mercoledì, Dicembre 1

Colombia, possibile la pace stabile Intervista a Alessandro Politi sulla "buona strada intrapresa" dai negoziatori FARC e Governo

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Una volta firmati gli accordi bisognerà passare alla pratica. I temi del disarmo e della smobilitazione delle milizie sembrano quelli che creano più tensione tra le parti in causa, secondo lei quali saranno le difficoltà che il Governo incontrerà in questo processo?

Il processo di disarmo e smobilitazione riguarda entrambe le parti, perché entrambe hanno l’interesse di aprire una nuova pagina della storia della Colombia. A volte la forma è molto importante per garantire la sostanza. Vorrei ricordare che l’IRA, ad esempio, non ha disarmato, ma ha derubricato le proprie armi, quindi ha garantito politicamente che quelle armi non verranno più usate, ma non sono state consegnate nelle mani delle forze britanniche. Questo serve da un punto di vista simbolico per evitare delle dinamiche di immagine di resa, o di scarsa legittimità sostanziale, di un lungo e doloroso processo di violenza politica. Però, conta la sostanza e questa riguarda entrambe le parti; i capi delle AUC si sono apertamente lamentati di essere stati consegnati ed estradati negli USA una volta che avevano deciso di disarmare, e questa è ancora una cosa che tocca, tutto sommato, poche persone: una percentuale più importante di questi squadroni della morte è entrata in dinamiche criminali. Peraltro, questo è successo anche in alcuni casi di banditismo, dopo la liberazione, quindi queste sono dinamiche viste in tanti altri conflitti e toccano anche gli ex guerriglieri e gli ex terroristi. Poi c’è la dinamica della politica, nel suo complesso, che deve garantire la sicurezza personale della leadership ex guerrigliera, perché se si ripete quello che già è successo decenni fa, in cui gli squadroni della morte hanno liquidato sistematicamente un’intera formazione politica di sinistra, allora non siamo più nel simbolismo, ma nella sostanza. Però, credo che entrambe le parti, che comunque non esauriscono lo spettro degli interessi presenti in Colombia, sanno quale enorme potenziale ha in mano il Paese se raggiunge la pace. Potenziale non solo politico e ideale, ma anche concretamente economico, e questo credo sia una base di negoziato non trascurabile.

 

Quali altre criticità dovrà affrontare la Colombia nella fase successiva alla firma degli accordi?

Una delle più delicate è capire se la Colombia ha bisogno o no dell’aiuto di parti terze per meglio implementare gli eventuali accordi. Questione molto delicata, sia di sostanza che di simbolo, ma che, in realtà, a volte permette di usare professionalità e soprattutto terzietà politiche che facilitano questo tipo di accordo. Io spero che la prossima presidenza statunitense, qualunque essa sia, continui a mantenere la linea di questo Presidente che si è detto disponibilissimo, secondo le modalità richieste dalle parti, ad aiutare il processo. Così come spero che l’UNASUR, come entità politica nel suo insieme, sia in grado di fornire un aiuto valido e prezioso per meglio facilitare certi processi, poiché nessuno di noi vuole che si ripeta, per esempio, il disastro di Haiti, dove, sostanzialmente, la situazione è molto problematica. Quindi il pacchetto negoziale è chiaramente un progetto arduo, perché rimette in discussione equilibri, o squilibri, che si è cercato di mantenere con la violenza per più di un secolo. I problemi sono l’agenda di negoziato, però, se si riesce a firmare e a far ratificare internamente questo, riducendo l’area di dissenso violento, che si spera non ci sia, ma è prevedibile che possa esserci, allora, forse, l’intervento da parte di attori capaci di aiutare in modo concreto questo processo di pace, a qualunque livello, che può essere politico, simbolico, di ONG, di assistenza sociale o economico potrebbe essere molto utile. La pace è una pianta delicata che va nutrita nel modo migliore, se questo aiuto terzo è necessario spero che venga richiesto e fornito nel modo migliore.

 

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