lunedì, dicembre 17

Lega – M5S: compromesso, ma per nulla storico, solo figlio della globalizzazione Possibile confronto tra il drammatico periodo del sequestro Moro e del 'compromesso storico' e quello attuale? L' intervista all' ex capogruppo alla Camera dell' Idv, Massimo Donadi

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Nel periodo turbolento della politica italiana cominciato nel 2011 con il Governo Monti e l’alleanza più o meno dichiarata tra centrosinistra e centrodestra che il voto del 4 marzo rischia seriamente di stravolgere, si è sentita una mancanza: quella di un’opposizione politica dura, ma che riesce a trovare i suoi spazi la dove è più naturale: il Parlamento. Le proteste del M5S e della Lega di questi ultimi 5 anni, infatti, seppur molto spettacolari, hanno sempre di più coinvolto le persone tramite social network e proclami roboanti, e sempre meno le Istituzioni.

Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori (il movimento che aveva il suo leader nel Magistrato Antonio Di Pietro) dal 2006 al 2012, al contrario, ha sempre svolto il suo ruolo di opposizione, anche dura, all’interno del parlamento. Fu memorabile il teatrino avvenuto nel 2008, quando in una trasmissione televisiva che vedeva Donadi attaccare con efficacia un esponente della maggioranza di centrodestra, Italo Bocchino, vedeva quest’ultimo avere il soccorso di Nicola Latorre, PD e quindi teoricamente alleato di Donadi, che suggeriva all’esponente PdL per iscritto come rispondere in maniera più efficace alle critiche. Una scena ‘da ricordare’, soprattutto se si tiene in considerazione l’evoluzione degli equilibri politici dopo soli tre anni da quel momento, con Bocchino fuoriuscito dal Partito delle Libertà assieme a Gianfranco Fini per fondare FLI, alleato di Latorre (assieme a Berlusconi!) nel Governo Monti, e Donadi all’opposizione.

Dopo aver lasciato l’IdV nel 2012 per l’eccessiva vicinanza di Di Pietro alle posizioni del M5S, Donadi non viene rieletto nel 2013, e da allora torna a fare l’avvocato. Per parlare di politica, e confrontare anche il drammatico periodo del sequestro Moro e del ‘compromesso storico’ con quello attuale, Donadi è un ottimo interlocutore. Fuori dal parlamento ormai da 5 anni, può permettersi analisi non viziate dal dover essere schierato con un particolare partito, pur avendo  – e ci mancherebbe altro -, le proprie idee politiche.

Colpisce immediatamente è la sua cadenza veneziana, che fa capire quanto l’essere nato in una città così particolare e ricca di storia e cultura sia un tratto distintivo che ci si porta quasi nel DNA, e che rimanda ad un mondo fatto anche di cortesia che forse sta scomparendo, e la sua gentilezza e disponibilità.

Sono un privato cittadino e le rispondo da privato cittadino”, ci tiene a sottolineare; il giudizio di un privato cittadino che però la politica l’ha frequentata e rispettata, e che la conosce bene. La conversazione comincia proprio con il ricordo di ciò che l’ ‘affaire Moro’, per dirla con Leonardo Sciascia, ha lasciato in lui.

Donadi, come fu vissuto il sequestro e l’omicidio di Moro a Venezia?

Io all’epoca avevo 15 anni, ed ero in un liceo della buona borghesia veneziana come il Foscarini. Ci fu preoccupazione, certo, come credo in tutta Italia. Ma quel senso di angoscia che, come ho letto e sentito dalle testimonianze di chi viveva a Roma, portava i genitori ad andare a prendere i figli a scuola non ci fu. Per chi, come me, si avvicinava alla politica in quel periodo, comunque, la sensazione di timore che qualcosa di molto brutto stava accadendo ci fu. L’eversione, non scordiamo anche l’eversione di destra che terrorizzava alla stessa maniera, all’epoca metteva realmente paura.

Nessuno, a Venezia, plaudì a quel sequestro? In Veneto le BR erano molto presenti, dopotutto.

Si, il petrolchimico di Marghera era pieno di simpatizzanti delle Brigate Rosse, e tutti sicuramente ricordano il rapimento Dozier del dicembre del 1981, fatto dalla colonna veneta dei terroristi. Ma vede, il liceo che frequentavo era in una situazione sociale più ovattata. Non ho mai sentito nessuno dire una parola che non fosse di condanna.

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