martedì, Settembre 28

Come il Covid-19 combatte i vaccini per cercare di sfuggirli? L’analisi di Estanislao Nistal Villán, virologo dell’Universidad CEU San Pablo

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Le varianti di SARS-CoV-2 e la loro contagiosità hanno attirato molta attenzione dei media nelle ultime settimane. Col passare del tempo, il virus è cambiato. Ha introdotto mutazioni puntiformi nella sua sequenza genica, molte delle quali provocano cambiamenti di aminoacidi nelle sue proteine.

Con questi cambiamenti, il virus acquisisce vantaggi evolutivi nel processo di adattamento alle nostre cellule e organismi, che sono l’ambiente in cui si replica. Questo processo di adattamento non implica necessariamente una maggiore virulenza, ma implica progressi nel miglioramento del legame al recettore, ottimizzazione della sua replicazione, produzione più efficace di particelle virali e loro trasmissione, modulazione della patologia o, eventualmente, fuga parziale meccanismi immunitari.

Quando non avevamo i vaccini, il virus era dilagante

Uno dei più importanti meccanismi immunitari contro l’infezione è la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B e la loro capacità di riconoscere e neutralizzare il virus.

Fino all’inizio della campagna di vaccinazione, ogni volta che SARS-CoV-2 ha infettato qualcuno, ha affrontato la sfida di superare le varie barriere dell’ospite infetto. Ma se l’individuo non fosse stato precedentemente infettato, c’erano poche possibilità che il virus trovasse un anticorpo che lo riconoscesse.

In questo modo, in ogni infezione, le mutazioni che il virus poteva generare dovevano essere selezionate e incorporate nelle nuove particelle virali nella misura in cui rappresentavano vantaggi evolutivi indipendenti dalla fuga degli anticorpi. Ma quando incontra persone vaccinate, la scena cambia.

Un ostacolo sulla strada: i vaccini

L’evoluzione in generale, e quella dei virus in particolare, è determinata dalle condizioni riproduttive in un dato ambiente. In virologia esiste un concetto chiamato ‘viral fitness’, che si potrebbe tradurre come viral fitness, che determina la selezione di quelle particelle virali che introducono cambiamenti per replicarsi e trasmettersi in modo più efficace. In altre parole vengono selezionati i virus più adatti al contesto di infezione con cui vengono rilevati.

Quando il virus trova più persone con immunità, è costretto a confrontarsi con difese che non erano state incontrate in precedenza, oltre a dover competere tra loro con altre varianti.

In questo modo le varianti che ‘vincono’ saranno quelle che hanno un vantaggio rispetto alle varianti precedenti, non preparate per questo nuovo scenario immunitario. Pertanto, le varianti che sfuggono all’effetto dei vaccini sarebbero, in teoria, quelle che prevarrebbero sulle altre. In questo scenario, i vaccini cesserebbero di funzionare a medio o lungo termine.

Forza dei vaccini

Questa situazione, che potrebbe sembrare scoraggiante per quanto riguarda il ruolo dei vaccini nella pandemia, nasconde un paradigma che funziona contro il virus.

Conosciamo già la capacità degli anticorpi neutralizzanti di bloccare il legame della proteina S del virus alla cellula ospite. Impedendo questa unione, il virus non ci contagia.

Per sfuggire a questo, una strategia che potrebbe utilizzare una nuova variante del virus sarebbe quella di cambiare la regione di questa proteina S in cui questi anticorpi si legano in modo da non essere neutralizzati.

Tuttavia, questi cambiamenti che sembrano essere un vantaggio per il virus hanno anche un costo. Collocando i cambiamenti nella stessa area utilizzata dalla proteina S per legarsi al recettore cellulare, potrebbe peggiorare il suo legame con il recettore e ridurre, a sua volta, la sua capacità infettiva.

I virus cercano di risolvere questo paradigma di ‘ciò che si guadagna da ciò che si perde’ con mutazioni che influiscono minimamente sulla loro capacità infettiva e replicativa e che, allo stesso tempo, sono in grado di eludere parzialmente le difese dell’organismo.

Come risultato di questo continuo adattamento, il virus modifica parzialmente alcune delle sue proteine ​​più immunogeniche, come la proteina S, in un processo chiamato deriva antigenica.

I virus dell’influenza sono uno dei più studiati in termini di processo di deriva antigenica. Questa è la forza responsabile della comparsa di nuovi ceppi che circolano ogni anno e che obbligano a riformulare la strategia di vaccinazione contro l’influenza.

Ma nonostante questi cambiamenti, i nuovi ceppi influenzali non eludono completamente la capacità di combattere l’infezione in una persona precedentemente immunizzata.

E se i nostri anticorpi si adattassero alle nuove mutazioni?

L’adattamento alle condizioni mutevoli non avviene solo dal lato del virus. I nostri linfociti B che producono anticorpi possono anche subire un processo di adattamento chiamato ipermutazione somatica, che si deteriora con l’età.

In questo modo, i linfociti B che producono anticorpi contro il virus possono anche mutare per migliorare la loro capacità di legarsi e neutralizzare le proteine ​​del virus. Questo miglioramento degli anticorpi permetterebbe di adattarsi ai cambiamenti di variante.

Lo scenario mutevole della lotta tra virus e ospite si gioca su due fronti. Il virus deve evolversi continuamente e adattarsi alla mutevole situazione immunitaria, altrimenti si estingue.

Forse questo continuo adattamento ricorda la situazione del romanzo di Lewis Carroll ‘Alice attraverso lo specchio’, dove gli abitanti del paese della Regina Rossa devono correre il più velocemente possibile, pur di restare dove sono.

Proprio per questo motivo, la continua evoluzione dei virus in condizioni mutevoli viene chiamata (per la loro somiglianza), ‘effetto Regina Rossa’. Cioè, cambia per cercare di rimanere nello stesso posto.

 

Traduzione dell’articolo ‘Así lucha el coronavirus contra las vacunas para intentar escapar de ellas’

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