martedì, Aprile 20

Comunità di Sant'Egidio – France-Afrique: l’agenda Hutu Power field_506ffb1d3dbe2

0

comunita santegidio

Goma – Il 26 giugno scorso in piazza Sant’Egidio a Roma Trastevere, si è svolto un meeting internazionale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, un movimento laico di ispirazione cristiana cattolica dedito alla preghiera e alla comunicazione del Vangelo nato nel 1968 e riconosciuto come “Associazione Internazionale di fedeli” dal Consiglio Pontificio per i laici. Alla riunione hanno partecipato l’inviato speciale dell’Unione Europea Koen Vervachke, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la regione dei Grandi Laghi Mary Robinson e il capo della missione ONU di pace in Congo (MONUSCO) Martin Kobler. Tema della riunione: il disarmo del gruppo armato ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda FDLR.

È dal 1990 che la Comunità Sant’Egidio è impegnata in mediazioni di pace internazionali, inaugurate in Mozambico quando questo movimento cattolico riusí ad aprire un tavolo di trattative tra il FRELIMO e la RENAMO che portó nel 1992 alla firma degli Accordi di pace di Roma, che misero fine ad una guerra civile che durava da oltre dieci anni. La riunione del 26 giugno dovrebbe rientrare nelle iniziative di pace condotte dalla Comunità di Sant’Egidio, eppure un alone di mistero e segretezza la circonda. L’iniziativa non è stata divulgata ai media italiani nonostante la presenza di alte personalità dell’Unione Europea e Nazioni Unite. Nessun comunicato che chiarisse il motivo della riunione è stato emesso dalla Comunità di Sant’Egidio. Anche l’organizzazione di questa riunione, iniziata in Africa, è costellata da seri interrogativi. A riportare la notizia è l’emittente radiofonica internazionale Radio France International (RFI) tramite un articolo, pubblicato lo stesso giorno in cui si è tenuta la riunione. L’articolo rivela in modo neutro ma chiaro i motivi di tanta segretezza adottati dalla Comunità Sant’Egidio.

L’obiettivo della riunione era quello di offrire al movimento armato FDLR uno spessore politico internazionale, rispolverando la vecchia richiesta del novembre 1994 di aprire un dialogo inter ruandese e condividere il potere per consolidare pace e democrazia nel Paese. La richiesta fu fatta dalle forze genocidarie rifugiatesi nel vicino Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) quattro mesi dopo aver provocato il genocidio. Una proposta che trovó il netto e obbligatorio rifiuto da parte del nuovo governo ruandese e della popolazione che aveva subito l’Olocausto. Se questa presa di posizione chiaramente etnica non bastasse, la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato l’arrivo del Generale Gaston Iyamuremye, vice presidente delle FDLR e responsabile per la propaganda politica, la diplomazia, finanze e amministrazione del gruppo terroristico ruandese.

Il Generale Iyamuremye gestisce l’immenso network mafioso inerente al traffico illecito di minerali dell’est del Congo in stretta collaborazione con il fratello del presidente congolese: Zoe Kabila. È inoltre il piú attivo comandante FDLR nella regione Kivu a cui è stata affidata l’organizzazione militare dell’invasione del Rwanda, già tentata a due riprese dal settembre 2013. Il Generale Jyamuremye è oggetto di una inchiesta giudiziaria e un mandato di arresto ordinati dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità commessi durante il genocidio in Rwanda del 1994 e crimini di guerra commessi contro la popolazione civile congolese dal 2001 al 2012. Il suo ruolo durante il genocidio consisteva nella coordinazione degli squadroni della morte e dei rapporti con le truppe francesi della Operazione Tourquoise. È inoltre inserito nella lista redatta nel 2005 dalle Nazioni Unite dei personaggi sottoposti a completo diviteto di viaggi internazionali, nella lista di persone sotto embargo economico per violazioni del commercio di armi in Congo redatta dall’Unione Europea nel ottobre 2001.

Il suo nominativo è  anche stato inserito nelle sanzioni economiche contro criminali di guerra della Repubblica Democratica del Congo, redatta dal Governo Britannico (aggiornamento del 28 febbraio 2013). Il Generale Iyamuremye, sottoposto ad un attento scrutinio internazionale e oggetto di pesanti sanzioni tecnicamente non si potrebbe muovere dal suo quartiere generale nel Nord Kivu. Eppure ha effettuato un tranquillo soggiorno a Roma dal 22 al 30 giugno 2014. Le ricerche effettuate per comprendere come un noto criminale internazionale con mandato di cattura sia arrivato in Italia, rivelano una intensa collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio, il governo francese e la missione di pace MONUSCO. Nel gennaio 2014 Padre Matteo Zuppi e Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, attivano la diplomazia internazionale per assicurare la presenza del Vice Presidente delle FDLR in Italia, in stretta collaborazione con il ministro francese degli affari esteri Laurent Fabius e il responsabile della MONUSCO Martin Kobler.

