martedì, Settembre 28

Coalizioni e antipolitica nel Regno Unito

0

immigrazione cameron

Londra – Un piccolo terremoto politico nel Regno Unito in vista delle prossime elezioni generali. Negli ultimi giorni alcuni degli esponenti del Partito Lib-Dem, si sono allontanati dai loro ruoli di governo per prendere le distanze dal Partito Conservatore. In particolare, Norman Baker, Sottosegretario agli Interni si è dimesso e ha nel contempo criticato Theresa May, Ministro dell’Interno nell’attuale governo del Primo Ministro David Cameron.Dopo una «battaglia costante» Baker si è allontanato dal suo incarico definendo l’esperienza come «camminare nel fango». Alle critiche di chi lo ha accusato di atteggiarsi come il Ministro dell’Interno dei Lib-Dem, ha risposto tramite i microfoni della BBC: «Siamo in un governo di coalizione e quindi era giusto che io mi interessassi a varie questioni nel Dipartimento, che è non diverso da come mi sono comportato al Dipartimento dei Trasporti».

Sono molte le questioni che vedono distanti le posizioni dei Lib-Dem e dei Conservatori, ma recentemente sembra sia stata quella delle droghe che ha influito sulla decisione di Baker. La scorsa settimana è stato infatti pubblicato, con ritardo a causa dei Conservatori, uno studio che suggerisce che le leggi punitive non siano assolutamente un deterrente all’uso delle droghe e l’approccio da adottare sarebbe quello di trattare coloro che si drogano come malati da aiutare. E se da un lato i Lib-Dem hanno preso spunto da questo studio per chiedere al Governo di rivedere le proprie posizioni sulla decriminalizzazione delle droghe, i Conservatori hanno sottolineato che questo non succederà. L’altro grande tema in cui i due partiti si scontrano sono le questioni dell’Europa e dell’immigrazione, che vede i Liberal Democratici di Nick Clegg propensi a rimanere nell’Unione e a non cambiare le norme sull’immigrazione. Lavorare con il Ministro dell’Interno non è quindi stata una passeggiata per Baker, che ha aggiunto che il suo lavoro «non è stato facilitato dalla sbandata verso destra del Partito Conservatore dal momento che inseguono UKIP agli estremi».

Secondo molti osservatori, la politica del Regno Unito alla quale siamo abituati, con i due maggiori partiti che si alternano al Governo non esiste più. Gli ultimi sondaggi, pubblicati su YouGov e da The Indipendent, danno il Partito Labour al minimo dei consensi negli ultimi quattro anni, mentre continuano ad aumentare i numeri per UKIP. Cosa bisognerà aspettarsi dalle prossime elezioni non è ancora dato saperlo, ma sembra oramai chiaro che sarà molto difficile che un singolo partito possa riuscire ad ottenere la maggioranza. Tradizionalmente in questo paese il sistema politico non ha fatto molto spazio ai nuovi partiti che si affacciavano sul panorama elettorale. Per trovare l’ultima volta che un nuovo partito si è riuscito ad imporre, dobbiamo tornare agli inizi del secolo scorso, negli anni Venti, quando il Partito Labour ha sostituito il Partito Liberale come forza del centro sinistra. L’attuale coalizione Cameron – Clegg, è la prima di questo tipo che si è verificata negli ultimi 70 anni, ma sembra essere solamente la prima di una lunga serie visti i sondaggi che si sono susseguiti negli ultimi anni. Ne abbiamo parlato con il Professore Steven Fielding, Direttore del Center for British Politics, che ci ha aiutato ad avere un quadro più chiaro dei possibili scenari che ci troveremo ad analizzare nei prossimi mesi.

Pensa che siamo entrati in un periodo in cui sarà molto più normale vedere dopo le elezioni coalizioni di governo?

Certamente in base a quello che ci dicono i sondaggi, i numeri relativamente bassi che contraddistinguono i due più grandi partiti non sembrano cambiare, e quindi è concepibile uno scenario del genere. Quello che non sappiamo, visti anche i bassi consensi per i Lib-Dem e la crescita di UKIP, è come questi numeri effettivamente si trasformeranno in seggi a cause dello specifico sistema elettorale del Regno Unito. Una situazione simile di incertezza ci fu negli anni ’20, quando i Labour cercarono di superare i Liberal come partito di maggioranza, e alla fine il modo in cui i voti furono distribuiti dettero attualmente più seggi ai Labour. Instabilità e incertezza sono le caratteristiche delle prossime elezioni e grazie al nostro sistema elettorale non possiamo sapere se sarà una coalizione guidata dai Labour o dai Conservatives, ma guardando i sondaggi sembra possibile escludere che uno di questi due partiti riesca a governare da solo.

Nigel Farage ha suggerito una coalizione con i Conservatori, a patto che ci sia il referendum sull’Europa, mentre Alex Salmond ha aperto una possibilità per un ipotetico governo di coalizione del suo Scottish National Party con i Labour. Da un punto di vista ideologico, e matematico, quale sarebbe una coalizione che potrebbe effettivamente avere un senso?

