sabato, Maggio 8

Come cambierà il Senato?

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Il superamento del bicameralismo perfetto o paritario e la riforma del Titolo V approderà alla Camera dei Deputati il prossimo 11 gennaio per l’approvazione definitiva. Nel testo di legge è prevista una diminuzione del numero dei Parlamentari al Senato, mentre alla Camera dei Deputati rimarrà invariato. Il testo di legge (C.2613-B), dopo alcuni iter parlamentari, è stato approvato lo scorso 13 ottobre al Senato ed è passato subito dopo al vaglio della Camera.

 

Dal bicameralismo perfetto al differenziato: come cambia il Senato

Il 17 novembre 2015 la Commissione Affari Costituzionali ha concluso l’esame  e l’Assemblea competente ha espresso parere favorevole, senza ulteriori modifiche. Il nuovo testo introduce innanzitutto una forma di bicameralismo differenziato che, pur garantendo la sopravvivenza di Camera e Senato, apporta delle sostanziali modifiche, attribuendo ruoli e competenze differenti. Tra le modifiche apportate, la ridefinizione delle funzioni del nuovo Senato e la previsione in base alla quale l’elezione dei Senatori da parte dei consigli regionali avviene in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo di tali organi.

Il testo di legge prevede, inoltre, il superamento del bicameralismo paritario, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V, cioè della Seconda parte della Costituzione. Ma cosa cambierà oggi nel nuovo sistema bicamerale?  «Si passerà da un sistema in cui esiste un bicameralismo perfetto, in cui le due Camere hanno le stesse funzioni a un bicameralismo differenziato, in cui la sola Camera esprimerà l’indirizzo politico. Il Senato della Repubblica esprimerà rappresentanza degli enti territoriali. La competenza del Senato sarà molto diversa da quella della Camera. Nel bicameralismo perfetto, le due Camere svolgono le medesime funzioni così da ponderare meglio le decisioni di volta in volta assunte. Nel bicameralismo differenziato, le funzioni ogni Camera si distinguono a seconda della sua vocazione specifica», afferma il Professor Giovanni Guzzetta, docente di Diritto Pubblico presso l’Università di Tor Vergata di Roma.

 

Il CNEL è stato soppresso?

Saranno introdotti in Costituzione dei limiti nella presentazione dei decreti d’urgenza, alcune modifiche al sistema di sistema di elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale da parte del Parlamento; la soppressione della previsione costituzionale delle province e la riforma del riparto delle competenze tra Stato e regioni (riforma del titolo V). Infine, avverrà la definitiva soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL).

Su quest’ultimo aspetto, la Riforma prevede che tale ente sia definitivamente smantellato, cosa che ad oggi non è ancora avvenuta del tutto. Il CNEL (Consiglio Nazionale per L’Economia e il Lavoro), infatti, continua a costare 7 milioni di euro l’anno di spese correnti per la manutenzione. Inoltre, è notizia degli ultimi giorni che è stato concesso anche un premio di produttività agli ultimi 65 dipendenti rimasti, che vanno incrementare i già lauti stipendi.

 

La ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni

Tale modello emergeva già nel disegno di legge sulle ‘Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo e alla ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni. Qui si ribadisce cheLa potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”.

 

Regionalismi e autonomie dei territori

I seggi del Senato saranno occupati dai rappresentanti istituzionali provenienti dai territori, in proporzione alla loro estensione e agli interessi correlati. Ma non vi è il rischio che, nelle decisioni legislative, prevalgano interessi campanilistici o condizionamenti settoriali lontani dall’interesse dello Stato?

«Se si adotta una scelta nel senso del decentramento o del federalismo e se per interessi settoriali si intendono le istanze dei territori, queste non possono non esserci. Ma non è una patologia bensì una fisiologia. Se invece si è contrari al decentramento e si abbraccia la tesi di uno Stato unitario allora una camera rappresentativa dei territori non si giustifica. In questa riforma, il Senato dovrebbe rappresentare l’interesse dei territori. Ma, a differenza di quanto avviene ad esempio nel BUndesrat tedesco, anche per i senatori italiani varrà il principio della libertà di mandato. Essi non saranno vincolati alle istruzioni provenienti dagli organi che li hanno espressi», continua il Professor Guzzetta.

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