lunedì, Settembre 27

Comune di Roma: quiz per la ‘sinistra parecchio’ Nell’ipotesi di elezioni anticipate i romani variamente comunisti che faranno?

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A breve (un paio di settimane? qualche giorno? poche ore?) il Prefetto di Roma girerà il proprio parere al Ministro degli Interni sullo scioglimento o meno del Consiglio Comunale per infiltrazione mafiosa.

Poniamo che dica ‘sciogliere’, e poniamo che il Governo ratifichi il suo parere. Allora il Comune di Roma vedrà decadere immediatamente Sindaco, Assessori e Consiglieri, sarà commissariato per gli atti di ordinaria amministrazione e verranno indette a breve (un paio d’anni? qualche stagione? pochi mesi?) le elezioni anticipate.

La domanda quindi è: ciò premesso, valutato l’operato del Sindaco, della Giunta e della maggioranza in carica (e anche delle forze politiche nazionali di cui essi sono espressioni locali), valutate le priorità dell’amministrazione da attuarsi in città o da progettarsi per il suo bene, e valutato lo stato dei rapporti di forza presenti o rapidamente perseguibili tra le componenti sociali del territorio, in questa ipotesi di consultazione anticipata (e forse addirittura imminente) noialtri cittadini romani variamente comunisti (organizzati o ‘sfusi’) -‘benecomunardi’, antagonisti, anti-neoliberisti, anticapitalisti, ‘altermondisti’, ‘centrosocialisti’, solidali, ‘deliberopopolaristi’ eccetera… insomma, noi parecchio di sinistra- cosa votiamo e facciamo votare?

Passiamo direttamente alla domanda di riserva? O chiediamo un ‘aiutino’ al pubblico in sala o da casa?

No, seriamente.

Mi si dice -da parte di chi ben più di me è vicino agli ‘spazi politici’ (strutturati o meno, ufficiali o meno) dove ci si è già posta la domanda- che ‘l’alternativa si costruisce’, non si chiede, e che si costruisce all’occorrenzapur tra mille contraddizioni”, ciò che “alcuni hanno cominciato a fare nei territori”, e infine che per sciogliere tutti i nodi (impliciti nel mio quiz impertinente) s’ha da aspettare il giorno in cui “tireremo le somme del lavoro svolto”.

Bene. Mi permetto però di replicare con due argomenti. Il primo: non sarebbe preferibile scegliere da subito una strada un po’ meno irta di contraddizioni (benché esse denotino un titanismo che fa sempre piacere) e un po’ più linearmente efficace, specie rispetto alla volte precedenti (amministrative, politiche o europee che fossero) tanto poco lusinghiere? Il secondo: visto che io non sono proprio il più distante dei cittadini dai luoghi dell’attivismo politico, se a me di tutto questo lavoro asserito come già in corso di svolgimento non arriva eco alcuna, mi chiedo cosa possa arrivare agli altri tre milioni di nostri concittadini; ossia, mi domando, se davvero speriamo che un lavorìo tattico così silenzioso e appartato sarà poi quello le cui somme da tirarsi riusciranno a tuonare vincenti nel cielo della città sterminata tra competitors tanto agguerriti (il Centrosinistra post-Marino, il Centro ‘moderno’ di Marchini, la Destra della Meloni, il 5Stelle di Di Battista, i romani per Salvini…).

Mi si dice, ancora, che in effetti “non c’è un minuto da perdere per costruire l’alternativa” (dal che deduco che il mio quiz non è del tutto fuori luogo) per “smentire l’esito già scritto della vicenda: la vittoria del populismo”, e che dunque “serve una azione popolare e condivisa che rompa la gabbia degli equilibrismi imperanti, vedi SEL eccetera”.

Vero. Ma ciò vuol dire che nascerà di qui a breve una proposta politica che nei contenuti, nei programmi, sia talmente attraente per i tantissimi cittadini stufi degli equilibrismi e dei trasformismi? che strappi voti al Centrosinistra, al qualunquismo e alla disaffezione, e li aggiunga a quelli ‘naturalmente’ di sinistra parecchio. O, invece, che le menti strategiche dellasinistra parecchiosi estenueranno tentando di strappare un po’ di ceto politico al Centrosinistra, anche fosse quello più schiettamente di sinistra, da presentare agli elettori in una lista equilibrata come una pizza quattro stagioni? La seconda strada è ovviamente da scartare, a mio modesto avviso. Ma è di questo parere chi sta già lavorando all’alternativa nei territori? Mi rincuorerebbe assai.

Infine, mi si dice che infatti non si può né si deve “costruire uno schieramento fatto per mera sommatoria di gruppi”, ma che peraltro è evidente (dati i tempi ristretti) “la difficoltà di costruire azioni sociali dal basso di efficacia rilevante”; e che quindi, posta purtroppo la corretta profezia di un’avanzata a Roma del populismo (di destra), forse va “indagata la possibilità di cambiare alcuni assetti del nostro modo di far politica; fuori dai denti: un populismo di sinistra”, perché “la fase è questa”, pena l’auto-condanna a restare la solita “minoranza ininfluente”.

Capisco. Però io -che per fortuna non conto niente, là dove si fa la tattica- i nomadi, i migranti e i clochard purtroppo li amo, e continuerò a dirlo dove e come posso; anche se so che questo è peggio che non-populista: è proprio impopolare, parecchio. Perfino a sinistra. Ma il fatto è che la mia ‘scheda tassonomica’ riporta:
tipo: Umani

classe: Proletari

ordine: Comunisti

genere: Atei

specie: Vegetariano

e quindi mi trovo a dover rispondere a più imperativi simultanei, per essere ‘biologicamente’ me stesso: non solo a quello di evitare come la peste l’ininfluenza minoritaria. Sarà per questo che sebbene io non sia distante dai luoghi dell’attivismo politico, le menti strategiche della ‘sinistra parecchio’ mi tengono ben all’oscuro dei loro passi. E’ giusto. Io farei uguale, al posto loro, con me.

Concludo il giochino con l’ennesima domanda ingenua.

E se, magari, anziché mediante la sommatoria per gruppi, inutile, o il populismo di sinistra, indigeribile, o la trattativa segreta, impresentabile, o l’assemblea permanente, ingestibile, questa alternativa da votare (e far votare) noi romani comunisti organizzati o ‘sfusi’, ‘benecomunardi’, antagonisti, anti-neoliberisti, anticapitalisti, ‘altermondisti’, ‘centrosocialisti’, solidali, ‘deliberopopolaristi’ eccetera, ci si coagulasse intorno ai punti di un semplice programma radicale, ri-costruttivo della vita economica, sociale e culturale della città, e chi ci sta -ceto politico- lo sottoscrive e si accoda, e chi lo apprezza -cittadinanza comune- lo sostiene e lo diffonde?

Quali punti?

Il quiz va avanti e si articola.

Tanto c’è tempo. O no?

 

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