Il 14 giugno 2014 il Generale Iyamuremye viene trasportato su un elicottero militare della MONUSCO da Kanyabayonga a Goma nonostante le sanzioni internazionali emesse dalle Nazioni Unite. Il 16 giugno l’Assistente Segretario Generale delle Nazioni Unite Hervé Ladsous, di nazionalità francese, leva temporaneamente il divieto di volo e spostamenti internazionali che grava sul Generale Iyamuremye affinchè possa partecipare ad una “importante iniziativa di pace a Roma”. Ladsous agisce senza informare il Segretario Generale Ban Ki-Moon e il Consiglio di Sicurezza. Grazie all’intervento dei servizi segreti ruandesi, il Comitato ONU per le Sanzioni invalida la decisione di Ladsous e il divieto di volo viene ristabilito. Nonostante questa decisione il Generale Iyamuremye si imbarcherà il 20 giugno 2014 su un areo dell’Etiophian Airline sbarcando all’aeroporto di Fiumicino con regolare permesso turistico.

La reazioni del Rwanda sono state immediate. Il Governo di Kigali ha bollato l’iniziativa una chiara violazione delle leggi internazionali che ha coinvolto due paesi (Francia e Italia), settori delle Nazioni Unite e la Comunità di Sant’Egidio. «È una vergogna che i responsabili del genocidio in Rwanda del 1994 sono ancora liberi di proseguire la loro agenda genocidaria», ha commentato il ministro degli esteri Louise Mushikiwabo. La riunione aveva il chiaro scopo di creare una immagine di rispettabilità politica alle FDLR, inserite nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali del Dipartimento di Stato Americano, e di porle sulle scena internazionale come legali interlocutori, costringendo cosí il governo ruandese ad aprire trattative di pace. «Chiedere al governo ruandese di dialogare con le forze genocidarie FDLR è come chiedere al governo israeliano di riconoscere i movimenti neo nazisti e dialogare con ex responsabili nazisti dell’Olocausto», afferma il Generale Carlos Alberto dos Santo Cruz, responsabile delle operazioni militari missioni di pace ONU in Congo MONUSCO.

Una richiesta nettamente contrastante con la posizione del governo ruandese che prevede: la resa immediata senza condizioni delle FDLR e l’applicazione degli arresti internazionali che pendono sulla testa dei dirigenti rei di genocidio e crimini contro l’umanità. Nonostante le recenti speranze di distensione tra Francia e Rwanda, Parigi, partecipando alla organizzazione della riunione segreta a Roma, sembra orientato a continuare l’appoggio politico alle FDLR realizzato attraverso due strategie ben delineate. La prima prevede un disarmo delle FDLR in cambio del riconoscimento politico da parte del governo ruandese e l’avvio delle trattative di pace con l’obiettivo di condividere il potere. Il secondo è l’organizzazione di un finto disarmo unilaterale del gruppo terroristico e sua dissoluzione per ricomparire immediatamente dopo sotto una nuova sigla.

Le due strategie sono attuate conteporaneamente. La prima attraverso la riunione a Roma organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e la seconda con la nascita di un nuovo movimento Hutu Power all’est del Congo, il FPPH (Forze di Protezione del Popolo Hutu) già attivo militarmente nei territori occupati dalle FDLR nel Nord e Sud Kivu. Operazioni di disarmo volontario delle milizie FDLR stanno già avvenendo all’est del Congo con ampia copertura mediatica. «Trattasi di gesti simbolici architettati da MONUSCO e Parigi per diminuire l’attenzione internazionale su questo gruppo terroristico e l’incapacità delle Nazioni Unite a debellarlo. I miliziani che fino ad ora si sono arresi non superano le  105 unità. Le armi consegnate sono vecchi fucili della seconda guerra mondiale. La struttura militare delle FDLR rimane intatta e libera di continuare la preparazione dell’invasione del Rwanda», afferma un diplomatico sudafricano al settimanale ‘The East African’.

