domenica, Aprile 18

Come ISIL finanzia la sua macchina da guerra? ISIL si sta sviluppando all’interno di una zona vitale del petrolio, del gas e del commercio mondiale. Può stringere la presa, mentre si espande

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Quando ISIL -lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante- ha annunciato la sua indipendenza da Al Qaeda, nel febbraio 2014, la maggior parte degli analisti ha capito che un simile divorzio nella famiglia radicale islamica sarebbe stata un chiaro segnale della disgregazione del gruppo, sviluppatasi lungo le contraddizioni di un lungo thriller.
Più fondamentalista nella visione rispetto al gruppo gemello siriano, Al Nusra, ISIL ha conservato una posizione più dura nei confronti di coloro che aveva etichettato come i ‘nemici dell’Islam’, cercando di non negoziare con loro, ma bensì di annientarli.

Vista come scissione, o ‘suddivisione’ di Al Qaeda, nessun analista avrebbe potuto prevedere che ISIL avrebbe saputo spazzare via, a pochi mesi dalla sua costituzione, tutto il nord dell’Iraq con la velocità e la precisione militare che ha dimostrato nelle ultime settimane. Forte di migliaia di feroci jihadisti, ISIL ha finora dimostrato di essere una forza inarrestabile, molto più potente ed energica della stessa Al Qaeda, essendo riuscita a stabilire il suo Califfato e a riuscire proprio dove Al Qaeda aveva fallito.

Ma cosa rende ISIL così diversa rispetto ad Al Qaeda, a parte la sua radicalissima narrativa? Appassionato ai grandi schemi punitivi -il gruppo ha spesso messo in scena raccapriccianti esecuzioni pubbliche volte a colpire con la paura il cuore dei suoi obiettivi e a erodere il morale dei suoi nemici- ISIL è stato spesso soprannominato il figlio malvagio di Al Qaeda, l’epitome del radicalismo islamico -con un odio intransigente e rigoroso. Perché ISIL è riuscita dove Al Qaeda non ce l’ha fatta? Prima di tutto perché ISIL possiede denaro. Non è solo una brutale macchina da guerra.

Mentre i combattenti di ISIL si dimostravano guerrieri spietati e capaci di affrontare direttamente le forze armate irachene, la leadership del gruppo rivelava altrettanto stupefacenti capacità nella gestione di incredibili somme di denaro, le finanze del gruppo, qualcosa che Al Qaeda non si è dimostrata altrettanto capace di fare.

Considerato come il gruppo terroristico più ricco del Medio Oriente, ISIL ha di fatto stabilito un controllo sulle importanti risorse petrolifere di Mosul e ha guadagnato l’accesso alla sua banca centrale e alle relative e amplissime riserve di denaro (poco meno di mezzo miliardo di dollari, secondo i funzionari iracheni); probabilmente tutto ciò continuerà ad alimentare la sua macchina da guerra, convertendo le sue conquiste territoriali in petroldollari. In quanto abile stratega, ISIL ha chiaramente imparato molto dagli errori del passato di Al Qaeda e ne ha saputo fare esperienza. ISIL è una mente sana in un corpo sano, e potrebbe presto scatenare la tempesta perfetta del terrore, con una forza che potrebbe essere troppo grande da combattere, per un solo Paese.

In un rapporto pubblicato su ‘Bloomberg‘ il 26 giugno, Glenn Carey ha fatto la seguente osservazione: «I ​​militanti estremisti che combattono le forze governative in Iraq sanno che ci vogliono ben più che fucili e munizioni per ritagliarsi uno Stato islamico», riferendosi alla strategia bellica di ISIL. E infatti non è più solo un gruppo terroristico, ISIL è diventata una vera e propria istituzione.

Questa semplice considerazione dovrebbe far sì che i Paesi della regione mettano da parte le divisioni interne, perché un’ondata di terrore sta minacciando di inghiottire il loro mondo.

Commentando l’apparato finanziario di ISIL, Paul Sullivan -uno specialista di Medio Oriente presso la Georgetown University di Washington- ha osservato che «ISIL non è nella periferia economica dell’Afghanistan né si nasconde nei deserti e nelle grotte … ISIL si sta sviluppando all’interno di una zona vitale del petrolio, del gas e del commercio mondiale. Può stringere la presa, mentre si espande».

