giovedì, Maggio 13

Col ‘canguro’ finisce il bicameralismo perfetto

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E il leghista Roberto Calderoli si è mostrato diffidente sulla paternità dell’emendamento ‘canguro’: «Voglio vedere le copie autentiche, la firma autentica. Ho massima stima di Cociancich, che non solo è un galantuomo ma anche un ottimo senatore che lavora sempre. Posso anche notare come ieri era scuro e che nulla è stato illustrato del suo emendamento anche se era nella potestà del senatore». Calderoli riferisce che Cociancich «avrebbe detto a più persone che ignorava la portata del suo emendamento», motivo che ha scatenato i sospetti del senatore leghista. «Chiedo di verificare non già la volontà del senatore, voglio sapere chi ce lo ha portato quell’emendamento, se la firma è a prova di perizia calligrafica». Ai dubbi di Calderoli si aggiungono quelli di Giovanni Endrizzi, del MoVimento 5 Stelle: «Dobbiamo verificare quella firma, sarà molto semplice capire cosa c’è dietro se lei non lo fa», dice al Presidente del Senato Pietro Grasso. Che per regolamento però ha le mani legate, «seguendo la prassi tutte le firme si considerano autentiche fino a prova contraria, finché colui che ha sottoscritto disconosce la sua firma», spiega Grasso.

Maurizio Gasparri di Forza Italia ha le idee chiare su chi ci sia dietro, «bisogna aggiungere una firma all’emendamento, quella di Paolo Aquilanti», segretario generale di Palazzo Chigi. «Penso di avere l’età per non chiedere il permesso a nessuno», ribatte il diretto interessato Roberto Cociancich. «L’emendamento l’ho formulato la settimana scorsa, è il frutto di quello che ho sempre detto negli interventi in aula, basta riprendere i resoconti parlamentari». A sua difesa, Cociancich sostiene che l’emendamento «non vuole impedire nulla. Dà delle funzioni ben definite al nuovo Senato, che avrà così un ruolo di raccordo tra Regioni e Stato centrale». E intanto esce la notizia di un altro emendamento a firma di Cociancich, che fungerebbe da ‘canguro’ all’articolo 21 del ddl Boschi, riguardo all’elezione del Capo dello Stato.

E la battaglia tra le opposizioni e il Presidente del Senato Grasso è proseguita sui regolamenti. Stoppato un subemendamento dei pentastellati, dichiarato «uguale a uno già dichiarato precluso», secondo l’articolo 100 comma 5 dei regolamenti parlamentari. «Quello che ha precluso è l’emendamento a un testo modificato dall’emendamento Cociancich, noi presentiamo un emendamento ad un nuovo testo, non lo può assimilare a quello precluso. Presidente, è una violazione del regolamento», replica Vito Crimi del M5S, che aggiunge: «Quando pieghi il regolamento alla volontà della maggioranza la democrazia è finita». Da Sinistra, Ecologia e Libertà il capogruppo Loredana De Petris attacca Grasso, «è lei che non convoca la giunta del regolamento», unendosi alla richiesta di Lega, M5S, Gal e i fittiani di Conservatori e Riformisti.

Ripescati invece 29 emendamenti all’articolo 2 del ddl Boschi che precedentemente non avevano superato il vaglio della commissione Affari Costituzionali, dichiarati inammissibili dalla presidente Anna Finocchiaro. 9 di questi solo in maniera parziale, cioè relativamente alla prima parte. Ammessi anche 6 voti segreti e 50 subemendamenti all’emendamento Finocchiaro sul comma 5, che prevede che i Consigli Regionali ratifichino la scelta dei cittadini per i senatori.

Per la prima volta la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis approda nel calendario trimestrale della Camera, con Sel che ha chiesto un’ulteriore accelerazione, suggerendo un primo esame già in ottobre. La presidente della Camera Laura Boldrini afferma di aver preso atto ma di voler rispettare l’autonomia delle commissioni. La normativa è stata sottoscritta da 220 deputati «a cui se ne stanno aggiungendo altri», rivela il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, promotore del gruppo trasversale per la legalizzazione. «Va dato atto a tutti i parlamentari di aver smosso le acque per far partire l’iter, ringrazio i capigruppo di MoVimento 5 Stelle e Sel, un punto di partenza su cui bisognerà lavorare molto: la strada è lunga, servono tempo e pazienza, ma abbiamo la determinazione per andare fino in fondo». «Finalmente si inizia a discutere di legalizzazione», aggiunge il capogruppo dei deputati di Sel Arturo Scotto, «il primo obiettivo è stato raggiunto: una proposta concreta e praticabile inizia la discussione, non è il miglior testo possibile ma è un testo che tutti possono condividere».

E a margine di una conferenza stampa per la legalizzazione della cannabis, Pippo Civati, ex Pd e ora fondatore del gruppo Possiamo, torna sul fallimento della raccolta firme per istituire referendum abrogativi delle riforme del Governo. «Fossi renziano starei attento perché se 300 mila persone hanno firmato, dove la raccolta firme è avvenuta senza alcun supporto e senza informazione, c’è da preoccuparsi». Civati non crede ai «bavagli, ma oggettivamente devo ammettere che la raccolta firme non ha funzionato perché se ne è parlato poco, perché si è trasformato in un progetto esclusivo di Possibile ma non era questo l’intento. Se non fossimo stati da soli avremmo sbancato». Il rammarico maggiore è che «questi referendum potevano almeno servire ad andare a votare l’anno prossimo, non ci andremo e lo dico a tutti quelli che dicono che siamo allo scempio».

Secondo l’ultimo sondaggio di Datamedia per ‘Il Tempo, cala di un punto percentuale la fiducia nel premier Matteo Renzi rispetto alla settimana scorsa, scendendo così al 32%. Segno negativo un po’ per tutti i partiti, escluso il MoVimento 5 Stelle che cresce dal 24,8% al 25,2%. Prima forza resta il Pd, al 32,7% (-0,2%), poi la Lega (14,9%), che perde lo 0,1% così come Forza Italia (11,5%), Sel (3,8%) e Nuovo Centro Destra (2,5%). Stabile al 3,8% Fratelli d’Italia, in aumento le potenziali astensioni, dal 34,4 al 34,6%, mentre diminuirebbero le schede bianche e gli indecisi, al 2,1% e 17,3%.

 

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