Gli esperti strateghi francesi riscontrano da un anno serie difficoltà a comprendere se realmente le FDLR, forti di 12.000 uomini all’est del Congo e 2.000 in Tanzania, rappresentino veramente la carta vincente per riconquistare il Rwanda. Nonostante l’esercito a disposizione e moderne armi fornite dal Governo congolese con la complicità della missione di pace ONU e in netto contrasto con l’embargo sulle armi decretato dalle Nazioni Unite in Congo, il numero reale di soldati veramente in grado di combattere non arriverebbe a 4.500. La Francia inizia a comprendere che le FDLR hanno una debolezza strutturale che impedisce alla popolazione hutu ruandese di prendere le sue parti. L’ideologia genocidaria promossa della FDLR appartiene ad un orribile passato che nessun cittadino ruandese (che sia hutu o tutsi) desidera anche per un solo istante, rivivere.

L’incapacità di comprendere le reali potenzialità militari del gruppo terroristico, chiamato a confrontarsi in una guerra classica con il secondo esercito regionale, ben equipaggiato, motivato, pagato e con supporto logistico e satellitare garantito da CIA e MOSSAD, costringe la Francia a prender tempo allontanando la decisione della comunità internazionale di debellare seriamente uno dei principali fattori di instabilità regionale che sta danneggiando gli interessi di varie multinazionali. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti come la decisione presa la scorsa settimana a Luanda, Angola, di concedere alle FDLR un periodo di sei mesi per organizzare la resa. Scaduto il periodo le Nazioni Unite devono intervenire militarmente.

Sei mesi nella confusa e tormentata realtà dei Grandi Laghi rappresenta una eternità dove tutto puó succedere. La Francia ha fatto riprendere alle FDLR l’antica rivendicazione dei colloqui di pace e spartizione del potere per mettere in serie difficoltà il Rwanda, costretto a rifiutare. Un rifiuto che, attraverso abili operazioni di propaganda dei media francesi, puó essere trasformato in una incomprensibile intransigenza del Governo di Kigali. Il chiaro obiettivo è quello di privare al Rwanda una motivazione legale e morale di invadere il Congo. Decisione che Kigali sta rinviando fin dal 2009.

L’azione di “pace” compiuta dalla Comunità di Sant’Egidio aumenta seriamente il deterioramento delle precaria situazione nella regione dei Grandi Laghi. Le autorità di Kigali considerano la riunione organizzata a Roma come una palese violazione degli agli accordi di pace siglati e un serio attentato alla credibilità del Consiglio di Sicurezza, minacciando il ritiro dargli sforzi di pace per bloccare il tentativo di riabilitare le forze genocidarie. Gli Stati Uniti hanno ufficialmente richiesto alle Nazioni Unite di interrompere ogni proposta di negoziati di pace che coinvolgano un gruppo terroristico implicato nel genocidio ruandese. Quello che si sta delineando all’orizzonte è una soluzione militare che il Rwanda potrebbe decidere di intraprendere simile a quella attuata nel 1996 contro l’allora dittatore congolese Mobutu Sese Seko per annientare la minaccia genocidaria all’est del Congo che dura da vent’anni. Una decisione che scatenerebbe un’altra guerra regionale dagli esiti imprevedibili.

Se si esamina con attenzione le attività di promozione della pace attuate dalla  Comunità di Sant’Egidio sorgono evidenti le simpatie etniche nutrite da Padre Matteo Zuppi e Andrea Riccardi. Fin dal 2005 la Comunità di Sant’Egidio si è assunta il compito di creare una immagine di rispettabilità di questo gruppo terroristico che ha come fine ultimo l’estinzione dei tutsi su scala regionale: circa 8 milioni di persone. Zuppi e Riccardi hanno già organizzato due riunioni sul tema nel 2005 e nel 2009 tenutesi sempre presso la sede di Roma. In entrambe le riunioni è sorta la proposta di dialogo ruandese e riconoscimento politico delle forze reazionarie, la stessa elaborata nella riunione del 26 giugno scorso. Per perseguire l’obiettivo la Comunità di Sant’Egidio sembra non farsi alcun scrupolo di violare le leggi internazionali ed italiane in materie di terrorismo, rispetto delle sanzioni delle Nazioni Unite e dei mandati di arresto internazionali emessi dalla Corte Penale Internazionale.

