mercoledì, Aprile 14

Come il fai-da-te tecnologico ha contribuito a combattere il Coronavirus Le moderne tecnologie e la connessione fra individui di ogni parte del mondo hanno portato migliaia di volontari a darsi da fare contro un nemico invisibile, nella lotta contro il tempo per scongiurare la morte

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La comparsa improvvisa di un nemico invisibile dal quale non si sa come difendersi ha letteralmente messo in ginocchio l’umanità, risvegliando il pensiero critico del sistema socioeconomico attuale. Come ha fatto emergere la professoressa Florencia Benson, docente di sociologia presso l’Università di Buenos Aires (Argentina), l’esperienza ci dimostra quanto sia utile e urgente passare dall’accumulazione all’innovazione. Gli scenari economici post Covid sono tutti per il favore di una economia sostenibile, quindi meno esasperata e in qualche modo utopistica.

Una prima grande prova materiale che ci viene da questa nuova pandemia è la scarsità di semplici presìdi fondamentali come mascherine, guanti, visiere protettive pur essendo nel pieno della globalizzazione. Nel giro di qualche giorno intere nazioni hanno toccato con mano quanto possa essere debole il modello capitalistico, in cui il tema ricorrente è il profitto senza pensare a ciò che può causare e a ciò che può interferire con il sistema: malgrado miliardi di persone nei cinque continenti mettano a disposizione un enorme capitale umano al servizio della manodopera per beni di consumo, la disponibilità si è dimostrata effimera.

Per sopperire alle mancanze di un apparato statale, economico e politico che non ha saputo gestire al meglio le scorte di dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario impegnato in prima linea, si sono subito mobilitati i makers di mezzo mondo per fare il possibile. E allora ecco migliaia di volontari, esperti per passione e per professione, mettersi all’opera per dare il loro contributo.

Da qui nascono molte iniziative open-source per combattere il virus, con la messa a disposizione gratuita di svariati progetti per la creazione di oggetti fai-da-te: i principi ispiratori di tutti è sempre innovare e semplificare, per rendere i risultati replicabili il più facilmente possibile.

Abbiamo chiesto lumi dal punto di vista tecnico a CercoTech, per capire come si muova il mondo dei makers tecnologi e del DIY (che sta per “do it yourself”, espressione anglofona che si traduce con l’italiano “fai-da-te”). In qualità di attenti osservatori dell’universo Nerd e open-source, ci spiegano che la filosofia Open non si applica solo alla programmazione informatica, ma è un modello di sviluppo dei progetti più sostenibile e di maggiore impatto sociale. Lo scopo di chi contribuisce non è il profitto, ma poter dare un valore aggiunto alla comunità: da qui nascono modelli digitali di mascherine che si possono riutilizzare, ventilatori polmonari e valvole che si possono produrre con semplici oggetti di casa ecc… Il tutto è favorito dalla disponibilità di banda larga che agevola ogni progetto collaborativo e in molte di questi casi dalla possibilità di stampare in 3D con dispositivi e materiali di stampa a prezzi accessibili a tutti.

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