sabato, Ottobre 16

Colombia, accordo con FARC e problema di Giustizia L’accordo di pace sembra sempre più vicino, ma la popolazione accetterà i compromessi?

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Lo scorso 15 dicembre, a Cuba, il Governo colombiano e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) hanno firmato, dopo tre anni di negoziazioni, un accordo relativo al quinto punto dell’agenda che dovrebbe portare all’accordo di pace definitivo entro il 23 marzo prossimo. Il tema è stato quello delle vittime del conflitto, uno dei più spinosi da trattare poiché, dal 1958 fino al cessate il fuoco provvisorio del 2012, i morti sono stati più di 218 mila, di cui l’81% civili e solo la restante parte tra i combattenti. L’essere giunti ad un’intesa su questo argomento, quindi, spiana la strada per realizzare davvero quella pace che prima sembrava improbabile.

Gli impegni presi riguardano vari ambiti che mirano a creare un sistema di verità, giustizia, riparazione e garanzia di non ripetizione, ovvero che contenga tutti gli elementi fondamentali per la creazione di una pace stabile e duratura. Le scelte più significative riguardano la nascita di una Commissione per la verità e la riconciliazione, in cui entrambe le parti dovranno ammettere le proprie colpe per creare una narrativa univoca di ciò che è accaduto; l’istituzione di un’unità speciale per la ricerca delle persone scomparse, con cui anche i guerriglieri dovranno collaborare, e l’istituzione di un Tribunale speciale per la Pace che dovrà giudicare i crimini avvenuti durante il conflitto, le cui pene non riguarderanno soltanto gli anni di carcere da scontare, ma anche le misure di risarcimento delle vittime.

In questo modo l’accordo di pace potrà annoverare i tre elementi considerati fondamentali per il successo della transizione dal conflitto alla pace: verità, giustizia e riparazione. È però risaputo che è quasi impossibile bilanciare in modo perfetto tutti e tre i livelli senza rischiare che una delle parti, delusa dagli accordi, ricominci la lotta. L’accordo colombiano non fa eccezione e, allo stato attuale, sembra privilegiare verità e riparazione, a discapito della giustizia. Il capo della delegazione di pace del Governo colombiano, Humberto de la Calle, ha dichiarato che non ci sarà nessuna caccia alle streghe, ma che allo stesso tempo non verrà lasciato spazio all’impunità. Per contro Iván Márquez, capo negoziatore delle FARC, ha sostenuto che la milizia rivoluzionaria non ha nessun interesse a vedere i nemici in carcere, ma preferisce lavorare con loro per costruire una nuova società. In pratica, ciò che interessa alle FARC in questa fase è assicurarsi la possibilità della partecipazione politica.

Il problema principale è che né il Governo né le FARC hanno davvero intenzione di punire i responsabili dei reati dovuti alla guerra, in quanto sono entrambi colpevoli; in effetti anche le Forze Armate governative sono accusate di essere responsabili del sequestro e della sparizione di molti colombiani. Allo stesso tempo, però, la Colombia ha degli obblighi internazionali dovuti all’adesione ad alcuni trattati, tra cui in particolare lo Statuto di Roma, secondo cui i crimini più atroci non possono restare impuniti. Ne è risultato che il Tribunale speciale per la Pace perseguirà chiunque sia responsabile di crimini gravi e violazioni dei diritti umani, in accordo coi trattati internazionali, quali: il genocidio, la tortura, i crimini contro l’umanità, i gravi crimini di guerra, la presa di ostaggi o altre gravi privazioni della libertà, la violenza carnale e altre forme di abuso sessuale, lo sfollamento forzato, le esecuzioni extragiudiziarie, la scomparsa forzata e il reclutamento di minori. Per tutti gli altri crimini è stata richiesta un’amnistia, per cui nessuno pagherà e anche le persone già arrestate nel corso del conflitto potranno fare ricorso al tribunale speciale, per tornare in libertà o per far rivalutare l’entità della pena.

Anche nel caso dei crimini sopra elencati, però, le pene stabilite sono piuttosto lievi; si prevede infatti che se gli imputati decidono di collaborare confessando, per i reati più gravi la pena edittale potrà andare tra i cinque e gli otto anni, mentre per quelli più lievi tra i due e i cinque anni. Per tutti gli altri reati, se ammessi, i colpevoli non dovranno fare alcun giorno di carcere e la pena sarà tramutata in un obbligo di dimora o di tornare tutte le sere a dormire in un luogo stabilito, insieme alla riparazione per le vittime e a lavori socialmente utili. In caso di non collaborazione con la giustizia, invece, le pene potranno andare dai 5 ai 20 anni.

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