giovedì, Dicembre 2

Commercio Corea del Sud–Ue: un successo su tutta la linea Positivi i commenti allo scoccare del quinto anno dall’accordo di libero scambio

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La Corea del Sud è sempre più vicina all’Europa ed è diventata il suo nono partner commerciale nel mondo mentre l’Ue è il terzo più importante mercato commerciale per la Corea. Cinque anni dopo l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e la Corea del Sud, siglato il 1° luglio 2011, il bilancio è assolutamente positivo: il disavanzo commerciale precedente alla firma del ‘Free Trade Agreement’ (FTA)  è diventato una eccedenza, con un aumento del 55% dell’export dell’Ue in Corea.

Le cifre parlano chiaro: grazie all’accordo – il primo accordo di libero scambio commerciale negoziato tra l’Ue e un paese terzo dopo il fallimento dell’Accordo Generale sul Commercio e le Tariffe (GATT) –  le società europee esportatrici hanno risparmiato 2,8 miliardi di Euro grazie alla soppressione o alla riduzione dei dazi doganali. Dal 2011, quando l’accordo è stato firmato, il valore degli scambi bilaterali di merci tra Ue e Corea è arrivato a oltre 90 miliardi di euro nel 2015. L’export Ue è stato pari a 47,9 miliardi nel 2015, mentre le importazioni dalla Corea sono state dell’ordine di 42,3 miliardi.

Nel campo dei servizi è l’Ue ad avere un surplus, con un export del valore di 11,9 miliardi nel 2014 rispetto ai 6 miliardi della Corea. Nello stesso periodo gli investimenti sudcoreani in Europa sono aumentati da 13,1 miliardi nel 2010 a 20,3 nel 2014, mentre gli investimenti dell’Ue in Corea del Sud sono passati da 37,5 miliardi a 43,7 miliardi. In un momento in cui l’Unione europea appare sempre più vittima dell’attacco inferto dal risultato del referendum britannico che ha chiesto l’uscita del Regno Unito dall’Ue, una notizia di successo in Europa non può che far piacere tanto più in quanto l’accordo con la Corea è stato il primo Free Trade Agreement negoziato tra l’Ue e un Paese terzo.

I numeri parlano da soli”  ha commentato la commissaria europea responsabile per gli affari commerciali dell’Ue Cecilia Malmström che da mesi è impegnata in un difficile braccio di ferro con gli attivisti della libertà commerciale di molti paesi europei contrari alla conclusione di un accordo di libero scambio tra l’Ue e gli Stati Uniti, meglio noto attraverso la sua sigla TTIP.  “I risultati del nostro accordo con la Corea dovrebbero contribuire a convincere gli scettici che l’Europa trae notevoli vantaggi da un’espansione del libero scambio”.

Secondo la commissaria tutte le somme “risparmiate” dalle imprese europee per l’abolizione di dazi e tariffe doganali negli scambi con la Corea del Sud possono essere reinvestite nello sviluppo aziendale oltre a facilitare le  esportazioni. “Tutto questo stimola la crescita europea e protegge i posti di lavoro o ne crea di nuovi”. Secondo la commissaria il successo dell’accordo di libero scambio con la Corea del Sud dopo cinque anni di funzionamento dovrebbe servire da esempio per accordi successivi come quello che l’Ue si accinge a concludere con il Canada, noto come CETA.

Non ha voluto parlare di TTIP Cecilia Malmström, ma è chiaro che aveva in mente proprio il controverso e complesso accordo commerciale che l’Ue avrebbe voluto concludere con gli Stati Uniti in tempo utile ‘prima’ delle elezioni presidenziali di novembre e comunque prima della partenza del presidente Barack ObamaUn accordo analogo è in fase di definizione con il Giappone ma quello con la Corea resta il faro luminoso che dovrebbe aiutare a far luce sulle acque spesso agitate di molti altri accordi successivi se non altro per raccogliere insegnamenti e moniti utili. Grazie all’accordo, raggiunto esattamente cinque anni fa, la Corea del Sud figura ora tra i dieci principali mercati di esportazione dell’Unione europa. Tra i prodotti europei esportati in Corea, oltre ai più tradizionali macchinari industriali e materiale rotabile, figurano soprattutto nuovi prodotti europei mai prima visti in Corea: dagli alimenti alle bevande, soprattutto vini, e comunque molti prodotti agricoli che l’Europa spesso fatica ad esportare data la concorrenza dei prodotti locali  autoctoni.

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