lunedì, dicembre 17

Colombia, una destra in divenire Analisi delle elezioni legislative colombiane insieme a Luca Altieri, ricercatore per l’Istituto di Studi Internazionali San Pio V e per La Sapienza di Roma.

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Si sono tenute ieri, domenica 11 marzo, le elezioni legislative per la Camera e il Senato in Colombia. Secondo quanto riportano più fonti, i primi risultati mostrerebbero una destra sempre più forte, dipingendola quasi come favorita per le prossime elezioni presidenziali previste a maggio. Secondo i risultati di ieri, il Congresso previsto per il 2018-2022 si presenta con una maggioranza del Centro Democratico, ma non assoluta.

È proprio questo il principale ostacolo per la creazione di un nuovo Governo coeso e stabile in Colombia. Non c’è la maggioranza assoluta. In vista delle presidenziali a maggio, ai partiti  spetta un mese di duro lavoro, volto a cercare alleanze strategiche e funzionali al raggiungimento del potere.

Il risultato elettorale di ieri, considerando la mancanza di una maggioranza assoluta, è sintomo di un dato fondamentale per comprendere l’attuale scenario socio-politico in Colombia. Dalle percentuali delle elezioni è possibile dedurre l’immagine di un elettorato estremamente polarizzato, un quadro che purtroppo non appartiene solo all’America Latina, ma che tocca oggi giorno anche l’Europa.

Ieri i colombiani sono corsi in massa alle urne. La possibile nota positiva data dall’alto tasso di partecipazione, però, è stata rovinata da diversi episodi di frode e problematiche relative alla mancanza di schede in alcuni municipi. Ad esempio, come ha riporta ieri ‘El Tiempo, lUfficio Investigativo Tecnico (CTI) della Procura ha arrestato José Antonio Perlaza Parra, marito del sindaco del comune di La Cumbre nella Valle del Cauca, Blanca Liliana Montoya, accusandolo di presunti crimini di concussione e costrizione all’elettore.

Però, la grande novità alle elezioni di ieri erano Las Farc, il nuovo attore politico che, dopo aver abbandonato le armi con l’accordo raggiunto nel 2016, si è presentata per la prima volta alle elezioni.

La Colombia di oggi si trova ad affrontare molteplici sfide, dalla corruzione, alla sfiducia dell’elettorato nella classe politica e nelle Istituzioni. Si aggiunge poi la lotta ramata dell’ELN – Esercito di Liberazione Nazionale -, un attore paramilitare che è andato a sostituire las Farc, e che continua a disinnescare episodi di violenza quotidianamente. C’è, poi, il problema del narcotraffico e le armi, la questione dei rifugiati venezuelani che in massa oltrepassano il confine e, infine, l’alto tasso di disuguaglianza che alimenta, inevitabilmente, il malcontento delle fasce più basse della popolazione.

È questo il pacchetto completo che erediterà il prossimo Presidente della Colombia.

Non resta che aspettare l’appuntamento politico con le presidenziali di maggio. Solo allora si riuscirà a capire quale sarà il futuro del Paese, ovvero se opterà per una svolta a destra o meno.

Nel frattempo abbiamo analizzato le elezioni di ieri insieme a Luca Altieri, ricercatore per l’Istituto di Studi Internazionali San Pio V e per La Sapienza di Roma.

In base alle elezioni di ieri, quali sono i partiti che ne sono usciti ‘vincitori’ e quali quelli ‘vinti’? Quali sono, ad oggi, i partiti favoriti per la futura carica presidenziale in Colombia?

Questo è sostanzialmente il core business delle elezioni di ieri notte in Colombia, vale a dire la provvisorietà di questo dato. Quello di ieri è una sorta di primo turno mascherato in funzione delle presidenziali di fine maggio. La destra sicuramente si presenterà come favorita, però non nella sua versione ufficiale, quanto invece in veste di outsider con il grande ritorno di Alvaro Uribe. infatti, se c’è un vero vincitore nelle legislative di ieri è proprio l’ex-Presidente appena menzionato con il suo centro-democratico. Il suo partito – Centro Democratico –  si presenta come primo, in un panorama dove le forze conservatrici prevalgono sicuramente rispetto alla sinistra istituzionale, e alla sinistra delle Farc. Quest’ultime rappresentavano la prima vera grande novità di questo primo turno elettorale, ma non sono state certo premiate dalle urne – hanno raggiunto solo il 6.4%. Ciò nonostante, las Farc avranno 10 seggi ( 5 alla camera Alta e 5 alla Camera Bassa) garantiti grazie all’accordo per la rinuncia alle armi raggiunto qualche tempo fa.

