martedì, Aprile 13

Colombia al voto, tra uno scandalo e l'altro A pochi giorni dalle elezioni, il risultato rimane incerto

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Juan Manuel Santos Colombia

Mancano pochi giorni alla fatidica data del 25 maggio, quando i colombiani si recheranno alle urne per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Senza dubbio, questa verrà ricordata come una delle più controverse campagne elettorali nella storia recente dello Stato sudamericano, infiammata da attacchi personali, scandali e inchieste giudiziarie a non finire.

A contendersi la guida del Paese sono cinque candidati, ma la corsa si è presto ristretta a un duello tra il liberale Juan Manuel Santos, Presidente uscente nonché leader del Partito della U, e Óscar Iván Zuluaga, conservatore appartenente al Centro Democratico. Entrambi ex ministri, rispettivamente alla Difesa e al Commercio del Governo di Álvaro Uribe Velez, che ha preceduto Santos alla guida del Paese, i due politici sono ora avversari dopo che Uribe e parte del Partito della U sono passati all’opposizione creando una nuova formazione politica. Uribe, terminato il limite dei due mandati consecutivi (2002-2010) che la Costituzione gli consentiva, aveva inizialmente supportato Santos come suo successore. Tutti si aspettavano che l’ex ministro della Difesa avrebbe dato continuità alla linea politica adottata in precedenza.

Eppure, in questi quattro anni di Governo, malgrado sui temi economici abbia mantenuto la politica basata sul libero commercio del predecessore, il Presidente ha sorprendentemente e radicalmente voltato pagina nei confronti dei guerriglieri marxisti delle FARC (Forze armate rivoluzionarie colombiane), abbandonando la strategia basata sulla repressione militare e dando inizio a un processo di pacificazione per chiudere il cinquantennale conflitto tra Stato e ribelli. Uribe non ha gradito, e si è consumata la rottura. Nonostante i negoziati di pace, che tra alti e bassi stanno faticosamente avanzando a Cuba da più di un anno, e il relativo operato del Governo nella sua gestione fosse l’argomento cardine su cui ci si aspettava si sarebbe giocata la campagna, una serie di scandali incrociati ha monopolizzato la contesa.

Il primo è arrivato dagli Stati Uniti, dove un narcotrafficante, dall’interno di un carcere di massima sicurezza, avrebbe parlato del coinvolgimento di J.J. Rendon, un venezuelano che stava dirigendo la campagna elettorale di Santos, con i cartelli colombiani della droga. Questi avrebbero versato ben 12 milioni di dollari all’entourage del Presidente, attraverso la mediazione di Rendon, per evitare l’estradizione verso gli USA di alcuni membri della loro organizzazione criminale.

Rendon, pur negando il suo coinvolgimento a livello economico, ha ammesso di aver avuto contatti con i trafficanti e si è immediatamente dimesso. Uribe ha poi contribuito a complicare la situazione, dichiarando che, di quei 12 milioni, due sono stati utilizzati per finanziare la campagna elettorale che ha portato all’elezione del Presidente nel 2010. Nonostante Uribe abbia spergiurato di avere testimoni e prove del racconto, non le ha ancora fornite.

In un ulteriore colpo di scena, anche Zuluaga si è trovato al centro di uno scandalo, quando la rivista Semana ha pubblicato uno scoop che rivelava come uno dei suoi collaboratori, tale Sepulveda, avesse hackerato le poste elettroniche dei funzionari impegnati all’Avana nei negoziati con le FARC, al fine di carpire informazioni utili per sabotare il dialogo. Le dichiarazioni indignate di Zuluaga, che ha negato qualunque coinvolgimento con il personaggio, si sono trasformate in un clamoroso boomerang, quando un video, sempre pubblicato da Semana, ha mostrato un dialogo tra lo stesso Zuluaga e Sepulveda, in cui i due discutono del materiale intercettato e di come farne uso.

Il putiferio scatenatosi ha visto tutti gli altri candidati chiedere a gran voce la rinuncia alla candidatura da parte di Zuluaga, che ha negato la veridicità del filmato, dichiarandosi vittima di un complotto ordito dai santisti. Prima che gli scandali scompaginassero la scena politica in vista delle elezioni, il testa a testa tra i due principali candidati sembrava privare Santos della certezza assoluta di una riconferma. Il Presidente godeva di alte percentuali nei sondaggi, dando l’impressione di poter vincere agevolmente. Lo sciopero degli agricoltori, che da anni si oppongono alle politiche di apertura commerciale del Governo per le ripercussioni della concorrenza estera sul settore, avevano fatto precipitare Santos al 18% dei consensi, ma col passare del tempo il Presidente si era ripreso nei sondaggi.

Eppure, la lentezza del dialogo con le FARC e lo scandalo Rendon avevano portato a un aumento della popolarità di  Zuluaga e degli altri candidati, che avevano progressivamente eroso il consenso per Santos. Il Centro Democratico sembrava poter addirittura sorpassare il Partito della U come numero di voti ottenuti al primo turno (se il primo candidato non raggiunge la maggioranza assoluta del totale dei voti, va al ballottaggio col secondo). La minaccia di un avversario ritenuto inoffensivo ha spinto a una forte polarizzazione tra i due candidati di punta, sfociata in una guerra sporca, una negative campaign in stile statunitense, dove ogni mezzo pareva lecito per screditare l’avversario.

In questo contesto, i rispettivi programmi politici sono passati in secondo piano. Perfino le FARC sono cadute momentaneamente nel dimenticatoio. Gli altri tre candidati, Clara López del Polo Democratico Alternativo, Enrique Peñalosa dell’Alleanza Verde e Marta Lucia Ramirez del Partito Conservatore potrebbero godere, da un lato, di una maggiore credibilità di fronte all’elettorato, permettendo loro di guadagnare voti dai delusi. D’altra parte, il fatto che l’opinione pubblica si stia concentrando quasi totalmente sugli scandali intorno ai due principali contendenti potrebbe avere l’effetto contrario, emarginandoli dal dibattito in corso.

Eppure, con quest’ultimo, forse decisivo colpo alla popolarità di Zuluaga rappresentato dal video con Sepúlveda, Penalosa e il centrosinistra potrebbero fare la parte del terzo che gode. In un contesto regionale che vede una netta predominanza delle sinistre, anche in Colombia ci sono vasti strati della popolazione che chiedono un deciso cambio di paradigma dopo decenni di monopolio politico da parte del liberal-conservatorismo.

Malgrado gli indiscussi risultati economici ottenuti dalla politica economica delle destre, che rendono la Colombia uno degli Stati latino-americani con i più alti tassi di crescita, alcuni settori hanno sofferto i contraccolpi dell’apertura commerciale degli ultimi anni. Settori che vedono in Peñalosa un candidato credibile per chiudere il periodo di duopolio del centro e delle destre. Se Zuluaga dovesse crollare a causa dello scandalo dell’hacker, Penalosa lo sorpasserebbe, e si finirebbe al ballottaggio tra lui e Santos. Nella redistribuzione delle alleanze e degli appoggi, non è da escludere che sia Penalosa a risultare, clamorosamente, vincitore, inaugurando una nuova stagione politica per la Colombia e regalando alle sinistre del subcontinente, già predominanti, un ulteriore e prezioso alleato.

 

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