venerdì, Giugno 18

Come useremo i social media nel 2014? image

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David Cameron tweet

Con l’arrivo dell’anno nuovo, tanti amano sbizzarrirsi nelle previsioni intorno a Internet, e più in dettaglio sull’ambito trainante dei social media nelle sue varie forme. Ma per azzeccarci, anche un minimo, la cosa migliore è guardarsi un attimo all’indietro. E lasciare da parte certi ammiccamenti (quasi del tutto made in Italy) che vorrebbero mischiare sempre il social con il business o il marketing.

Un contesto in cui vale la pena di segnalare, per esempio, che per seguire l’attualità otto italiani su dieci scelgono ancora la televisione, pur se non se ne fidano più così tanto. E cresce invece  il numero di chi cerca notizie online, passando dal 31,7% del 2005 al 47,9% di oggi.

Mentre si prevede l’incremento del fenomeno Social Tv, la radio tiene ancora (39,5 per cento), la carta stampata è cresciuta soltanto dello 0,1 per cento rispetto al 2012 (ferma al 25,4%). Tutto questo secondo la VII Indagine di Demos-Coop “Gli Italiani e l’Informazione”. Intanto a livello mondiale, si vola già altrove: il 60% circa di quanti usano regolarmente i social media lo fanno soprattutto in mobilità, su smartphone e tablet.

Interessante poi la tendenza, non più così strisciante, a “condividere meno e condividere con pochi” – per lo meno nel mondo occidentale. Dopo ripetute ondate di abbandoni per Facebook, in particolare da adolescenti che preferiscono app quali WhatsApp e Snapchat (il quale sta crescendo parecchio insieme a Pheed e Vine, che a sua è stata l’app più richiesta nell’Apple Store per il 2013), un po’ tutte le piattaforme sono sempre più impegnate a tutelare la privacy e a offrire possibilità per inviare messaggi privati, oltre che cancellare e modificare i contenuti.

È dunque già finita l’era dello sharing indifferenziato e dell’apertura a tutti i costi? Ne è convinto l’esperto Nathan Jurgenson: «Capiremo finalmente che non siamo obbligati a condividere tutto con tutti. Useremo meglio le impostazioni di privacy, selezioneremo quali contenuti condividere, con chi e per quanto tempo. e dei contenuti pubblicati per sempre, inizia quella della condivisione mirata, quasi ad personam».

Di certo, aggiunge il sociologo e ricercatore (oltre che fotografo) statunitense occorre «approfondire il concetto di social media senza metriche … [che]sono facili da ingannare e falsano la comunicazione. Quindi, c’è ancora molto spazio e molto da studiare e da creare nel panorama dei social media, adesso; le buone idee, i nuovi strumenti saranno premiati».

Utile dare anche un’occhiata all’infografica realizzata da David Eaves per Infographic Promotions, che ripercorre alcuni momenti salienti del pianeta social nei vari mesi del 2013. Emergono l’interesse diffuso per Papa Francesco e la corsa al “selfie”, gli autoscatti di ogni tipo, oltre al video più gettonato su YouTube, l’ultimo del rapper sud-coreano Psy: visto ben 605 milioni di volte.

Comunque sia, questi strumenti continueranno a rivelare una loro valenza specifica a seconda delle varie regioni e culture del mondo, ribadendo l’importanza dell’approccio “glocale”.  Come è successo in fondo per l’anno appena conclusosi: in Cina, per esempio, i netizen si sono concentrati su temi quali ambiente, corruzione e proteste, oltre alla libertà di parola e alla censura online.

Invece nella twitter-sfera europea, da segnalare la promessa del Primo Ministro inglese David Cameron di un referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nella UE, e con ricorso diffuso all’hashtag #brexit per commenti e rilanci. Infine, a proposito di UE, da sottolineare proteste dei cittadini ucraini: dicembre in particolare è  stato il mese di #Euromaidan, e delle manifestazioni per l’adesione alla UE tenutesi in tutta l’Ucraina.  

Anzi, certamente non mancheranno occasioni e modalità per portare avanti l’impegno sociale e la partecipazione politica per tutti i netizen interessati – in qualunque parte del pianeta ci troveremo a vivere.

 

 

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