mercoledì, Maggio 12

Commissione Moro .4 Trentasette anni, cinque ‘strade’

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16 marzo 1978-16 marzo 2015. Trentasette anni dal sequestro (e successivo omicidio,  il 9 maggio) del Presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. Continuiamo a ripercorrere alcuni aspetti della vicenda, ricollegandoci in particolare con la precedente, Terza, puntata de il contrappunto in materia, del 16 Febbraio 2015.

Sono attualmente in corso i lavori della Commissione parlamentare di Inchiesta sul Rapimento e sulla morte di Aldo Moro, istituita con Legge 30 maggio 2014, Numero 82. E’ Presieduta da Giuseppe Fioroni, Senatore del Partito Democratico, e sta rivelandosi, quasi inaspettatamente, assai proficua. E’ formalmente la Terza. La Prima ad hoc, istituita con la Legge 597 del 1979, concluse i propri lavori il 29 giugno 1983. La Seconda fu la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, detta anche Commissione Stragi. Istituita con la Legge Numero 172 del 17 maggio 1988, rimase poi attiva per ben 13 anni fino al 2001. La durata inizialmente indicata era di 18 mesi, ma mole e qualità dei compiti resero tale termine inadeguato, e fu di conseguenza via via prorogato. In realtà possiamo considerare quella attuale la Quarta, comprendendo anche a pieno titolo, sia per quello che ha accertato che per il materiale prodotto e le strade aperte, la Commissione P2, Presieduta da Tina Anselmi (Legge 23 settembre 1981, n. 527, lavori dal 10 novembre 1981 all’11 luglio 1983).

Nella Cocoon italiana, ci si sta, dunque, occupando nuovamente della questione. Nel caso un bene. Soprattutto perché l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica dà diverso risalto alla possibilità di efficacia di questo strumento parlamentare. Criminalità politica ed organizzata, specie di stampo mafioso, si sono fortemente intrecciate nel nostro Paese. Tra l’omicidio di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia e suo fratello, il 6 febbraio 1980, e quello di Vittorio Bachelet, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il 12 febbraio 1980, trascorsero solo sei giorni. La matrice di uno era mafiosa, l’altra brigatista. Ma non solo. Piersanti venne ucciso dalla Mafia. Certamente non solo. Magari non soprattutto. Bachelet dalle Brigate Rosse.  Certamente non solo. Quanto a Moro…

All’origine e punto di snodo di tutto restano quei cruciali cinquantacinque giorni di Moro nel 1978, non ancora terminati. Tra gli assassini di Bachelet anche Anna Laura Braghetti, già carceriera di Aldo Moro. Che nel libro Il Prigioniero ricostruisce anche, in poche, intensissime, pagine, quell’episodio. Oltre alla cronaca, dettagliata del suo ruolo come carceriera di Moro. In buona parte attendibile. In buona parte… Anche nel caso Moro vi fu intreccio con la criminalità organizzata. Ed anche questa connessa con il ruolo di apparati separati, o neanche tanto, dello Stato.

Ancor più in questa chiave, ed in questa prospettiva operativa, prospettiamo quindi aspetti che occorre affrontare, o ulteriormente approfondire. Dai più recenti lavori della Commissione emergono infatti non solo Audiocassette mai trascritte (ed una, la tredici di diciotto, forse definitivamente sparita). Ma anche: Verbali, ufficiali o meno, del Ministero degli Interni non più reperibili, Depistaggi continui, Covi dei sequestratori suppostamente sotto controllo di Servizi segreti e Forze dell’Ordine (Esercito e Polizia in particolare), presenze a vario titolo di Gladio…

C’è ancora, dunque, molto da approfondire e verificare. Anche quanto riassumiamo nei seguenti cinque punti.

 

  1. Perché molti Presidenti del Consiglio, poi succedutosi, non hanno voluto affrontare l’argomento. Perchè non hanno provato a mettere le mani negli Archivi dei Servizi Segreti (non tutti, ma non pochi). Chi erano lo sappiamo, almeno in parte, ma la Commissione deve ripartire ed approfondire su questo.
  2. Perché Giuseppe Pisanu, già stretto collaboratore di Moro (componente della cosiddetta Banda dei quattro), poi Ministro dell’Interno per Forza Italia, ha riservatamente affermato che «in certe cose ormai è meglio non metterci più le mani. Meglio per tutti». E perché ancora oggi un ex esponente dell’Amministrazione USA dell’epoca sta cercando di inquinare i fatti, ed il loro accertamento. E nelle ultime settimane ha intensificato la propria attività. E quali giornalisti furono pagati dai Servizi Segreti in quei cinquantacinque giorni: prioritariamente per quelli vivi, chi sono e dove lavorano oggi.
  3. Archivi. Perché ad inizi 1998 furono traspostati fuori Italia tre piccoli scatoloni con Carte riservate del Ministero dell’Interno, concernenti questa vicenda. Esistono ancora, in originale o quantomeno in copia? E dove? E, del caso, come rintracciarle? Cosa c’è negli Archivi personali del Ministro degli Interni di allora, Francesco Cossiga, in parte ancora indisponibili. Conoscenze occultate, ma ampiamente fatte trasparire, da parte di Cossiga. E’ interessante, ovviamente, anche il prima ed il dopo. Ma in quei giorni apicali non volavano solo le buste delle BR con le lettere del prigioniero. Cosa possono riferire al proposito Luigi Zanda (Loy), già allora, e poi, strettissimo collaboratore di Cossiga, ed oggi capogruppo al Senato del Partito Democratico, e Paolo Naccarato, nipote e collaboratore informale, sino alla fine, di Cossiga, oggi Senatore responsabile. E che fine ha fatto l’Archivio-Ter di Federico Umberto D’Amato. O magari trattandosi di uno dei più poderosi ed inquietanti esponenti dei nostri Servizi Segreti, si deve parlare di Archivio-Quater, o più…
  4. Cosa sa l’ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ed attraverso quali fonti, presumibilmente non solo e non tanto inerenti alla sua pregressa attività istituzionale, ha, avrebbe, affermato nell’estate 2008, ribadendolo nell’ottobre 2012, che «in Russia ci sono molte carte utili. E, purtroppo, al di fuori d’Italia non è stata granchè questione di comunisti». Se e cosa gli ha detto il Presidente Vladimir Putin, suo amico e sodale, e giù ufficiale del KGB?
  5. Perché la disperazione a questo proposito di Giovan Battista Montini, Papa Paolo VI, si acuì ulteriormente a fine estate 1978. Forsanche venendo a conoscenza di fatti fino ad allora a lui ignoti. Morì poi l’8 settembre dello stesso anno. Non per questo, ma probabilmente un po’, o molto, anche per le conseguenze del sequestro Moro e di questo. Papa Francesco ha voluto parlare con Monsignor Antonio Antonello Mennini (ora Nunzio Apostolico a Mosca), poco prima della sua audizione in Commissione? In cui, dopo aver ribadito di non aver mai messo piede nel Carcere del Popolo per confessare lo statista democristiano, il sacerdote ha esplicitamente detto che qualche altro sacerdote poteva averlo fatto.

 

Per una volta facciamo fiducia a Senatori e Deputati membri di questa Commissione. Forse è la volta buona, quantomeno per avvicinarsi ad indicibili verità.

 

  1. Continua


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