sabato, Settembre 25

Cominciate le danze per il Quirinale Gli allibratori puntano su Draghi e Mattarella, ma ….. Intanto: clamorosi passi falsi di Salvini, documentati da un vistoso crollo di consensi: dal 34% delle europee all'attuale 20%. Anche per questo la fronda a Salvini ha preso coraggio

0

Non c’è dubbio che la partita più impegnativa che vede i vari leader politici impegnati nelle settimane che verranno sia quella per la successione al Quirinale di Sergio Mattarella. Come in un’ideale scacchiera, si stanno schierando pedoni destinati al ‘sacrificio’; come nel gioco degli scacchi i vari giocatori meditano le loro future mosse, e preparano attacchi lunghi e complicati per arrivare alla meta vincenti. Iniziate da tempo le danze, i nomi dei possibili ‘pontefici’ si sprecano; spesso per bruciarli, a volte per sondare il terreno e le altrui disponibilità. Alla fine della fiera, comunque, contano i numeri.

Da tempo si ipotizza l’elezione di Mario Draghi. Ma al momento i partiti non sembrano in grado di superare l’attuale coalizione ‘tutti insieme appassionatamente’, e soprattutto nessuno è in grado di indicare un candidato credibile e di analoga autorevolezza interna ed esterna, per palazzo Chigi. Draghi, dunque (al netto della sua disponibilità, che nessuno conosce essendo il personaggio simile a una sfinge), dovrebbe continuare a svolgere la sua funzione di Presidente del Consiglio.
A bordo campo, con discrezione (ma al tempo stesso lanciano inequivocabili ‘segnali’ e tessono robuste tele), due ex democristiani, entrambi emiliani: Pier Ferdinando Casini e Dario Franceschini. Forse più il primo che il secondo: più facile per Casini coagulare i consensi di Forza Italia e di Matteo Renzi. Il centro-destra non dispone di suoi candidati spendibili. Per questo sia Matteo Salvini che Giorgia Meloni in cuor loro non disdegnano una riconferma di Mattarella, nonostante l’interessato abbia mostrato in svariate occasioni la sua indisponibilità.
A voler dare retta agli allibratori, lequoteal momento premiano Draghi, ‘offerto’ a 1,70. Mattarella bis, è a quota 2,00; il terzo posto è del Ministro della Giustizia, Marta Cartabia: 3,00. Seguono, distanziati parecchio, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. Draghi, dunque, per i bookmaker: ovvero, la giusta reputazione a livello internazionale; il suo ‘non essere un politico’ (ma in realtà assai più ‘politico’ dei politici di professione); la considerazione e l’autorevolezza nel concreto e ruvido mondo dell’economia e della finanza. Draghi come figura che assieme a Mattarella sembra essere in grado di mettere d’accordo il maggior numero di schieramenti. Bisognerà tuttavia capire che cosa ne pensa l’interessato: potrebbe non avere intenzione di concludere il proprio mandato da Presidente del Consiglio prima di aver completato i progetti di rilancio del Paese con il Pnrr. Inoltre, Draghi al Quirinale significherebbe quasi automaticamente sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate: con questa legge elettorale che premierebbe fatalmente il centro-destra e inibirebbe l’ingresso nel ‘Palazzo’ dei partiti e dei movimenti minori; e stante la riforma che riduce il numero dei deputati e dei senatori, condannerebbe senza appello tanti parlamentari uscenti, mandandoli a casa in anticipo. Prospettiva che certo non sorride a nessuno.

Nel frattempo, leader e partiti fanno del loro meglio per dimostrare che enorme fossato li separa dal comune sentire della pubblica opinione. I sondaggi demoscopici certificano che la maggioranza degli italiani sono favorevoli sia alla vaccinazione anti-covid obbligatoria che al green pass. Cosa combina Salvini? Si dichiara contrario a questo e a quello.
Giorni fa, la Lega, in commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, insieme a Fratelli d’Italia, ha votato contro la legge che impone l’obbligo di green pass. Nelle stesse ore, esponenti della Lega hanno dato il loro sostegno al movimento «No-greenpass», assieme a Casa Pound e Forza Nuova. Peccato che l’obiettivo di individuare le stazioni come luogo di manifestazione e contrasto è miseramente fallita. Due clamorosi passi falsi di Salvini, documentati da un vistoso crollo di consensi: un passaggio dal 34 per cento delle europee all’attuale 20 per cento. Anche per questo la fronda a Salvini ha preso coraggio e manifesta nervosismo e dissenso apertamente: è la Lega che si identifica con Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia, insediata nei territori del Nord Est, interprete privilegiata dei ceti produttivi e delle opinioni pubbliche locali.

Le ultime mosse di Salvini appaiono confuse e contraddittorie: sfugge il senso di opporsi alle decisioni del governo di cui si fa parte, per confondersi con un movimentismo privo di seguito, e ampiamente intercettato da Meloni. Salvini non poteva ignorare che Draghi gli avrebbe mollato il ceffone che gli ha inferto, pugno di pietra rivestito in guanto vellutato. E perdente si rivela anche l’ossessiva campagna contro il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Ma forse a Salvini si accredita un fiuto politico che non ha mai avuto; la politica affidata agli umori colti da logaritmi non porta lontano.
Laura Dalla Vecchia, presidente di Confindustria Vicenza (importante distretto produttivo industriale non solo veneto: oltre 1.600 aziende associate, 85mila dipendenti, import export con i principali mercati europei, Germania e Francia in particolare), lo dice con la brutalità di chi conosce il sugo del sale: Salvini deve scegliere una volta per tutte se sta dalla parte di Draghi, che rappresenta bene il mondo delle imprese; o se preferisce continuare ad avere quell’atteggiamento ipocrita su vaccini e green pass: “Non sono più tollerabili posizioni così discordanti…A chi ha posizioni così oltranziste consiglierei di farsi un giro nelle nostre aziende, per capire davvero di cosa parla. In questa fase stiamo osservando una crescita imponente. In termini occupazionali siamo tornati all’epoca pre Covid, anzi rispetto al 2019 abbiamo registrato un più 6 per cento di assunti. C’è una grande fiducia nell’aria“.
Vedremo. Fatto è che il momento magico del Matteo leghista sembra passato; in questo un destino che lo apparenta a quello dell’altro Matteo, Renzi: aveva ragione Romano Prodi, quando parlò di ‘Italia viva’ come di uno yogurt scaduto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->