Conservando la presa sui territori chiave del nord dell’Iraq, ISIL non sta solo cercando di rafforzare il controllo sul nuovo CaliffatoAbu Bakr Al Baghdad ha proclamato il 29 giugno in una dichiarazione audio la creazione di Stato islamico dell’Iraq- ma sta creando un sistema che permetta ad altri gruppi radicali, come Al Qaeda, di bloccare gli sforzi globali volti a fermare i flussi di denaro che li finanziano.

Nella strategia di finanziamento a breve termine di ISIL questo potrebbe cambiare del tutto le cose. Come è stato spiegato da Fabrice Balanche, docente e direttore di un gruppo specializzato in Medio Oriente presso l’Università Lione 2, in Francia, «ISIL vede i suoi finanziamenti legati ai prelievi imposti nei territori controllati … Sappiamo che, per più di un anno, i commercianti a Mosul hanno pagato una ‘tassa della rivoluzione’. ISIL vende anche petrolio sul mercato nero e riceve riscatti per i sequestri. Ma questo non basta a mantenere i suoi uomini e a comprare le armi».

Con la crescente indipendenza di ISIL, arrivano anche restrizioni alla sua capacità di controllare l’organizzazione dall’esterno. Questo nuovo sviluppo, in effetti, ha spinto l’Arabia Saudita su una posizione più forte contro il gruppo terroristico, anche se fino pochi mesi fa preferiva di gran lunga utilizzare i suoi uomini contro il Presidente Bashar Al Assad, in Siria.

In un giro di eventi piuttosto ironico, gli stessi avvertimenti che il Presidente Al Assad aveva emanato contro l’Arabia Saudita e i suoi alleati stranieri circa la loro capacità terroristica, dicendo che i radicalisti islamici sarebbero presto sfuggiti a ogni controllo, si sono materializzati.

Oltre ai suoi finanziamenti e al suo successo militare, sembra che migliaia di reclute provenienti da tutto il mondo abbiano conferito al gruppo il potere necessario per abbattere forze molto sovradimensionate. ISIL ha così rafforzato il suo potere, tanto che l’abbondanza di armi e veicoli blindati ora prodotte dagli Stati Uniti e inviate all’Iraq sono ora nelle mani del gruppo islamico.

La parola del giorno in Iraq è ‘petrolio’. Come notato da Piotr Zalewski, un giornalista di ‘Businessweek‘, «Il petrolio non alimenta solo i camioncini che i combattenti ISIL guidano in battaglia, ma anche gli elicotteri, Humvee, e i carri armati che hanno preso dopo gli scontri del 9 giugno per la conquista di Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq. Il petrolio compra per loro altre armi. Viene distribuito gratuitamente, o venduto con uno sconto per i locali, compra anche simpatia, lealtà, e nuove reclute. Paga i salari mensili -si dice valgano fino a $ 500- di molti combattenti ISIL».

Aaron Zelin, un ricercatore dell’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente, ha spiegato che «L’accesso al petrolio per sé, e la sua negazione ai nemici, fa parte della strategia ISIL».

E infatti, ISIL è stato sistematico nell’assegnare le risorse petrolifere irachene. Già nel mese di marzo, i militanti di ISIL, aiutati da altri gruppi della regione, hanno bloccato un oleodotto chiave per l’erogazione del petrolio alla Turchia. Una settimana prima, ISIL aveva messo gli occhi su Baiji, cercando di impadronirsi di Kirkuk– il quarto più grande giacimento di petrolio iracheno. Intanto i militanti subivano la sconfitta delle truppe curde, ma ciò non vuol dire che il gruppo non tornerà all’offensiva per rivendicare il completo monopolio delle risorse petrolifere del nord dell’Iraq.

Quanto tempo ci vorrà prima che altri gruppi, come al-Qaeda, possano replicare i successi di ISIL e ritagliarsi ulteriori zone di controllo al centro di Arabia, annettendo ancora più territori al nuovo Califfato islamico?

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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