venerdì, ottobre 19

Come l’America Latina può fare di più con molto meno Ecco il nuovo studio della Inter-American Development Bank sulla spesa pubblica in America Latina

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L’analisi sulla spesa pubblica in America Latina e nei Caraibi rivela sprechi e inefficienze diffusi; lo sottolinea lo studio Better Spending for Better Livesdella Inter-American Development Bank. I ricercatori si sono occupati di esaminare se gli stati in questione spendono troppo o troppo poco, se gli investimenti sono sufficienti affinché il futuro sia migliore e se tali spese influiscono -e in che modo- sulla disuguaglianza.

Ogni anno, le spese che l’Amministrazione pubblica spreca in nome di una piuttosto chiara inettitudine, costano all’America Latina e ai Caraibi circa 220 miliardi di dollari, una cifra che sarebbe chiaramente sufficiente a sradicare uno dei principali problemi di queste zone: la povertà ancora estrema. Proprio quella spesa inefficiente di cui parliamo sarebbe la causa del blocco della crescita latinoamericana; una ruota viziosa che ha prodotto una conclamata impossibilità nel fornire con successo i più importanti servizi pubblici come l’istruzione, la sanità e la sicurezza, ma anche investimenti adeguati da destinarsi, ad esempio, al miglioramento delle infrastrutture o al capitale umano. 

Dall’approfondimento incrociato dei fattori suddetti, si evince che gli sprechi potrebbero raggiungere il 4,4% del PIL della regione e, se cosi è, la buona notizia è che sembrerebbe ampio  lo spazio per migliorare i servizi di base senza necessariamente spendere più risorse. In altri termini, per raggiungere con successo lo status di reddito medio, i paesi dell’America Latina e dei Caraibi non devono necessariamente spendere più denaro, ma devono, invece, focalizzarsi sullo spenderlo in maniera più efficiente. «Possiamo fare di più nella regione con meno», ha affermato Carola Pessino, specialista della divisione fiscale e municipale della IDB nonché capo-redattrice del report. Per risollevarsi basta avere la consapevolezza dei propri errori e «investire nelle aree di spesa che hanno il più alto tasso di rendimento sociale».

Ma vediamo meglio quali sono le due principali cause di questa inefficienza amministrativa.

La responsabilità grava soprattutto su alcuni paesi della regione che spendono più di quanto suggerito per il loro livello di sviluppo, e non solo: lo fanno senza le necessarie istituzioni fiscali per rendere questi livelli di spesa sostenibili e a lungo termine. «In linea di principio, non c’è niente di sbagliato nel soddisfare le richieste di maggiori spese, purché questa mossa non comprometta la crescita e venga accompagnata da tasse più elevate e da altre istituzioni fiscali che assicurino la sostenibilità», si legge nella pubblicazione. Tale politica, inoltre, porta spesso a crisi che annullano tutto il bene fornito da una maggiore spesa pubblica o possono portare a processi di aggiustamento lunghi e costosi.

In secondo luogo, come l’esperienza di molti di questi territori insegna, i paesi con livelli di spesa inferiori a quelli previsti per il loro livello di sviluppo, se non hanno pianificato metodi sostenibili per pagare la spesa, dovrebbero astenersi dall’incrementarla. Naturalmente, questo implica anche un’analisi approfondita della necessità di servizi pubblici migliori, cosa che solitamente viene presa sottogamba, ma anche un incremento della sostenibilità per le istituzioni affinché siano poi capaci di rendere l’aumento della spesa pagabile non solo nei periodi positivi, ma anche in quelli più bui.

I dati sono allarmanti. La spesa pubblica in America Latina e nei Caraibi ha, infatti, superato 1.900 miliardi di dollari nel 2016, mentre beni e servizi prodotti valevano più di 5,3 trilioni di dollari. In questi territori, la spesa pubblica consolidata è in media il 29,7% del PIL, cioè, di quasi 6 punti percentuali in più rispetto agli inizi degli anni 2000. Il problema principale è  che i livelli di investimenti pubblici necessari per garantire la crescita futura hanno perso più di 8 punti percentuali nel bilancio, rispetto ai numeri relativi alle spese effettuate. L’investimento pubblico pro capite è aumentato solo del 5% -in linea con i livelli di più di 30 anni fa- mentre è aumentato di oltre il 50% in tutte le altre regioni del mondo. E’ evidente che qualcosa non va.

A proposito di disuguaglianza, ad esempio, secondo il rapporto, nei paesi più avanzati, le imposte dirette e i trasferimenti di denaro riducono questa piaga del 38%; diversamente, nei 16 paesi dell’America Latina il calo è solo del 4,7%. «La mancanza di professionalità, negligenza, corruzione, o una combinazione di questi, gonfia il costo degli input per la spesa pubblica» si legge nel rapporto. Se le imposte fossero assegnate in un modo più efficiente tra i diversi settori e programmi governativi per ottenere obiettivi concreti ed a lungo termine, le cose andrebbero -con molta probabilità- diversamente.