UKIP è fondamentalmente un’estensione del Partito Conservatore, ci sono persone che fanno parte di UKIP e sono nella leadership del Partito che sono conservatori, right-wing, ma è la questione dell’Europa che separa i due partiti. Una proiezione ottimistica affida a UKIP 5 seggi, ma i loro voti sono così dispersi che solo in alcune zone molto concentrate sembra possibile che possano effettivamente ottenere dei seggi. Piuttosto, mi chiedo se David Cameron sarà capace di formare con UKIP una coalizione per la loro posizione sull’Europa, perché è proprio a causa di UKIP che le argomentazioni di Cameron sul discorso Europa sono cambiate. Per quanto riguarda il Partito Nazionalista Scozzese e i Labour, sebbene si autodefiniscano spesso social-democratici, in realtà la base di voto del SNP è piuttosto mista e sebbene alcune persone siano ideologicamente vicine ai Labour, molte altre non lo sono, e vuole comunque sostituirsi ai Labour in Scozia e prenderne i seggi. In entrambi i casi a giovarne sarebbero nel lungo termine i partiti minori e penso che sia Labour che Conservatives preferirebbero fare un patto con i Lib-Dem che si presentano come una minaccia minore.

 Ad un lato dello spettro dei votanti ci sono i Green, dall’altro lato c’è UKIP. Cosa pensa che sia dietro alla crescita di questi nuovi partiti?

Il Partito dei Verdi in un recente sondaggio di opinione è risultato al 9%, sopra i Lib-Dem. Ma questi consensi sono diffusi nell’intero Paese e probabilmente non abbastanza concentrati per ottenere molti seggi. Il loro primo seggio assoluto, quello di Brighton, fu vinto in un three-way marginal e non è detto che lo manterranno. Green e UKIP attraggono due tipi di elettorato molto diversi, ma in comune sono minoranze che tolgono voti ai due partiti di maggioranza, dai Conservatives nel caso di UKIP, Labour nel caso dei Green. Potremmo dire che le persone hanno perso fiducia nei due grandi partiti, perché sebbene ci siano delle differenze, in realtà non sono così dissimili. La grande sfida oggi dei Governi Europei è fronteggiare la crisi e le sue conseguenze e il modo in cui Labour e Conservatives hanno risposto non differisce molto, preferendo soluzioni di mercato e proponendo tagli allo Stato, sebbene in ambiti diversi. Sull’immigrazione e l’Europa non sono così diversi, sebbene i loro leaders vogliano far credere il contrario. Quindi la domanda che si chiedono i votanti è se dovrebbero effettivamente votare per qualcosa in cui credono e magari non otterrà molti voti o qualcuno che andrà al Governo ma non potrà dare loro ciò che vogliono? A questo discorso bisogna aggiungere una generale mancanza di fiducia nel fatto che i politici possano rappresentarli. Quel movimento di anti-politica, che in altri paesi con un sistema proporzionale può concretizzarsi in un partito di coalizione di questi partiti minori, difficilmente in UK si può prevedere a causa del sistema che abbiamo. In un certo senso, votare per UKIP o Green, o altri partiti di minoranza, vuol dire alienazione dai grandi partiti e sebbene le demografiche di Green e UKIP siano diverse in comune hanno l’idea che non sentono le loro voci rappresentate dai grandi partiti.

I numeri delle tessere di partito sono scesi molti negli ultimi anni, sottolineando un’alienazione della gente verso la politica e soprattutto la classe politica. I numeri del Referendum sulla Scozia, hanno però dato l’idea che le persone siano ancora interessate ad esercitare il diritto di voto. Possiamo considerarlo un segnale che ci sarà maggiore affluenza anche alle prossime elezioni generali?

Quella in Scozia è stata una votazione particolare. Alcuni hanno commentato che il voto per il ‘si’, che ha ottenuto il 45% delle preferenze, sia la ragione dietro l’altissima affluenza alle urne. Coloro che hanno votato per l’Indipendenza hanno in un certo senso votato contro l’establishment politico del Regno Unito. È stato un voto negativo contro il modo in cui i partiti di maggioranza sono gestiti. Quando Miliband è andato in Scozia per la campagna referendaria è anche andato via subito, perché proprio lui è identificato come quella parte impopolare di Westminster. Il Referendum è stato un successo riguardante i numeri, ma analisi successive hanno dimostrato che è stato un segnale anti-politico che rifiuta il sistema attuale. Quindi sulla base di questo, possiamo pensare che vedremo un incremento dei voti, ma ne sarà la conseguenza ad esempio un aumento di voti per UKIP, i Green o qualsiasi altro partito di minoranza che può convincere il pubblico di essere il partito anti-Westminster? L’ironia è che sebbene questo possa succedere, Labour and Conservatives continueranno ad essere i due partici principali e troveranno un modo per creare una coalizione. Le cose non cambieranno fino a quando non ci sarà una riforma del sistema elettorale. Abbiamo avuto una possibilità di cambiarlo nel 2011 ma non è successo, quindi si, potrebbe cambiare lo scenario ed avremo governi di coalizione ma uno dei due partiti principali ne sarà sempre al centro.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->