mercoledì, Maggio 12

Colpi di stato crescono, specie contro le donne Due ricerche ci dimostrano come lo strumento del colpo di Stato continua essere straordinariamente moderno

0

Negli ultimi due anni, la cinquantottenne Grace Mugabe è diventata sempre più attiva politicamente, dichiarando più volte il suo desiderio di succedere al marito in veste di Presidente dello Zimbabwe. Solo una settimana prima del colpo di Stato, Mugabe ha destituito il suo vice, Emmerson Mnangagwa, per promuovere Grace in quella posizione. A questo proposito proponiamo la ricerca di Theresa Schroeder della Radford University e Jonathan Powell dell’Università della Florida centrale, che riconosce in Paesi con a capo donne in veste di leader, una probabilità più elevata di far fronte ad un colpo di Stato, lì dove sussiste un Esercito che possieda le abilità per eseguirlo.

A conferma di questa ipotesi, è il caso di Corazon Aquino, la prima donna Presidente delle Filippine, sopravvissuta a quattro tentativi di colpo di Stato. O ancora, Benazir Bhutto, la prima donna primo ministro del Pakistan, ed anche la prima alla guida di un governo democratico in un Paese a maggioranza musulmana. Bhutto, nel 1995, ha affrontato un duro tentativo di colpo di Stato. Gli autori della ricerca, affermano che una possibile spiegazione di questa tendenza, è che le leader femminili potrebbero rappresentare minacce dirette agli interessi dei generali. Le donne, ad esempio, sono più propense a favorire una riduzione della spesa militare o politiche meno aggressive, come nel caso di Aquino. Un’altra motivazione, è tratta dalla convinzione, giusta o sbagliata che sia, che una donna arrivi a ricoprire la carica di leader politico solo come conseguenza di legami familiari o coniugali.

Come sottolineano Schroeder e Powell, questa lettura non è del tutto infondata: in alcune parti del mondo, le dirigenti femminili hanno ottenuto incarichi in modo sproporzionato attraverso legami familiari. Un sondaggio che hanno citato ha rilevato che il 33% delle dirigenti femminili in carica dal 1960 al 2007 aveva un legame di parentela con importanti politici. Tuttavia Schroeder e Powell avanzano solo un’ipotesi, nessun dato definitivo. Lo stesso Powell sottolinea che, nello Zimbabwe, molte donne hanno combattuto per l’indipendenza del Paese nella guerra di Rhodesian Bush. Tra le veterane della guerra c’era anche Joice Mujuru, che in seguito ricoprì il ruolo di vice Presidente per un decennio, senza dover affrontare, apparentemente, nessuna interferenza militare.

Il genere può anche risultare determinante nell’esecuzione di un colpo di Stato. Pianificare un colpo di Stato di successo richiede un livello significativo di ragionamento strumentale, ovvero la tendenza a servirsi di altre persone come strumenti per raggiungere i propri obiettivi. Una tendenza ‘machiavellica ’, che implica l’intenzione e la capacità di usare tattiche manipolative, una visione cinica della natura umana, un disprezzo per la morale convenzionale, e può manifestarsi diversamente negli uomini e nelle donne. Lo studio conclude che gli uomini potrebbero essere più inclini a intraprendere forme di manipolazione assertiva e violenta, mentre le donne potrebbero ricorrere a tattiche ingannevoli, segrete e nascoste, come voci e pettegolezzi.

Altri studi si sono concentrati sugli effetti reali che intercorrono tra un golpe e la democratizzazione di un Paese. Quali conseguenze avrà il colpo di stato? Porterà davvero alla democratizzazione, o finirà per essere un mero cambio di regime interno? I colpi di Stato fanno bene alla democrazia? È ciò che si sono chiesti George Derpanopoulos, Erica Frantz, Barbara Geddes e Joseph Wright, nel formulare l’analisi: Are coups good for democracy? Si tratta di uno studio che si basa su modelli di Stato di tipo repressivo, e non democratico, analizzando come e quanto i golpe hanno influito sulla politica interna degli Stati, dal 1950 al 2014. Il 18 Febbraio 2010 le truppe militari hanno preso d’assalto il palazzo presidenziale nigeriano, arrestando il presidente Mamadou Tandja. Si formò il Consiglio Supremo per la Restaurazione della Democrazia (CSRD) volto a governare il Paese e fare del Niger un esempio di democrazia e di buon Governo. I cosiddetti ‘colpi buoni’ contro le dittature, effettuati per spianare la strada alla democrazia, si sono verificati in diversi luoghi: dal Portogallo nel 1974, al Mali nel 1991, alla Guinea Bissau nel 2000.

Paul Collier scrisse che: «i colpi di Stato e la minaccia di colpi di Stato possono essere un’arma significativa nel promuovere la democrazia», ed anche Thyne and Powell sono sostenitori della stessa tesi. Infatti, la minaccia di un colpo di Stato, potrebbe incutere timore ai vertici della leadership, spingendo i Governi ad attuare misure più liberali.

Lo studio di George Derpanopoulos, Erica Frantz, Barbara Geddes e Joseph Wright, invece, parte descrivendo le 3 possibilità che i nuovi leader politici, dopo un colpo di Stato possono attuare: potrebbero optare per un radicale cambio di regime, per un rimpasto della leadership o per una scelta democratizzante. I dati riportano che il caso ‘vincente’ del Niger, che è riuscito ad affermarsi come Stato democratico, risulta essere un caso isolato. Infatti, almeno la metà di tutti i colpi di Stato (56%) durante la guerra fredda, e il 50% dal 1990 al 2015, hanno ottenuto come risultato l’istituzione di nuovi regimi autoritari. In realtà da quest’analisi si evince che la correlazione tra colpi di Stato e democratizzazione è statisticamente insignificante, mentre quella tra i golpe e l’establishment di nuove dittature è decisamente più robusta.

Un altro aspetto fondamentale che viene messo in luce, è il rapporto che intercorre tra colpi di Stato e l’aumento della repressione. Analizzando le fonti si ricava che durante il periodo della guerra fredda, la repressione ha subito un aumento nei casi in cui la conseguenza del golpe è stata l’istituzione di una nuova dittatura, come con quanto accaduto in Guinea nel 2008. I dati post-guerra fredda, risultano essere simili, con la differenza che la dittatura che viene istituita dopo il golpe, risulta ancora più repressiva, ed attua maggiori atrocità nei confronti dei cittadini. Nei pochi casi dove dopo il golpe si è istituita una democrazia, invece, l’analisi mostra una diminuzione della repressione.

Negli anni che vanno dal 1990 al 2014 si registrano 30 colpi di Stato falliti, sette con un risultato democratico, sette con un cambio di regime e cinque dopo i quali è stato effettuato un rimpasto della leadership. Le morti, tranne nel casi di rimpasto, sono aumentate dopo i golpe, e c’è stato solo un caso in cui dopo il golpe le morti sono diminuite, tra l’altro si trattò di un colpo di Stato fallito. Gli autori di Are coups good for democracy?, spiegano come recentemente, diversi studiosi hanno contestato l’interpretazione standard che configura i colpi di Stato come una pratica anti-democratica, sostenendo che i golpe possono essere un mezzo per l’instaurarsi della democrazia. La loro analisi nasce proprio per dare un freno a quest’eccessivo ottimismo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->