giovedì, Aprile 22

Compro oro: è crisi, anzi no

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Sembravano destinati a rivoluzionare la società dei consumi, a metà strada tra l’essere un’ancora di salvezza per le famiglie in difficoltà economiche e un’occasione imperdibile per novelli speculatori d’assalto. I Compro Oro vivono adesso una profonda crisi. Fisiologico assestamento per taluni, tramonto definitivo di un modo di fare commercio per altri.

Gli ultimi dati al riguardo diffusi dall’Associazione Compro Oro e Operatori Professionali in Oro parlano di una diminuzione inarrestabile degli esercizi. Se a inizio 2013 infatti i negozi presenti sull’intero territorio nazionale erano 35 mila, gioiellerie incluse, ad oggi sono circa 23 mila. Diminuito anche il fatturato medio che nel periodo di boom tra il 2011 e il 2012 ammontava a 600 mila euro l’anno, adesso si parla di circa la metà.

Numeri però che sembrano non preoccupare più di tanto il presidente dell’associazione Nunzio Ragno: “Non si straguadagna più come prima ma permane ancora l’economicità del fare azienda” Se da un lato infatti è incontrovertibile il  dato riguardante il calo del numero dei Compro Oro, dall’altro era stato “Ampiamente anticipato in tempi non sospetti dalla nostra associazione. Esso” argomenta Ragno “va letto come un normale ridimensionamento fisiologico di un fenomeno che aveva trovato una grande espansione e prodotto numeri impressionanti sull’onda di un contesto socio-economico contraddistinto dalla profonda crisi nazionale”.

Diverso anche il target delle persone che decidono di dismettere i gioielli di famiglia. Se prima infatti si trattava di soggetti in difficoltà economica adesso a recarsi presso i punti vendita sono soprattutto coloro che desiderano cambiare il proprio investimento. “L’oro non è finito – sottolinea il presidente – ce n’è tanto, il problema è la detenzione, al momento chi ce l’ha ha meno esigenza di vendere o non ha posto l’esigenza su questa eventualità”. Cambiato poi anche il mercato: “Molti hanno dato vita ad ‘evoluzioni’ del sistema, inventandosi anche gli outlet del gioiello e proponendo, così, in tempi di crisi e difficoltà economiche note a tutti, la possibilità di un acquisto vantaggioso e la medesima opportunità di monetizzazione per il cittadino che ad essi si rivolge”.

Ma quanto conviene vendere l’oro di famiglia presso questi esercizi? Antonio è un professionista della provincia di Caserta. Qualche tempo fa ha deciso di cedere alcuni preziosi ricevuti in dono per la sua prima comunione. “Non è stata – come lui stesso spiega – una scelta obbligata ma semplicemente un modo per disfarmi di monili che altrimenti non avrei mai indossato. Al loro posto infatti ho acquistato un orologio di pari valore che certo indosserò molto di più rispetto agli oggetti precedenti”.

Ciò che più colpisce della sua storia però è l’enorme disparità di valutazione ricevuta in sede di contrattazione. “C’è stato infatti chi, a parità di quotazione, è riuscito ad offrirmi fino alla metà della cifra che ho poi realmente incassato”.  Il trucco come lui stesso sottolinea era molto semplice: “Tutto si basava sul peso, in più di un’occasione nonostante la bilancia fosse a vista esso risultava essere del tutto taroccato”. Anche l’escamotage usato dal venditore era sempre lo stesso: “Il peso complessivo dell’oro era consistente e ammontava a circa un chilogrammo, oscillante a seconda dei rivenditori tra i 900 ed i 400 grammi” Giocando sullo stato di bisogno che sovente colpisce chi vende il proprio oro ecco che “il pagamento era sempre immediato ed in contanti, nonostante in più di un’occasione superasse anche i mille euro”.

Un aspetto, quest’ultimo, spesso oggetto di numerose campagne di sensibilizzazione da parte delle associazioni di consumatori da sempre molto attente al fenomeno. La cosa però sembra non andare molto a genio all’A.N.T.I.C.O“Campagne tese a mettere in guardia i fruitori finali del servizio – sottolineano – è, da un lato, offensiva per la categoria composta da operatori che agiscono nel pieno rispetto della norma e della tutela del consumatore e, dall’altro, non tiene conto del fatto che la nostra associazione ha da tempo proposto ai propri Associati un Codice deontologico da rispettare, un vademecum che dà indicazioni precise su come agire nella correttezza delle operazioni e dei diritti dei consumatori”.

Al momento incombe un disegno di legge riguardante proprio la compravendita di oro e oggetti preziosi usati. La chiave della normativa sono l’equiparazione dei compro oro agli operatori professionali, l’estensione delle norme antiriclaggio e l’introduzione del borsino dell’usato. “Tutti nodi importanti da affrontare ma che una volta entrata in vigore la legge creeranno diversi problemi agli operatori che dovranno comunque adegurasi”. Un impegno da parte dell’associazione costante: “L’A.N.T.I.C.O. si occupa degli aspetti amministrativi, fiscali e normativi del comparto. Numerosi sono i contatti con gli organi istituzionali da cui scaturiscono collaborazioni tese a fornire supporto e consulenza al fine di promuovere la legalità e il rispetto delle norme. Numerose sono le interlocuzioni con l’Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza,e diverse le iniziative divulgative messe in campo con la volontà di mantenere sempre viva e accesa la discussione sulle necessità di un comparto che – sottolineano – ha diritto di esistere e di espletare la propria attività”.  Nel rispetto delle regole, naturalmente.

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