domenica, Ottobre 17

Come affrontare la migrazione Le risposte dai convegni alla Camera e presso il MAE

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In questo convulso periodo di acute crisi mediorientali, flussi di rifugiati senza precedenti e clamorose fortificazioni europee, si dibatte spesso della questione della migrazione.

Se ne dibatte in vari contesti, dal bar ai salotti televisivi alle tribune politiche. Di solito se ne dibatte con una buona dose di demagogia, condita di atavici pregiudizi e luoghi comuni infondati. Gli slogan più popolari sostengono che gli immigrati rubano il lavoro agli autoctoni, vanno ad accrescere le fila della criminalità organizzata e disorganizzata, prosciugano risorse non destinate a loro, e insidiano donne e cultura locali.

Il dibattito coinvolge anche sedi istituzionali. Di migrazione si è parlato alla Camera dei Deputati con il convegnoImmigrazione: unopportunità economica’, lo scorso 18 dicembre (Giornata mondiale dell’immigrazione). Se ne è parlato ancora martedì 12 gennaio, alla Farnesina, con il convegno Migrazioni e relazioni internazionali: lagenda ItaliaAfrica’. In entrambi i casi si è cercato di andare oltre la demagogia ed affrontare il tema in maniera organica.

Nel corso del suo intervento introduttivo, il Presidente della Camera, Onorevole Laura Boldrini, ha dato risalto a questioni poco considerate o sottovalutate. Fedele al tema economico del convegno, ha esposto alcuni dati – poi rilanciati dal Presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia. Il primo dato è che il contributo dei migranti al PIL italiano nel 2013 è stato dell8,8% (a fronte di una presenza di stranieri in Italia poco superiore all’8% della popolazione residente). Parliamo di 123.072 miliardi di euro (fonte IDOS, 2015). E ancora, tra entrate e uscite riconducibili e lavorati immigrati il saldo è positivo: circa 3 miliardi di euro (nel 2013, circa 16,6 miliardi di euro in entrata e 13,5 miliardi di euro in uscita).

Nel computo dei costi e dei benefici, Boldrini ha anche ricordato la questione pensione. La non portabilità delle pensioni implica che un lavoratore straniero, che abbia versato contributi previdenziali in Italia e si sia poi trasferito altrove, lasci questi contributi nelle casse dello Stato italiano. I titolari di pensioni di invalidità, vecchiaia o superstiti stranieri sono solo lo 0,2% di tutti i beneficiari (fonte IDOS, 2015).

Sarebbe più giusto che le pensioni fossero portabili, sostiene Boldrini, cosa che oltretutto favorirebbe la migrazione circolare – cioè il rientro degli immigrati nei Paesi di origine. Boccia rilancia presentando i dati sull’imprenditoria straniera. Aumentano le imprese individuali straniere. Le aziende il cui titolare o la maggioranza dei soci siano nati all’estero sono 524.674 (fonte IDOS, 2015). Massimo Livi Bacci, intervenuto nel contesto del convegno di martedì, ha ricordato che di questi imprenditori stranieri, moltissimi sono cittadini marocchini, titolari di imprese a carattere commerciale modeste, spesso ambulanti. Essi fanno parte dei circa 3,5 milioni di contribuenti stranieri in Italia (su un totale di presenze regolari di oltre 5 milioni).

A sfatare il mito degli immigrati che sottraggono il lavoro agli Italiani, i dati sulla disoccupazione. La crisi non ha affatto risparmiato i lavoratori stranieri: 16,9% il tasso di disoccupazione, mentre quello degli Italiani si attesta al 12,2% (fonte IDOS, 2015). Inoltre, i lavoratori stranieri sono più facilmente vittime di infortuni sul lavoro (il 14,4%).

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