venerdì, Luglio 30

Complotti. Cinque Stelle, Turchia e il resto field_506ffb1d3dbe2

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Sta a vedere che aveva ragione Paola Taverna, senatrice grillina, quando a metà febbraio scorso sosteneva non troppo ironicamente «Potrebbe essere in corso un complotto per far vincere il Movimento Cinque Stelle a Roma». Dove è finita come sappiamo, cioè sostanzialmente con il trionfo del ‘complotto’. Che il mefistofelico piano occulto si sia nel frattempo ormai esteso a livello nazionale lo facevano già supporre alcuni interventi, poi un secondo pesante indizio è venuto dall’intervista di Giorgio Napolitano, Capo dello Stato di lunga durata, a ‘Il Foglio’ del 20 luglio 2016. «Con il tripolarismo una revisione dell’Italicum credo sia da considerare nel senso di non puntare a tutti i costi sul ballottaggio, che rischia, nel contesto attuale, di lasciare la direzione del paese a una forza politica di troppo ristretta legittimazione nel voto del primo turno». Tradotto: «Attenti che così vincono i Cinque Stelle». Che poi è la migliore, quasi sicura, maniera di farli trionfare, operando in maniera tale da far capire ai cittadini, che a tempo e luogo diventano elettori, che si lavora per ‘azzoppare’ un possibile vincitore. O almeno farglielo pensare che poi è la stessa cosa, forse peggio. Poi il giorno dopo, 21 luglio, interviene anche Luciano Violante dalle colonne del ‘Corriere della Sera’. L’ex Presidente della Camera, e tuttora personalità di rilievo del centrosinistra, è spiccio. «Con il tripolarismo il ballottaggio è controproducente». Motivandolo. «L’Italicum nasce in un sistema bipolare. In un sistema tripolare le cose cambiano: il vero vincitore è chi resta fuori dal ballottaggio. Chi è fuori stabilisce quale delle due liste o dei due schieramenti vincerà, sostenendo l’uno o l’altro, a volte con trattative nascoste. Il terzo escluso vota contro, non a favore. Come è accaduto a Torino, dove il centrodestra ha votato più contro il Pd che a favore del M5S». Sul tema si dice d’accordo Angelino Alfano, Matteo Renzi prende tempo. Basta e avanza. Un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi, tre indizi fanno una prova. Come da vecchio detto giudiziario (e giornalistico). Così a questo punto è ormai lampante come il ‘complotto anticinquestelle’, e quindi fondamentalmente procinquestelle, sia davvero in atto. Per proterva dabbenaggine, nel caso, più che per lucido progetto.

Quanto a complotti e complottismo veri, sono da sempre un grande topos della politica e dell’informazione. In generale, figuriamoci in Italia. Spesso infondati nei fatti, affascinanti nella narrazione. E’ fresco fresco il ‘complotto turco’ contro il Presidente Recep Tayyip Erdoğan sulle coste del Bosforo. Che ha portato con straordinaria eterogenesi dei fini al trionfo del ‘Sultano’. Dalle nostre parte, più modestamente, si denuncia il ‘complotto Turco’ di cui sarebbe protagonista Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale (Nonviolento, Transnazionale e Transpartito) contro i ‘diversamente pensanti’ interni di Radicali Italiani & Co.. E poi altri complotti da evidenziare e denunciare. Di cui forniamo, e anticipiamo, una ‘Essenziale rassegna dei complotti in corso’. Veri e presunti. C’è chi pensa in grande, così il mussoliniano ‘complotto giudoplutaicomassonico’ trova oggi molti cultori. C’è poi il complotto contro Papa Francesco da parte dei suoi oppositori all’interno della Chiesa Cattolica. Vero, ma di non lungo respiro. C’è il complotto di Massimo D’Alema contro Renzi, ma probabilmente il Presidente del Consiglio può solo rallegrarsene, ché certi avversari ti rafforzano. C’è il complotto permanente contro Israele, i cui contorni vengono da tempo svelati da Fiamma Nirenstein, che offre ora anche il riassuntivo ‘Le 12 bugie su Israele’ venduto con ‘il Giornale’. Testata già rimarchevole per l’assidua dedizione a denunciare i complotti contro Silvio Berlusconi (anche due o tre al giorno), naturalmente i complotti della magistratura, e con apprezzabile costanza complotti per tutti i gusti. C’è poi il complotto contro Severino Antinori, medico frombolone che pasticciando tra uteri, ovuli, spermatozoi e povere ragazze di passaggio, prima è finito in carcere ed ora è stato rinviato a giudizio. Urla, di se stesso, d’essere un «Nuovo caso Enzo Tortora». Istruzioni per l’uso. Quando rivendicano l’equiparazione al presentatore incarcerato, condannato e infine pienamente prosciolto per vicende di camorra, quasi sempre sono colpevoli. Chi rispetta davvero Tortora, e magari è effettivamente giudiziariamente assimilabile a lui, non ne utilizza il nome in questi modi. E ancora c’è il complotto permanente della Juventus contro il Campionato italiano nel suo complesso, da sempre e per sempre. Qualche volta fondatamente, come dimostrano sentenze sportive e penali nel caso di Luciano Moggi e sodàli. Che però non sono buon motivo per giustificare ogni e qualsiasi altra sconfitta da parte degli avversari. Infine, e soprattutto, c’è il complotto contro l’intelligenza del credere ai complotti. Sempre e comunque.

Il complottismo è quasi una forma mentale, in proiezione un sostituto della religione. Come lucidamente argomenta Gabriele Santoro: «Razionale e scientifico finché riesce ad esserlo, quando manca un tassello che possa provare la veridicità di certe teorie, ricorre quasi alla fede, rinforzandosi. È ovvio che non si possa spiegare tutto, ‘loro’ sono abili a nascondere le prove. Il complottismo attribuisce a gruppi generici il susseguirsi degli eventi, ai poteri forti, a ‘loro’ appunto. Ebrei, massoni, illuminati, gesuiti, gruppo Bilderberg, l’alta finanza, a seconda del momento storico comunisti, capitalisti». Magari anche i perfidi sionisti dei Protocolli dei Savi di Sion o i ‘veri autori dell’11 Settembre 2001’ negli Stati Uniti secondo le tante teorie alternative. Dalle nostre parti e riallacciandosi a quasi antichi eventi, le rinnovellate bufale sul rapimento di Aldo Moro, e ancora P2, omicidio di Roberto Calvi, Ustica, morte di Enrico Mattei, Gladio, Junio Valerio Borghese e il tentato colpo di Stato… Rispetto ai complotti ed agli arditi retroscena in generale forse la più opportuna norma di igiene mentale è che, anche quando ci potrebbero essere, è meglio fare come se così non fosse. E risalire agli eventi uno per uno, identificandone le verità, in genere ancor più importanti ed utili della Verità. Anche perché, come scriveva in tempi lontani ma attualissimi Émile Durkheim, uno dei padri della sociologia moderna «Quando la società soffre, sente il bisogno di trovare qualcuno a cui attribuire il suo male, qualcuno su cui vendicarsi delle sue delusioni».

 

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