domenica, Settembre 19

Colombia: il plebiscito della pace field_506ffb1d3dbe2

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È la decisione di voto più importante della nostra vita’ così il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha salutato il 18 luglio l’approvazione da parte della Corte Costituzionale del referendum per dare effettiva legalità ai contenuti dell’accordo tra governo e FARC. Approvazione che ora rimette nelle mani del governo l’onere di ultimare il documento d’accordo in collaborazione con l’alto comando della milizia guerrigliera con lo scopo di renderlo pubblico il prima possibile. Una volta ufficializzato il tutto lo stesso documento dovrà essere reso pubblico al fine di una chiara e completa lettura da parte del popolo che da quel momento a minimo un mese verrà convocato per esprimere il proprio consenso/dissenso sui contenuti esplicati.

Cronologicamente si ipotizza per il 23 agosto il raggiungimento dell’ufficialità del documento di pace per poi giungere al più al 23 ottobre per una consulta popolare. Al popolo colombiano si chiedere di votare SI per l’accettazione dei contenuti dell’accordo e NO per declinare lo stesso. La Corte Costituzionale ha altresì fissato al 13% (circa 4,4 milioni di voti) il quorum necessario al SI per essere costituzionalmente riconosciuto oltre ovviamente a dover rappresentare la maggioranza dei voti rispetto al NO. In numeri si richiede che sui circa 17 milioni di colombiani aventi diritto al voto, minimo 4,5 milioni dovranno esprimere il proprio favore ai contenuti del documento di pace e allo stesso tempo dovranno rappresentare la maggioranza rispetto ai NO. Solo in questo modo la pace sarà siglata in modo inequivocabile tra governo e FARC e solo in questo modo la Colombia potrà voltare finalmente pagina abbandonando un clima di terrore che per oltre 50 anni ha regalato indegne e vergognose statistiche: circa 300 mila morti, quasi 7 milioni di persone che hanno dovuto abbandonare i propri luoghi d’origine per non soccombere alla violenza ed oltre 45 mila desaparecidos.

Una pace quindi dovuta per un popolo che ad oggi è stato protagonista passivo di una vera e propria guerra civile e che ha intravisto uno spiraglio di pace nel 2012 quando i dialoghi presero il via in Norvegia per poi trasferirsi a Cuba all’inizio del 2013 e qui si è trattato sino ad oggi. Tra alti e bassi si è passati molto spesso dal pessimismo all’euforia in breve tempo per giungere ad un punto di non ritorno dalla pace finale ovvero lo scorso 23 giugno con la definizione della deposizione delle armi da parte delle FARC. Data storica che tuttavia necessità dell’approvazione insindacabile del popolo colombiano per essere certezza del futuro. Santos ha la possibilità di finire nella storia del Paese quale presidente capace di portare la pace dopo innumerevoli tentativi naufragati nel sangue della violenza, ma da qui al prossimo ottobre sarà anche il tempo dei sostenitori più o meno espliciti del NO.

Tra questi di sicuro vi sarà l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe da sempre al centro di una campagna antagonista ad ogni dialogo con le milizie rivoluzionare. Uribe durante la sua stessa presidenza fu artefice di una violenta repressione dei guerriglieri attivando vere e proprie cacce all’uomo dove purtroppo il confine tra guerriglieri e civili si era rarefatto. Parliamo nello specifico di ciò che verrà ricordato come scandalo del ‘falsi positivi’ ovvero la mattanza di civili, poi camuffati da guerriglieri per giungere facilmente al fine ultimo di riscuotere la taglia promessa dal governo. Distorsione di una guerra civile che finisce ovviamente con il trasformare le istituzioni da garanti della pace e dei diritti civili a parte integrante di un meccanismo di violenza gratuita. Facile quindi dedurre come gli uribisti si schiereranno platealmente per il NO o l’astensione. Ma forse meno espliciti saranno paramilitari, narcotrafficanti e multinazionali straniere che a sostegno del NO attiveranno tutti i canali a loro disposizione. I paramilitari, ovvero milizie di mercenari diffuse in tutto il Paese, dal conseguimento della pace perdono uno dei più sicuri clienti ovvero il governo. Molto spesso le istituzioni si affidavano a queste milizie private per fare il lavoro sporco ed eliminare fisicamente gli antagonisti rivoluzionari. Paramilitari che finiscono inoltre con il cadere al centro dell’attenzione governativa una volta siglata la pace che a quel punto sarebbe minata solo dalle loro azioni e da quelle dei narcotrafficanti.

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