giovedì, Maggio 6

Colombia e USA, prosegue l'alleanza field_506ffb1d3dbe2

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Obama Colombia

Il rapporto tra Stati Uniti e Colombia è uno dei più duraturi, profondi e controversi dello scacchiere geopolitico del continente americano. La scorsa settimana, centonovant’anni dopo la Firma dell’Anderson–Gual Treaty, il primo accordo bilaterale degli States con un altro Paese americano, la special relationship tra Bogotà e Washigton è stata riconfermata dopo la visita del Presidente Juan Manuel Santos a Barack Obama presso la Casa Bianca.

Sembrano già lontane le tensioni causate a luglio dallo scandalo sullo spionaggio della National Security Agency (NSA) ai danni di numerose nazioni del globo, tra cui la stessa Colombia, che aveva chiesto un immediato chiarimento da parte del Governo americano sulla questione. Anche un’interferenza come questa non ha del resto scalfito un processo che ha portato i due alleati ad approfondire costantemente i propri rapporti negli ultimi anni. Non è un caso che proprio Santos sia stato il primo (l’unico, in effetti) a cercare una distensione con il governo statunitense per superare l’imbarazzo causato dalla vicenda.

Dall’insediamento di Santos, nell’agosto del 2010, i due Presidenti si erano già incontrati tre volte, ma quest’ultimo meeting è stato indicato come il più significativo, specialmente per la natura degli argomenti sul tavolo. La centralità dei temi economici rispetto a quelli sulla sicurezza ha infatti caratterizzato il colloquio di due ore e mezza tra i presidenti, dimostrando come la Colombia cerchi un’interazione sempre più paritaria con il potente alleato, meno legata al supporto finanziario e logistico, e alle relative e inevitabili contropartite, a favore di una partnership strategica e commerciale.

Una possibile prova della diminuzione della subalternità della Colombia nei confronti degli USA sembra essere la riduzione progressiva degli aiuti economici erogati da Washigton dedicati alla lotta contro le FARC e al contrasto al narcotraffico. Nonostante Bogotà sia ancora lo Stato latino-americano che riceve più supporto economico -quest’anno sono stati ben 300 milioni di dollari- si tratta della cifra più bassa degli ultimi quindici anni.

La diminuzione degli aiuti, unita all’efficace ma contestato Trattato di libero commercio tra i due paesi, entrato in vigore il 5 maggio del 2012, hanno dunque dato a Santos la percezione di poter andare finalmente a Washington senza ‘il sombrero abbassato per chiedere aiuto’, come ha dichiarato lo stesso egli stesso in una intervista radiofonica.

I colloqui di pace in corso a Cuba tra le Forze armate rivoluzionarie colombiane (FARC) e il Governo hanno avuto un ruolo centrale nel confronto, ma si è parlato più di come affrontare il prosieguo delle trattative piuttosto che di contrasto armato alla guerriglia. Per questo entrambi gli statisti hanno sottolineato con vigore l’importanza dell’agenda di pace in programma, con Obama che appoggia con convinzione i dialoghi dell’Avana iniziati proprio sotto l’impulso della Presidenza di Santos. L’agenda riceve un sostegno quasi unanime sia in Colombia che negli USA, con le sole voci fuori coro dell’ex Presidente colombiano Alvaro Uribe e della frangia repubblicana più intransigente, che contesta il ruolo di arbiter svolto dal regime castrista.

Una delle preoccupazioni principali di Santos è legato perciò alle elezioni di mid-term del prossimo novembre negli USA, quando i repubblicani potrebbero ottenere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. Se questi dovessero avversare il processo di pace, il Presidente perderebbe l’appoggio di un prezioso alleato. Anche in quest’ottica va letta la scelta di nominare come nuovo ambasciatore a Washington Luis Carlos Villegas, che precedentemente era coinvolto del team di negoziazione, ma ha anche diversi legami con settori industriali degli USA.

In effetti il supporto statunitense rivestirà senza dubbio un ruolo chiave nella buona riuscita dei round di negoziazione. Non solo nel corso delle trattative, ma soprattutto nel complesso processo di implementazione delle decisioni condivise tra lo Stato colombiano e i capi della guerriglia che seguirà. L’importanza dell’aiuto statunitense è sottolineato in un documento pubblicato dal Gruppo di lavoro sull’America Latina, il Centro per la Politica Internazionale e altre organizzazioni, in cui si consiglia a Washington, nell’ipotesi di una conclusione positiva dei dialoghi, di «riorientare gli aiuti dall’assistenza militare verso l’implementazione degli accordi di pace», nella prospettiva di «programmi di smobilitazione e reintegro, supporto per le vittime di violenze e meccanismi di riparazione e giustizia».

Anche di War on drugs si è parlato, ma nella prospettiva di un ritiro progressivo degli aiuti finanziari statunitensi dedicati alla sicurezza interna, dato il clima più sicuro che comincia a respirarsi in Colombia. Questi aiuti verranno d’altra parte reindirizzati verso programmi congiunti in cui le Forze Armate colombiane si occuperanno di addestrare militari in diversi Stati caraibici e dell’America Centrale. In pratica gli USA stanno delegando maggiori responsabilità in tema di sicurezza all’esercito colombiano, che a sua volta è stato addestrato, soprattutto durante la Presidenza di George W. Bush, da ufficiali della Marina, dell’Aviazione e dell’Esercito degli States. Una più stretta collaborazione tra i due eserciti in centroamerica è stata ribadita durate un evento tenutosi a Washington dal Ministro della Difesa colombiano Juan Carlos Pinzón. Infine sono stati affrontati problemi di politica interna colombiana che riguardano i diritti civili, in particolare la restituzione delle terre a chi vi era stato estromesso e i diritti dei lavoratori.

Nel 2011 la Colombia ha approvato la Legge sulle vittime, che si proponeva di restituire i campi a quei contadini -si stima ammontino a cinque milioni di persone- privati delle proprie terre a causa della guerriglia da parte delle FARC o dei gruppi paramilitari attivi nel Paese. Nonostante gli anni intercorsi, molte vittime non hanno potuto avere giustizia, specialmente per timore di ritorsioni da parte di chi li aveva cacciati. Allo scopo di consentire un’applicazione più efficace delle norme in vigore, sono stati destinati nuovi fondi da parte dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID) per un totale di 68 milioni di dollari. Questi fondi verranno destinati a ‘espandere la copertura della protezione legale dei diritti di proprietà, rafforzando l’azione del Governo colombiano.

Per quanto riguarda i diritti lavorativi, il discorso si lega all’approvazione del già citato Trattato di libero commercio del 2012, che assieme a un benefico aumento dei commerci ha anche portato scompiglio nel mercato del lavoro, specialmente in quello agricolo. Da gennaio centinaia di sindacalisti sono stati minacciati e alcuni sono stati uccisi, in un clima di violenza da parte dei datori di lavoro, spesso spalleggiati da organizzazioni paramilitari. Per ovviare all’impunità che spesso caratterizza questi crimini nei confronti dei lavoratori, gli USA avevano inserito, allegato al Trattato, un Piano di azione per il lavoro, che obbligava i legislatori colombiani a promuovere la protezione dei sindacati e migliorare la posizione dei lavoratori. Dati gli scarsi risultati ottenuti finora, i due Stati hanno ora deciso di approfondire l’impegno in questo settore con una serie di incontri per monitorare meglio i progressi del Piano di azione.

 

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