L’America Latina, certo, non ha poi un gran successo se si parla di buona gestione delle politiche. Ciò è in parte dovuto alla messa a punto probabilmente errata di alcuni programmi di trasferimento, in particolare se si parla di spesa per la sicurezza sociale. Inoltre, come si legge nella pubblicazione, «sebbene la regione abbia affrontato adeguatamente programmi di trasferimento volti a togliere le nuove generazioni dalla povertà, poco è stato fatto per correggere i programmi di assicurazione contro la disoccupazione, in effetti, uno strumento chiave per affrontare i cicli per coloro che ne hanno più bisogno».

Ma perché nonostante il conclamato freno alla crescita a lungo termine, i cittadini dell’America Latina e dei Caraibi preferiscono i trasferimenti alla spesa? Secondo il report, ] sarebbe dovuto al fatto che le persone non si fidano dei loro governanti e, quindi, piuttosto che spendere denaro per il futuro, preferiscono il ritorno a breve termine per ottenere denaro più velocemente. Sebbene ciò -ovviamente- possa aiutare a risolvere i bisogni immediati, allo stesso tempo, blocca gli investimenti nelle infrastrutture e nel capitale umano che rimangono puntualmente inadeguati e ad un livello basso per garantire l’opportuna crescita. Per ovviare a questa tendenza, i governi dovrebbero spingere a spendere invitato a pensare al futuro e non solo il presente. 

La mancanza di fiducia, inoltre, aumenta anche il malcontento relativamente alle tasse più elevate, poiché i cittadini non credono che chi amministra il denaro pubblico, spenderà fondi aggiuntivi in ​​modo responsabile, e cioè, per i servizi di cui la popolazione ha maggiormente bisogno. E come dar loro torto?

 «I trasferimenti di denaro tendono a diminuire la povertà nel breve periodo. Di solito non sradicano la povertà e la disuguaglianza nel lungo periodo», ha detto la Pessino. «La fiducia può essere riguadagnata solo quando i cittadini si accorgono del fatto che i loro governi si stanno impegnando per l’efficienza in tutti i settori e che i loro soldi sono stati messi a frutto». E’ semplice:  se ti do fiducia, gradirei un ritorno e non l’ennesimo raggiro.

Secondo la redattrice dello studio, «i governi della regione stanno migliorando la loro responsabilità fiscale dagli anni ’90 formalizzando i processi di bilancio», ma il punto è che si continua a perdere miliardi di dollari ogni anno a causa di frodi e corruzione. Siamo alle solite. «La corruzione qui si mescola con l’inefficienza», ha affermato la Pessino. «Stai mettendo più soldi ma stai ottenendo molto meno nei risultati». 

Cosa bisognerebbe fare secondo la  Inter-American Development Bank? Insieme alla diagnosi la relazione offre diverse raccomandazioni politiche su come migliorare l’efficienza della spesa pubblica. Il rapporto raccomanda, innanzitutto, ai paesi di spendere meglio, prestando più attenzione al momento storico che si sta vivendo e a dove nel ciclo economico vengono spese più risorse. Molti stati, infatti, sono stati poco attenti e hanno deciso di aumentare gli stipendi e le pensioni del settore pubblico durante i periodi migliori dal punto di vista economico, ma non sono stati in grado di diminuire la spesa durante una crisi. Questo ha lasciato meno denaro disponibile per la spesa in conto capitale in un’economia divenuta più debole e, quindi, in grado di mettere a repentaglio gli investimenti privati. Questa politica ha diversi difetti: «i paesi dovrebbero seguire le politiche di spesa espansiva in tempi difficili invece di tagliarli, e questa politica espansiva dovrebbe essere attuata con spese in conto capitale, i cui moltiplicatori sono maggiori di quelli delle spese correnti. Altrimenti, i paesi si sparano due volte in piedi: in primo luogo, seguono politiche contraccettive in tempi difficili, e in secondo luogo, quando si espandono, si concentrano sulle spese in conto capitale per fare il lavoro, precisamente il tipo di spesa più espansiva, come il più grande moltiplicatore».

Altra cosa su cui puntare è l’adeguamento dei bilanci, da dividere settore per settore, per aggirare qualunque inefficienza tecnica. Mediante un metodo di analisi costi-benefici a medio e lungo termine si potrà meglio determinare come spendere i fondi pubblici per migliorare la gestione delle spese dei servizi civili e fornire, quindi, alla popolazione ciò di cui si ha bisogno. Ma non solo. Così facendo, si otterrà più trasparenza ed i cittadini potranno avere maggiori informazioni sui modi in cui vengono spesi i fondi pubblici. «La nostra regione si è concentrata sul miglioramento della sostenibilità del sistema, compresi i processi, ma ora dobbiamo migliorare il modo in cui allochiamo la spesa», ha affermato la Pessino. Massimo controllo, massima efficienza.

Speriamo solo che qualcuno tenga conto di tutto questo.

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