martedì, Luglio 27

Come gli Stati Uniti hanno costruito la loro supremazia

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A un anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (1944), 730 rappresentanti di 44 nazioni del mondo si riunirono nella cittadina statunitense di Bretton Woods, nel New Hampshire, con l’obiettivo di creare un nuovo ordine economico per le economie di matrice capitalistica una volta concluso il conflitto. John Maynard Keynes, il più autorevole economista del tempo nonché principale esponente della delegazione britannica, suggerì l’introduzione di un organismo mondiale dotato del potere di stampare moneta, disciplinare i rapporti tra debitori e creditori, ed emettere una valuta sovranazionale, il bancor, che i Paesi avrebbero utilizzato come riserva valutaria.

La delegazione Usa, guidata dall’economista e sottosegretario al Tesoro Harry Dexter White, si oppose a questa proposta e riuscì, gettando la forza militare Usa sul piatto della bilancia, ad imporre una linea più ‘minimale’ mirante a costituire un’entità sovranazionale che stabilizzasse i tassi di cambio e ad insignire il dollaro dello status di moneta di riferimento internazionale. La divisa statunitense sarebbe stata ancorata all’oro (per un valore fisso di 35 dollari ad oncia), mentre le altre valute sarebbero state a loro volta agganciate al dollaro nell’ambito di un sistema a cambi fissi. Il che rappresentò un passo avanti rispetto al vecchio Gold Standard, che obbligava a ciascun Paese aderente a fissare arbitrariamente il rapporto tra la propria moneta e l’oro senza coordinarsi con le altre nazioni.

Da Keynes, gli Stati Uniti ripresero quindi l’idea di dar vita ad un organismo sovranazionale e, strappando l’assenso ai proprio alleati, decretarono la nascita del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), una istituzione incaricata di gestire i prestiti nei confronti dei Paesi in difficoltà attingendo alle proprie riserve costituite dalla ricchezza versata da ciascun Paese membro in base alle sue quote di partecipazione, proporzionali alle riserve in oro detenute nei forzieri delle rispettive Banche Centrali. A questo organismo venne inoltre conferito l’incarico di monitorare le oscillazioni dei tassi di cambio tra le varie monete, affinché non superassero la soglia massima del 10%. Al Fmi venne inoltre affiancata la Banca Mondiale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, chiamata a promuovere, attraverso vari finanziamenti, i progetti finalizzati allo sviluppo economico di tutti i Paesi estranei all’egemonia sovietica. Questo nuovo sistema monetario stabilito a Bretton Woods, meglio noto come Dollar Exchange Standard, saldò quindi il vincolo tra dollaro ed oro suggellando l’egemonia della moneta statunitense, che venne impiegata da quel momento in poi come valuta di riferimento internazionale per il commercio di generi alimentari, metalli e, soprattutto, petrolio, materia prima dall’impareggiabile valore strategico.

Il processo di consolidamento di questo sistema fu però tutt’altro che costante e lineare. Tra il 1945 ed il 1947 Washington decise infatti di modificare alcuni aspetti dell’accordo di Bretton Woods relegando a un ruolo marginale la Gran Bretagna sia nello sviluppo della politica monetaria internazionale che nel processo di ricostruzione del capitalismo europeo. Secondo i disegni originari di Bretton Woods, si sarebbe infatti dovuta attuare una fase di transizione contrassegnata dalla non convertibilità delle monete utilizzate nei Paesi sconfitti e dal ruolo dominante di una valuta principale, cioè il dollaro, affiancata da una sussidiaria, ovvero la sterlina. Fu in base a questo progetto che la Gran Bretagna assunse la responsabilità di fornire aiuti economici alla Turchia e alla Grecia. Quest’ultima, in particolare, stava assumendo un’importanza crescente in quanto teatro di una sanguinosa guerra civile tra la resistenza esercitata prevalentemente dalle forze comuniste e il governo appoggiato dagli anglo-statunitensi.

L’esecu­tivo di Washington fece leva sulla guerra civile greca per convincere il Congresso della necessità di arginare le forze comuniste in Europa, al fine di mitigare le pulsioni isolazioniste che tendevano a spopolare in patria e a giustificare la presenza costante delle truppe statunitensi sul territorio europeo. La campagna propagandistica anti-sovietica lanciata negli Usa venne ben presto diffusa anche all’interno del ‘vecchio continente’, ponendo le basi per la creazione della North Atlantic Treaty Organization (Nato, fondata nel 1949) e l’innalzamento del primo perimetro difensivo dello schieramento occidentale con l’installa­zione dei missili nucleari Cruise e Pershing nella Repubblica Federale Tedesca, in Italia, in Belgio e in Olanda.

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