venerdì, Luglio 1

Colombia: tanti climi, tante ricchezze field_506ffbaa4a8d4

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Expo può anche essere un’occasione per allargare la rete di distribuzione commerciale. La Colombia in particolare ha organizzato incontri con le regioni italiane. Come si è sviluppato il progetto?

Questo tema ci interessa moltissimo e sono fiero di dire che grazie a Expo stiamo riuscendo a ritoccare verso l’alto la posizione del ‘brand Colombia’, sia nella percezione del visitatore comune che a livello di business. Con le regioni italiane presenti sul Cardo, e rappresentate anche a livello istituzionale, stiamo portando avanti un discorso legato al know-how: in Colombia infatti alcune produzioni sono ancora molto basiche, e l’Italia in questo senso può aiutare molto con le sue conoscenze in campo agroalimentare. Discutevo col vostro Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, delle grandi fiere internazionali dove si presentano enormi macchinari per la lavorazione dei campi o per l’industria alimentare; ebbene, noi invece siamo interessati a un’agricoltura più piccola per proprietà più piccole, a misura di cooperativa. In questo senso possiamo imparare tantissimo dai processi di creazione di valore della microagricoltura italiana, sia in termini di produttività ma anche per la gestione qualitativa del prodotto come tale. Dal punto di vista commerciale, invece, vogliamo spiegare bene agli esportatori del made in Italy agroalimentare che il nostro Paese si sta candidando a diventare un hub per i prodotti europei in tutta l’America Latina: grazie ai numerosi trattati di libero scambio, un prodotto semilavorato italiano finito in Colombia avrebbe facile accesso all’enorme mercato del Sud America e, col trattato recentemente firmato di cui le parlavo, anche a quello statunitense.

 

In Colombia è attivo da decenni il programma di apprendistato SENA. Quali sono le caratteristiche del progetto?

Il SENA è un programma nazionale gratuito di formazione professionale nato nel 1957 per mettere in contatto scuola e lavoro; da noi le ditte private devono per legge assumere un certo numero di iscritti al SENA. Tra l’altro a breve arriverà in Italia una missione che ha l’obiettivo di creare dei programmi di scambio lavorativo nel vostro Paese, perché vogliamo far sperimentare ai giovani colombiani le vostre realtà lavorative in campo agroalimentare. Inoltre questi scambi hanno il vantaggio di mostrare all’investitore italiano la qualità del capitale umano in Colombia per eventuali investimenti futuri.

 

La Colombia è anche tristemente famosa per le coltivazioni di coca, con tutte le conseguenze che conosciamo bene in termini di narcotraffico. Qual è la situazione oggi, a che punto siamo nella lotta al fenomeno dal punto di vista prettamente agricolo?

Bisogna precisare che in Colombia le attività collegate al narcotraffico non sono tanto di tipo agricolo, ma riguardano i passaggi di raffinazione e vendita finale. Sono altri i Paesi dell’America Latina che hanno coltivazioni intensive della pianta di coca, la quale è prima di tutto un elemento culturale e un vero e proprio alimento. E da quei territori la pasta di coca entra clandestinamente in Colombia per essere lavorata. Da noi invece sono presenti coltivazioni illegali nel sud del Paese, ma siamo intenzionati a combattere il fenomeno, grazie a un programma governativo di riconversione. Tra l’altro abbiamo avuto l’orgoglio di portare a parlare qui a Expo un piccolo produttore di cacao che prima coltivava coca, un bell’esempio di abbandono dell’illegalità. Il Ministero dell’Agricoltura vuole aiutare questi contadini, spesso incolpevoli perché forzati a produrre coca, e sta spingendo molto la riconversione, ad esempio con la pianta del Sacha Inchi, che ha i più alti contenuti di Omega 3. Omega 6 e 9 attualmente scoperti.

 

Qui a Expo si è svolto un evento sul Porto di Cartagena. Perché per la Colombia è così importante sviluppare il trasporto marittimo?

Vista la vicinanza al Canale di Panama vogliamo fare di questo porto un hub di carico e scarico per le grandi navi transcontinentali, oltre che una porta di accesso al Sud America. Già oggi Cartagena è tra i primi cinque porti del Sud America, ma con il recente raddoppio del Canale panamense vogliamo crescere di pari passo.

 

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