lunedì, Aprile 19

Lega – M5S: compromesso, ma per nulla storico, solo figlio della globalizzazione Possibile confronto tra il drammatico periodo del sequestro Moro e del 'compromesso storico' e quello attuale? L' intervista all' ex capogruppo alla Camera dell' Idv, Massimo Donadi

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Lei ha poi cominciato a fare politica. Gli insegnamenti di Moro e Berlinguer li ha presi come ideali iniziali?

Non appena ebbi 18 anni, visto che prima mio padre me lo proibiva (sorride al ricordo di quel periodo, ndr) mi iscrissi alla FIGC, la federazione giovanile comunista. Questo perché ho sempre sentito l’impulso di fare politica intendendo con questa parola lo sforzo di aiutare i più deboli, quelli che hanno meno possibilità di potersi difendere da soli per ragioni economiche, sociali, culturali. In questo senso, fu Berlinguer più di Moro il mio primo vero faro politico. Vedevo, anzi vedevamo, la DC di quel periodo come uno dei più grossi ostacoli ad una vera modernizzazione del paese. Un corpaccione politico informe che fermava il progresso con i suoi giochi di correnti e la continua ricerca del potere per il potere stesso. Era un avversario politico da combattere ed eravamo tutti convinti che si dovesse fare qualcosa. Ma rigettavamo fortemente – ci tengo a sottolinearlo – la lotta armata o comunque quello che oggi verrebbe chiamato antagonismo. Era una lotta da svolgere esclusivamente in ambito politico e con il massimo rispetto delle istituzioni. Poi, ovvio, con tempo si maturano idee diverse, e gli ideali che prima vedevo concretizzati sotto la sigla PCI adesso mi rendo conto che con che non solo non hanno proprio nulla a che spartire con il comunismo, ma nemmeno con l’idea tradizionale di sinistra che, non a caso, è in crisi in tutto l’occidente.

Passiamo all’attualità: vede, nel compromesso che almeno uno dei due vincitori di queste elezioni politiche dovrà fare, qualcosa di simile al compromesso storico del periodo di Moro?

Ma per carità. Stiamo parlando di politica a livello molto più basso rispetto ad allora. Qui si cerca solo un’intesa senza che ci siano degli ideali veri a far da collante. Ritengo che, oltretutto, un accordo tra i due vincitori delle elezioni sia l’unica strada percorribile. Il PD farebbe bene a stare all’opposizione. Del resto, mi sembra che le voci che chiedano un’alleanza con il MoVimento 5 Stelle come quella di Emiliano (il presidente PD della regione Puglia, ndr) siano poche e per di più, a mio modo di vedere, sono indice più di una mancanza di strategia che non di un disegno politico vero e proprio. Il PD è per sua stessa natura un partito egemone, e deve essere un partito di governo se vince, ma è obbligato, se perde come in questo caso, a stare all’opposizione. Allearsi con chi, come Lega e M5S, cavalca l’onda di una protesta di pancia, ne sancirebbe la fine politica. Perderebbe completamente quell’identità di partito guida di un’area politica che ne giustifica l’esistenza.

Anche lei, quindi, ritiene il risultato di queste elezioni 2018 come frutto di una protesta, più che di una proposta.

