domenica, Aprile 11

Come aumentare la produttività in Brasile? field_506ffb1d3dbe2

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Rio de Janeiro – Come risolvere il problema della bassa produttività del lavoratore in Brasile?

Miglioramenti nell’educazione, aumento degli investimenti in tecnologie nelle varie imprese, lavoro congiunto tra specialisti universitari sono alcuni dei suggerimenti che abbiamo raccolto dagli esperti cui ci siamo rivolti. Gran parte degli economisti brasiliani afferma che in un contesto di basso impiego è necessario aumentare la produttività dei lavoratori per accelerare la crescita economica del Paese. Sulla necessità di investire in educazione, tanto a livelli base quanto a quello medio e supesuper-io sono quasi tutti d’accordo.

L’unico a metterla in secondo piano è Marcelo Manzano, economista della Unicamp.

Non è la qualità della manodopera che farà aumentare il tasso di produttività del Brasile. La produttività del lavoro non dipende dalla qualità e dalla competenza del llavoratori ma dall’intensità con la quale le innovazioni tecnologiche sono implementate nel processo produttivo” ci dice Manzano.

“In nessun momento della storia del mondo la qualità ha stimolato la produttività. La relazione è stata sempre inversa. Succede che molti economisti fanno analisi simili a quelle degli ingegneri che valutano opere già pronte: vedono un paese che è riuscito ad elevare il suo tasso di produttività e sono convinti che in questo paese ci sia un elevato numero di lavoratori competenti. Senza dubbio la qualità dei lavoratori cresce se aumenta la produttività, così come cresce se quando vengono introdotte innovazioni produttive. Ma la causa e’ sempre l’investimento. La produttività e’ determinata dal volume e dal ritmo dell’investimento in macchine strumenti tecnologici. Dato che in Brasile i tassi di interesse sono proibitivi e il cambio favorisce l’acquisto di beni intermediari provenienti dall’estero, invece di investire in innovazione il settore manifatturiero preferisce denazionalizzare la sua produzione e mantenere così la sua competitivita. Non ci sono dubbi sul fatto che abbiamo bisogno di migliorare i tassi di produttività affinché il Brasile possa continuare a crescere e al tempo stesso ridurre l’ancora elevata disuguaglianza di rendita che ci caratterizza. Ma è necessario considerare anche che è molto difficile misurare la produttività del lavoro. Per esempio: si è parlato molto rispetto alla bassa produttività del lavoro in Brasile negli ultimi anni. Eppure i numeri nascondono parte della produttività poiché un terzo dei posti di lavoro creati dal 2003 sono di lavoratori che già erano impiegato nelle imprese, ma non erano registrati, ovvero lavoratori che già contribuivano a quella produzione, senza però apparire nel calcolo della produttività.L’altro problema che distorce i risultati dipende dalla rapida inclusione di una grande massa di lavoratori nelle occupazioni di più bassa rendita e minore qualificazione professionale”.

Ja Haruo Ishikawa, del Sinduscon-SP, che rappresenta le imprese della costruzione civile, è convinto che chi si affaccia oggi nel mondo del lavoro presenta troppe lacune a livello di educazione basica per poter scegliere con cognizione di causa cosa diventare. Secondo Ishikawa non sono in grado di decidere la propria professione in base a tre criteri: che cosa vogliono fare, che cosa sanno fare e in quale area professionale la domanda e’ maggiore. Per questo, secondo Ishikawa, fanno scelte sbagliate pregiudicando così la produttività della manodopera.

E la bassa produttività di un settore può condizionare tutti gli altri, spiega Jorge Arbache, economista della UnB. Secondo lui, dato che le imprese sono ogni giorno più interdipendenti tra loro, quelle che registrano un calo di produttività trascinano di conseguenza anche tutte le altre.

Arbache suggerisce di stabilire un percorso nazionale unico, valorizzare l’educazione professionale migliorare le tecnologie e l’ambiente fisico delle imprese. “Quello che si può fare e sviluppare politiche che riducano le enormi disparità di capitale umano tra i lavoratori e tra le imprese. E’ necessario stabilire obiettivi minimi di conoscenza e competenza per gli studenti e per le scuole; distribuire risorse finanziarie e umane ( professori, coordinatori, ecc..) in maniera proporzionale, stabilire un percorso di istruzione standard che consenta a tutti di avere disposizione materiale didattico adeguato, sviluppare politiche professionali adeguate alle diverse imprese. E ancora: bisogna portare l’educazione professionale al centro del dibattito e migliorare le tecnologie, gli strumenti e l’ambiente fisico in cui il lavoratore attiva le sue funzioni”.

Rogerio Cesar de Souza dello Iedi (Istituto di studi per lo sviluppo industriale) ritiene fondamentale l’interazione costante e la sintonia tra le imprese e le università e cita come esempio l’ ITA, l’Istituto tecnologico di aeronautica, una delle migliori strutture scolastiche del Brasile, che funziona Interagendo costantemente con Embraer, tra le migliori imprese di fabbricazione di aerei.

Le imprese“, ci dice l’esperto, “devono incentivare i funzionari, creare programmi che qualifichino la manodopera. E devono farlo in maniera mirata. L’ideale sarebbe unire le imprese alle università, agli istituti di ricerca, fare in modo che collaborino come già succede in altri paesi come negli Stati Uniti. E poi dobbiamo investire nell’istruzione di base, media e superiore. Come? Dobbiamo ripensare gli aspetti dell’istruzione generale e dell’istruzione tecnica. Abbiamo bisogno di nuovi e buoni tecnici“.

Fernando de Holanda Barbosa Filho, economista dell’Ibre-FGV, pensa che le imprese investono poco sia nei lavoratori che nelle imprese stesse, sconfortati dai risultati economici del Paese.

Se la situazione economica migliorasse, se le imprese cominciassero ad investire di più e di nuovo, questo favorirebbe la produttività della manodopera“, afferma l’economista.

I lavoratori devono avere strumenti e risorse a disposizione e devono sapere usare queste tecnologie. Ossia, bisogna tenere presenti due punti: e’ necessario migliorare la qualità del capitale umano attraverso l’educazione e bisogna stimolare l’investimento in capitali. Gli indici di matricola dell’istruzione media sono bassi: meno del 55% degli adolescenti vanno a scuola. Questo rappresenta un grande problema perché le nuove tecnologie richiedono competenza ed esperienza pratica.Le imprese offrono corsi di specializzazione mirati ma pensano ‘ non voglio fornire una formazione generale all’impiego perché potrebbe lasciarmi e sfruttare questa formazione in un altro posto. Questo non succede solo in Brasile. Quello che succede solo qui e’  che la nostra legislazione in qualche modo stimola il ricambio, la rotazione. C’è un accordo tacito in base al quale il lavoratore non investe nell’azienda e l’azienda non investe nel lavoratore. La rotazione costante e’ pregiudiziale perché inibisce l’investimento che le aziende potrebbero fare per correggere l’errata formazione della manodopera. Altro aspetto importante e’ l’investimento dell’azienda nell’azienda stessa. La generale situazione economica ha spento prospettive e progetti di investimento. Si lavora utilizzando macchine meno moderne e questo ovviamente pregiudica la produttività“. 

 

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