sabato, Ottobre 23

Cogliendo le olive Olive, Olio, per non arrenderci a nessuna 'gelata' della storia

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Era il novembre del 1989. Visto con gli occhi e, con le consapevolezze di oggi, parliamo di qualche ‘Era’ fa. E’ molto bizzarro constatare come fatti di rilevanza epocale vadano a intrecciarsi con le modeste quotidianità dei singoli. A causa di unagelata’ di qualche anno prima, l’oliveto insistente su un appezzamento di terreno di famiglia, era stato praticamente distrutto.
In quei giorni, nei Paesi dell’Est Europa, le popolazioni dimostravano di non essersi date per vinte dalla pluridecennalegelatacomunista. Crollavano improvvisamente, quanto inaspettatamente, Muri e abiezioni ad essi connessi.
Nel nostro piccolo, in un appezzamento adiacente a quello citato, piantavamo, contemporaneamente agli eventi di ben maggior rilevanza, un nuovo oliveto. Anche noi, nel nostro piccolo, non volevamo darla vinta allagelata’.

Nonostante la prevedibile severità delle condizioni climatiche dei novembre del tempo, facendo tesoro delle preziose direttive impartite da un mio carissimo cugino, ci mettemmo all’opera. Dato fondamentale, per raggiungere il nostro fine, era quello di predisporre un bellosquadro’. Più che bello, preciso, che prevedesse distanze ben definite tra pianta e pianta, dando così ad esse un perfetto allineamento tra loro. Ordine indispensabile da raggiungere per ottimizzare i procedimenti di lavorazione di cui avrebbe necessitato l’impianto nel corso del suo, auspicabile, lungo periodo produttivo.

Prima di mettere le piante a dimora, dopo le elaborate misurazioni, segnavamo con una palina il punto dove dovrebbero poco dopo essere piantate. Durante queste operazioni il buio ci cadeva addosso repentinamente. Senza gradualità. Alle quattro del pomeriggio, a distanza di cinque metri non vedevo più neanche mio cugino armato dei vari strumenti necessari. Posso garantire che quel buio ‘campestre’, è sconosciuto nella sua dismisura a noi cittadini. Dall’aria ricca di ossigeno che avevo respirato per tutto il giorno, non essendovi abituato, tornavo a casa in città completamente stravolto.

Potrei parlare di molti aspetti tecnici di un oliveto, ad esempio l’impianto da noi effettuato è costituito dalle qualità di Frantoio, Leccino e Moraiolo. A detta di coloro i quali stanno effettuando la raccolta, dichiarano che i frutti di quest’ultima qualità sono particolarmente ostici a staccarsi dalla pianta.

La zona dove abbiamo svolto questa operazione è nella campagna di Otricoli, importante sito Archeologico, a Sud di Terni, a pochi chilometri da Roma. Dalle mappe, risulta che l’appezzamento in questione da tempi remoti, veniva chiamato Uliveto per l’appunto.

Tanto, ma veramente tanto altro ci sarebbe da scrivere sulla pianta dell’olivo a partire dalla sua longevità, e alla temibilissima comparsa di parassiti quali tanto per citarne una, la mosca olearia. Tecniche di raccolte da fare a mano, o con le macchine, o con l’abbacchiatore. Ma non voglio indugiare oltre su profili di tecnica agraria. Estremamente affascinante è tutto l’universo evocativo e simbolico che ruota attorno a questa pianta. Originaria di zone asiatiche affacciate sul Mediterraneo, essa è presente adempiendo a molteplici funzioni nelle tre grandi religioni monoteiste, Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo. Pianta che pare possa annoverare seimila anni di storia.

Le prime tracce della presenza di essa si hanno in Siria. Nella Bibbia, l’olivo viene citato cento volte e l’olio centoquaranta. Già questa considerazione, ci sollecita a guardare in maniera più ricca e complessa questa pianta. Non solo, quindi, sotto un profilo di capacità produttiva, quanti quintali, con quali percentuali di resa ecc. Se la colomba con un ramoscello d’ulivo arriva a Noè, annunciando così che la vita era ripresa e che il Diluvio era cessato, si hanno delle coordinate che ci aiutano sicuramente ad avere letture ulteriori. Meno ovvie e superficiali.

Nelle tre religioni citate emerge l’elemento profetico, regale e sacerdotale dell’utilizzo dell’olio d’oliva. La grande possibilità di sintesi e di punto di incontro tra popoli e credi diversi, offerta da questa pianta è davvero ragguardevole. L’olivo si afferma nel linguaggio simbolico, come segno di Pace. Non solo quello per altro.

La vita di un cristiano è accompagnata dal battesimo a l’estrema unzione dall’olio. Anche le consacrazioni sacerdotali, prevedono questo elemento, nella ritualità. Nella tradizione ebraica, il sabato le donne utilizzano l’olio per fare il pane e accendere delle lampade. La tradizione islamica vuole che l’architettura delle moschee si sviluppi in senso verticale, ponendo nella cupola al centro di esse una lampada aperta, che rappresenta l’anima del singolo accesa dalla preghiera.

Con tutte queste suggestioni nella testa, poi più prosaicamente si va al frantoio. Tra una pesata e l’altra ci si offre l’un l’altro pane bruschettato con l’olio novello, accompagnato da un bel bicchiere di generoso vino rosso. Ci si immerge in quelle voci, nelle considerazioni che fanno, ci si trova nell’armonia di volti segnati da fatiche antiche. Oramai sconosciute. E al crepitare della legna nel grande camino, in quel buio campestre, vediamo più di una luce. Nessuna delle quali è a neon. Sarà un lembo di nostalgia del futuro? Che dite?

 

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