venerdì, Maggio 7

Colombia, la coca intralcia i negoziati di pace

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Benché l’unità anti-narcotici colombiana sia consapevole che il business dietro queste piantagioni non appartenga ai piccoli coltivatori indigeni colombiani, ma al narcotraffico e alle organizzazioni criminali, ha deciso comunque di portare avanti lo sradicamento forzato di numerose piantagioni, come nella località di Tumaco (una delle zone dove si concentra la maggior parte dei campi di produzione di coca in Colombia). Non si considera però il fatto che sradicare una piantagione di coca non comporta un danno immediato per il narcotraffico o il crimine organizzato, ma mette in serie difficoltà solo i poveri coltivatori colombiani, i quali non possiedono alcuna alternativa per sopravvivere. Le organizzazioni dei ‘cocaleros’ – coltivatori di coca – in Colombia non sono, infatti, contrari a un piano di produzione sostitutivo, ma chiedono dei tempi brevi di una sua applicazione. Se le forze governative continuano a sradicare le piantagioni di coca, senza però fornire un’alternativa reale ed efficiente, i contadini colombiani, nel mentre, di che cosa vivranno? Serve, quindi, un piano alternativo che sia innanzitutto plausibile, e che sia inoltre in grado di fornire nell’immediato un’attività di produzione alternativa per i coltivatori colombiani.

Oltre ciò, è necessario un cambio di mercato a livello internazionale volto ad agevolare l’accesso al mercato legale per questi coltivatori. Senza questi due fondamentali fattori, per la Colombia risulta impossibile arginare la problematica relativa alla produzione di coca, o comunque, cotinuare sulla linea degli sradicamenti forzati, si rischia solo di alimentare un sentimento di rabbia e disappunto tra i coltivatori locali.

Oltre ciò, il Paese si trova in un momento alquanto critico da gestire. Sono, infatti, diverse le questioni che il Governo colombiano sta affrontando quest’anno, come l’introduzione delle Farc nel panorama politico nazionale, un processo delicato, che richiederà tempo, impegno e dialogo. Bogotà deve, inoltre, affrontare l’ormai ‘eterno’ problema del narcotraffico, per non parlare dell’enorme flusso di migranti venezuelani in fuga dalla dittatura di Nicolas Maduro, che cercano rifugio nel Paese. Secondo ‘El Nacional‘, circa 25mila venezuelani oltrepassano ogni giorno il confine, e ad oggi si parla di circa 150 mila immigrati venezuelani che arrivano e si stanziano illegalmente in Colombia. L’immigrazione venezuelana – se non esodo – è un’ulteriore sfida che il Governo colombiano si trova ad affrontare da tempo, sfida da non sottovalutare, visto il suo notevole impatto sociale e sull’economia del Paese ospitante. Una volta elencate le molteplici sfide per il Governo di Juan Manuel Santos, c’è da chiedersi se la Colombia riuscirà a gestirle e ad affrontarle contemporaneamente e soprattutto in maniera equa ed efficiente.

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