Al tempo: analizziamo la cosa un pochino più in profondità. All’inizio, il concetto di voto ‘di pancia’ l’ho avuto anche io. E’ difficile capire infatti una preferenza come quella data a Salvini o a Di Maio, che propongono idee di difficile realizzazione e molto spesso con analisi che sono fuori dalla realtà fattuale delle cose. Basti pensare all’assurdità dell’uscire dall’Europa, o al discorso sul reddito di cittadinanza, presentato e percepito come sussidio e non come aiuto sociale a chi è in difficoltà. Ma analizzando con un po’ di calma la situazione, si capisce che è difficile pretendere un voto maturo da parte dell’elettorato attivo se si ha la percezione che il proprio voto non cambia affatto le cose. Il PD, non solo per colpa di Renzi ma anche per la particolare situazione sociale globale, non solo italiana, che stiamo vivendo in questi anni non ha saputo convincere. Si responsabilizzino quindi i vincitori, e governino, dimostrando che la fiducia che l’elettorato ha affidato loro non era malriposta. Vede, io non sono ‘dispiaciuto’ per il voto. E’ la realtà, e bisogna accettarla. Spero fortemente, anche se nutro forti dubbi in proposito, che riescano, Lega e M5S, a fare un governo. E se le differenze programmatiche risulteranno essere troppe, spero che riescano ad allearsi per il tempo necessario a fare una legge elettorale che garantisca la governabilità, senza che si creino situazioni di stallo come quella attuale. Io sono per una legge uninominale con il doppio turno, eventualmente con primarie di collegio per scegliere chi deve rappresentare i vari partiti in quell’area geografica. Ma al di la che la mia idea sia poi quella migliore oppure ci siano altre soluzioni possibili, che si faccia una legge, una regola del gioco, che individui chiaramente un vincitore, che poi governa ed alla fine si ripresenta alle elezioni dopo cinque anni per vedere se ciò che ha fatto è stato apprezzato o meno.

Non ritiene quindi che ci sia invece necessità di un proporzionale puro per far ritornare il Parlamento al centro della vita politica del paese?

No, anche perché non è più possibile. L’evoluzione mondiale – non si può più vedere solo il nostro paese, in un contesto completamente interconnesso come quello attuale – richiede che le decisioni, e la contestuale esecuzione di queste, siano rapide, ed i processi parlamentari non sono adatti al dinamismo che la globalizzazione ci impone. E’ il Governo che può rispondere in maniera più veloce ed efficace alle sollecitazioni sociali. Attenzione: questo non vuol dire che il Parlamento debba perdere di importanza o diventare  -come suggeriva Berlusconi qualche tempo fa- solo un organo che si limita a vidimare l’operato del governo, magari facendo votare solo i capigruppo in base al numero di parlamentari rappresentati. Ma che il ruolo del potere legislativo vada ripensato non penso si possa mettere in dubbio.

Non ritiene che, però, tali trasformazioni da fare a livello di istituzioni siano in mani non sicure? C’è qualcosa di sinistramente parallelo tra quello che le BR asserivano nei folli comunicati condannanti il SIM (Sistema Imperialistico delle Multinazionali, ndr), gli USA e la Germania come veri padroni dell’Italia (con la DC come braccio esecutore) e i timori espressi da Lega e M5S circa la sfiducia nell’Europa, la Germania predominante economicamente di oggi, la richiesta di difesa di una sovranità nazionale che secondo qualcuno si sta perdendo?

No, non diciamo eresie. I timori ventilati soprattutto da Salvini sono più una demagogica cavalcata di paure che non lo sviluppo di una precisa idea politica La globalizzazione oggi è un fatto. Bisogna prenderne atto. E nella globalizzazione ci sono i vincenti, soprattutto la nascente classe borghese orientale (penso alla Cina, in particolar modo) ed i perdenti. Tra i perdenti c’è soprattutto la società dell’Europa Occidentale, che non è più centrale rispetto all’evoluzione del pianeta come lo era fino a venti o trent’anni fa. E questo si riflette sulla crisi della borghesia europea in maniera molto netta. La sperequazione che si sta creando tra i pochi che accumulano sempre più ricchezze ed i molti che stanno perdendo anche il poco che avevano va gestita. L’attuale classe politica europea, ed in particolar modo quella italiana, non sa ancora come governare tale fenomeno, e la soluzione richiederà tempi lunghi, almeno una generazione. Sono pessimista: non vedo all’orizzonte un politico che non dico sia in grado di risolvere questa situazione, ma nemmeno affrontarla.

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