Oltre ad Alvaro Uribe, quali sono gli altri leader politici che ne escono vincitori? E quali sono, invece, i principali candidati alla carica presidenziale in Colombia?

Uribe tecnicamente non può candidarsi alla carica presidenziale. Nelle primarie che si sono svolte congiuntamente alle legislative, il candidato Ivan Duque di Centro Democratico – partito di Uribe – ha sbaragliato il centro destra. Il suo avversario sarà Gustavo Petro – nelle primarie del centro sinistra ha ottenuto una vittoria altrettanto esorbitante. Petro è l’ex-sindaco di Bogotà, ed è il candidato del partito Colombia Humana. Quest’ultimo rappresenta la sinistra, ma non istituzionale, bensì anche lui si propone come outsider. Ci saranno, poi, anche altri candidati, come German Vargas Lleras, un pò la continuità con l’attuale Presidente Juan Manuel Santos, ma anche Sergio Fajardo, ex-sindaco di Medellin, o Juan Carlos Pinzon, l’ex- ministro della difesa. Si tratta, comunque, di personaggi dell’establishment, ognuno dei quali ha i suoi referenti nelle forze economiche e sociali del Paese.

I risultati emersi dalle elezioni di ieri non hanno assegnato la maggioranza assoluta a nessun partito. Ne deriva l’immagine di un elettorato estremamente polarizzato. Da cosa è dovuta questa polarizzazione in Colombia?

C’è una forte delusione dell’elettorato legata al principale problema della Colombia, ovvero la redistribuzione della ricchezza. Da un lato il Paese ha una crescita costante – analizzando le statistiche, il PIL è sempre sopra il 3% -, dall’altro però il Paese non ridistribuisce. Di conseguenza, emergono fasce di povertà molto importanti. Si aggiunge, poi, la variabile interagente del Venezuela. Quotidianamente migliaia di venezuelani fanno la spola con un triste pendolarismo della sopravvivenza. Partono da alcuni stati venezuelani per recarsi in Colombia. Questo genera diversi problemi tra le masse della popolazione per  quanto riguarda, ad esempio, l’approvvigionamento dei beni di prima necessità. Basta pensare che per le elezioni di ieri hanno dovuto chiudere la frontiera con il Venezuela.

Secondo Cinthia J. Arnson, Direttore del programma per l’America Latina presso il Woodrow Wilson International Centre for Scholars a Washington, in Colombia ci sarà sicuramente uno spostamento politico verso destra. Lei cosa ne pensa?

Le elezioni legislative dicono questo, anche se poi con le presidenziali si ragiona in termini diversi. Basta pensare che, sin da subito, Ivan Duque ha riconosciuto chiaramente come assai pericoloso che la Colombia accetti il modello venezuelano. Gustavo Petro, il candidato della sinistra (dietro il quale alcuni vedono la presenza venezuelana) genera comunque timore nei suoi avversari. Infatti, se la Colombia non riesce a risolvere le problematiche relative alla redistribuzione della ricchezza, allora – seppur con tutti i suoi limiti attuali nel contesto di difficoltà in cui si trova – il Venezuela continua ad essere un esempio. Non si deve dimenticare che le masse con la presidenza di Hugo Chavez hanno potuto risollevare la testa. E chi può negare che le masse e il proletariato colombiano non seguano quell’esempio, dando magari fiducia a Petro?

Il rischio c’è. Attualmente, però, la campagna elettorale vede grandi disponibilità economiche nel centro destra di Duque. Gustavo Petro, invece, ha dovuto terminare in anticipo la sua campagna elettorale per mancanza di risorse. Però, non solo la Colombia, ma anche altri Paesi in America Latina – e altrove – ci hanno insegnato che la democrazia rappresentativa, quando va alle urne, spesso lascia dei risultati sorprendenti.

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