice della classifica dei dischi più venduti in Gran Bretagna il brano ‘Israelites’ interpretato da Desmond Dekker & The Aces.
L’improvviso successo di questo strano disco che si muove su ritmi e sonorità inusuali per quel periodo sorprende un po’ tutti. Nessuno, nemmeno lo scafato produttore Leslie Kong, poteva immaginare un exploit commerciale di queste proporzioni per un prodotto destinato quasi prevalentemente al mercato degli immigrati giamaicani in Gran Bretagna. Le atmosfere musicali, la ritmica e la struttura armonica del brano, infatti, affondano le loro radici nella lontana Giamaica, isola da cui provengono l’interprete e la sua band.
Il brano ha un testo con forti connotazioni sociali ed è musicalmente particolare rispetto al più popolare e divertente ska. C’è il basso in primo piano a fare da strumento guida e la fase in levare è allungata. I suoni appaiono rallentati come un piede che si muove a fatica perché invischiato dalla colla. I musicisti giamaicani immigrati in Gran Bretagna lo chiamano ‘poppa-top‘, ma per i rastafarians delle bidonvilles è già ‘reggae‘, un nome santificato anche dalla canzone ‘Do the reggae’ di Toots & The Maytals.
Fino a quel momento non ha avuto nessuno spazio al di fuori degli ambienti dell’immigrazione visto che il panorama musicale britannico di quel periodo è caratterizzato dalle varie evoluzioni del rock. L’eccezione è rappresentata proprio dall’inaspettato successo di ‘Israelites’.

Dekker, che si chiama in realtà Desmond Adolphus Dacres, è nato a Kingston, in Giamaica, dove è popolarissimo più per essere stato tra i protagonisti della serie televisiva ‘Action‘ che per le sue qualità canore, anche se da bambino cantava nel coro della chiesa del suo quartiere.
A partire dal 1963 pubblica vari singoli di buon successo e soprattutto ‘King of ska’ che ne fa un po’ un idolo dei Rude Boys, gli equivalenti giamaicani dei Teddy Boys statunitensi.
Quando la sua isola comincia a stargli un po’ stretta se ne va in Gran Bretagna per cercare fortuna. Qui sbarca il lunario con gli Aces, il suo gruppo, suonando alle feste degli immigrati giamaicani e pubblicando qualche disco destinato ai suoi conterranei.
Il successo di ‘Israelites‘ gli cambia la vita. Poco tempo dopo essere arrivato al vertice delle classifiche britanniche il singolo fa lo stesso negli Stati Uniti e Dekker diventa il primo artista giamaicano al vertice della classifica dei dischi più venduti negli States.

Il successo di questo brano finisce per diventare una maledizione. La sua carriera, infatti, continua tra pochi alti e molti bassi. Pubblica vari brani, tra i quali lo splendido ‘You can get it if you really want i’, ma il suo nome resta per sempre legato a ‘Israelites‘, che torna di nuovo a scalare le classifiche dei dischi più venduti nel 1975 e ancora nel 1980, quando il cantante dopo aver firmato un nuovo contratto per l’etichetta Stiff ne realizza una nuova versione per l’album ‘Black and Dekker’.
L’etichetta diinventore del reggaefinisce per trasformarsi più in un peso che in un valore aggiunto. Desmond Dekker fa buon viso a cattivo gioco e alla fine si abitua a questa sorta di condanna. Dopo l’esplosione del fenomeno Marley continua a spremere fino all’ultima goccia proprio il boom del reggae per galleggiare ancora un po’ nel cielo più alto della musica pop internazionale.
Abbastanza impermeabile alle innovazioni e restìo a dare troppo spazio alle contaminazioni con nuove chiavi ritmiche resta sulla breccia fino all’ultimo. Muore il 26 maggio 2006 a sessantaquattro anni ucciso da un infarto nella sua casa di Surrey.

 

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