sabato, Maggio 15

Complotto di Dame sulla 'Riva Verde' field_506ffb1d3dbe2

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Ho trascorso alcuni giorni in compagnia di un manipolo di donne ‘speciali’, vissute nella fantasia di una scrittrice immaginifica e lirica come Adriana Assini, e collocate in un palcoscenico inedito per una narratrice italiana e, forse, poco frequentato in assoluto: la città belga di Bruges in un anno specifico, il 1379.

Il libro è ‘La Riva Verde’ (Scrittura & Scritture) e merita un’AMBRacadabra ‘straordinario’, in quanto tace per un giorno la frusta del sarcasmo (ogni tanto rifiata), per tentare di trascinarvi oltre i confini del Regno della Scrittura, in un viaggio capace di emozionare, coinvolgere, arricchire.

Per un’appassionata di romanzi storici come me, oltre alla curiosità di saperne di più su un’epoca e su luoghi piuttosto sconosciuti al grande pubblico  -non è più Medioevo, ma non è neanche propriamente Rinascimento-, vi è anche il godimento procurato dall’apprendere particolari nuovi, vista la ricostruzione storica assai accurata, persino minuziosa, che è uno dei valori aggiunti del libro.

Ci ritroviamo davvero nel bel mezzo di quella noiosissima, interminabile guerra dei Cent’anni (quella con Giovanna d’Arco, tanto per intenderci).

L’Europa è, virtualmente, un campo di battaglia. Ma Bruges lo è ancora di più, visto che, fra le concause del conflitto, vi è anche il predominio sul fiorente mercato tessile delle Fiandre, di cui la città rappresenta il centro commerciale.

Settantasette anni prima dell’epoca in cui Adriana Assini immagina (ma non troppo, perché ribellioni e mal di pancia ci furono davvero fra tintori e tessitori, così come è testimoniato nei documenti coevi giunti fino a noi) vi era stata una mezza rivoluzione, denominata i Mattutini di Bruges.  

In quell’occasione furono cacciati i francesi di Filippo il Bello che dominavano la città, contagiandosi la rivolta a tutto il circondario; a nulla valse l’attacco militare del Re capetingio, che fu sconfitto nella battaglia di Curtrai, quella detta degli speroni d’oro.

Il mio via vai nel tempo mi riporta alla contemporaneità della vicenda narrata da Adriana Assini.

I francesi sono ancora ai tempi della narrazione una spina nel fianco degli abitanti delle Fiandre, giacché, malgrado la sconfitta, mantengono il predominio nella zona francofona, ammortizzando molto  lo smacco subito.

In questa atmosfera densa di tensioni sottese, s’inserisce una storia di gente comune, di quelle delle quali gli annali tacciono.

E’ narrato con sagacia e spirito l’antagonismo fra tintori di rosso e tintori di blu, che spesso sfocia il scontro aperto.

A fronte di questi maschietti sempre pronti a venire alle mani e a far ricorso all’arma bianca, ci sono loro, le Dame che combattono una propria battaglia, quella dell’emancipazione. Che se la prendono tutta, in barba agli uomini, grazie ad una sorta di società segreta tutta al femminile (non a caso si chiama la ‘Compagnia della Conocchia’) incontrandosi periodicamente e scambiandosi il sapere, il cosiddetto ‘Evangelio’ di ciascuna di esse.

Un sapere semplice ma efficace che le rende guaritrici di corpi e di anime e fautrici ante litteram del tutte per una, una per tutte.

Vigendo una sorta di coprifuoco in città, occorre incontrarsi nelle ore buie soltanto facendo ricorso a molti sotterfugi. Il pericolo sfidato, però, è, insieme, un incentivo all’autostima e l’irrinunciabile propiziatore di incontri fra donne diverse e portatrici ciascuna di un tassello di sapere.

Nella tela tessuta dall’Autrice vi è una vicenda filo conduttore, la rappresentazione di un tipico amore impossibile, fra i Giulietta e Romeo delle Fiandre: Rose, figlia di Jakob van Triele, avarissimo tintore di blu, in pericolo di un matrimonio imposto dal padre con Ian Faccia di Gatto, suo apprendista – a Dio, nella scarsella della creazione, era rimasto per Ian solo il dono dell’antipatia – e il simpatico, attraente e un po’ guascone Robin, un nemico in quanto tintore di rosso.

Rose ama Robin e vede chiaramente che Ian è un ambizioso manutengolo: vuole sposarla solo per fare carriera e impadronirsi della bottega alla morte del suocero.

Le Dame della Compagnia della Conocchia, ça va sans dire, parteggiano per i due innamorati e cercano di aiutare Rose, resa prigioniera dal padre per costringerla ad accettare il matrimonio con Ian.

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi e Ian, con la sua ‘Faccia di gatto’ e la sua passione per i vestiti al di sopra delle proprie possibilità, così diverso dalla bella Rose, riuscirà a impalmarla?

Il romanzo storico, animato da tanti personaggi che fanno in genere da sfondo confuso alle gesta di nobili protagonisti di altre storie, assume anche una venatura di giallo, che si intreccia al sapere magico delle Dame della Compagnia della Conocchia ed alla loro saggezza.

Come le sapienti Dame, anche Adriana Assini è un’abile alchimista di emozioni e di descrizioni psicologiche azzeccate, mettendo in scena l’eterna sfida tra il bene e il male, l’amore e l’odio, la pace e la guerra.

Il suo stile ha un che di poetico che ha il sapore dell’eternità dei sentimenti, delle sensazioni  -ed anche della perpetua subalternità femminile che viene elusa dalle Dame con furbizia e anelito di libertà.

Ciliegina sulla torta è poi la copertina, opera anch’essa dell’Autrice: un incantevole acquarello, ‘Principesse in fuga’, che simboleggia lo spirito ‘ribelle’, in senso buono, di queste donne lontane nel tempo ma vicine a noi nel cuore.   

 

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