Il 31 maggio 2009 il Presidente delle FDLR Ignace Murwanashyaka, anche esso inserito nella lista dei terroristi internazionali e su cui grava mandato di arresto della CPI è ospite presso la Comunità Sant’Egidio e partecipa alla riunione internazionale organizzata sul tema. A conferma dell’orientamento razziale la Comunità di Sant’Egidio detiene ottimi rapporti e gode di privilegi con il presidente burundese Pierre Nkurunziza ex leader delle forze genocidarie burundesi CNDD-FDD attualmente al potere. Dal 2013 il presidente Nkurunziza sta cercando di modificare la Costituzione per creare uno stato razziale sulla immagine di quello creato da Habyrimana in Rwanda prima del genocidio. L’orientamento razziale di questa comunità, che si definisce religiosa, oltre a rappresentare un vergognoso allineamento a teorie naziste razziali, è in netto contrasto con gli orientamenti in politica estera dettati dal nuovo corso di Papa Francesco, con la serie critiche in atto nella società francese, determinata a impedire al suo governo la politica di supporto alle forze genocidarie nella regione dei Grandi Laghi e alla volontà di pace e coesistenza etnica nutrita dalle popolazioni dell’est del Congo e del Rwanda.

Una scelta di campo che discredita ogni tentativo di riconciliazione e perdono del Vaticano che fu ideatore della ideologia raziale nazista del Hutu Power attraverso il “Manifesto Bahutu” del 1957 e parte attiva durante il genocidio del 1994 dove il 62% delle vittime furono massacrate all’interno di chiese, scuole e conventi con la complicità del clero cattolico ruandese. L’orientamento etnico razziale a cui la Comunità di Sant’Egidio è strettamente ancorata camuffato in promozione della pace, rischia di contribuire alle ragioni dei vari conflitti regionali, come faceva notare nel 2007 Alberto Sciortino, responsabile della Ong di Palermo Cooperazione Internazionale Sud Sud (CISS) nell’articolo “Chiesa cattolica e guerre dei Grandi Laghi” pubblicato il 21 ottobre 2007 su TerreLibere.

Il CISS dal 1998 al 2000 fu vittima di un raggiro organizzato dalal società civile di Bukavu, Sud Kivu che aveva trasformato l’ignara Ong in una fonte di finanziamenti per le FDLR e gran cassa di propaganda dell’ideologia Hutu Power in Italia. Il raggiro fu organizzato con l’assistenza di un missionario italiano Franco Bordignon noto nella regione per la attiva partecipazione alla propaganda di odio etnico e vicino ai massimi dirigenti politici e militari delle FDLR. Padre Bordignon ancora residente a Bukavu, sembra essersi ora distanziato da questa militanza a favore delle idee genocidarie, conducendo una vita piú consona ad un “servitore di Dio”. Una decisione forse motivata dalla indagine delle Nazioni Unite sul traffico illegale di armi all’est del Congo, condotta nel 2009. Nell’indagine vi erano elencate le attivitá eversive di questo missionario italiano assieme al suo confratello Piergiorgio Lanaro. Seppur la notizia fu ripresa dalla stampa italiana dell’epoca, Vaticano e governo italiano non applicarono nessun richiamo o aprirono una inchiesta giudiziaria nei suoi confronti. Rimaneva peró il rischio che il nome di Bordignon finisse nella lista ONU dei finanziatori del gruppo terroristico FDLR facendo cosí scattare le sanzioni internazionali sulla sua persona e proprietà. Inutile sottolineare che la società civile di Bukavu e Padre Bordignon hanno stretti contatti con la Comunità di Sant’Egidio.

«Le continue interferenze e prese di posizione attuate da vari organismi cattolici in questi ultimi vent’anni ora rischiano di sconfinare nella responsabilità giudiziaria. Non so fin a quando il governo tollererà le attività eversive attuate in stretta collaborazione con gruppi terroristici e genocidari e grottescamente camuffate in iniziative di promozione della pace», commenta a titolo personale un alto ufficiale dell’esercito ruandese contattato, informando che il governo di Kigali ha precise informazioni sul network regionale in supporto alle FDLR creato da alcune associazioni cattoliche, Comunità di Sant’Egidio compresa, in cui, purtroppo, figurano troppi nomi di missionari e preti italiani. Una richiesta di spiegazioni è stata inviata alla Comunità di Sant’Egidio, al Ministero di Giustizia e al Ministero degli Interni nella speranza di ricevere la loro versione sulla presunta violazione delle leggi internazionali finalizzata ad assicurare la presenza sul suolo italiano di un ricercato per crimini di genocidio. Al momento della pubblicazione di questo articolo non sono ancora giunte risposte. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->