sabato, Maggio 8

CNEL: perchè non ha mai funzionato Un'analisi sul perchè il CNEL è sempre rimasto un organo marginale nel processo politico

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Targa

Nella lunga e travagliata storia degli organi italiani bisogna ritagliare uno spazio al CNEL.  Se ne è parlato molto, sotto tutti gli aspetti, decisamente più critici che positivi, è stato denominato come “cimitero degli elefanti”, “baraccone”, “organo inutile”, insomma gli epiteti utilizzati per descriverlo sono molti e poco gratificanti. La storia la conosciamo tutti, inserito all’art. 99 della costituzione, con lo scopo di essere un luogo di concertazione tra le parti sociali.

Si legge che il CNEL è un “organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge”. Praticamente una terza camera. Come è chiaro, dal momento della sua creazione fino ad oggi, non mai ha esercitato a pieno le proprie funzioni. Le colpe sono molteplici e da più parti. In questo preciso momento storico il governo Renzi lo ha inserito nella riforma costituzionale che è ancora in atto. Ad agosto con 211 sì, 11 no e 7 astenuti, il Senato ha approvato l’articolo 27 della riforma (Ddl Boschi) che ne prevede l’abolizione. La strada è ancora lunga, anche perché il procedimento di revisione è più complesso rispetto a quello delle leggi ordinarie. Resta il fatto che intanto si sta procedendo verso l’abolizione definitiva. Molti l’hanno detto, o proposto, come il giuslavorista Gino Giugni, e poi Ugo La Malfa, ma solo Renzi lo sta facendo. Giustamente questo è il “Governo del fare”.

Dove abbiamo sbagliato? Il CNEL non è un organo tipicamente italiano, esiste in altri 70 Paesi (circa) del mondo, eccetto Stati Uniti e Inghilterra dove le rappresentanze sindacali non hanno una grande forza contrattuale, esiste un CNEL europeo, il CESE. “E’ semplice. Si è creato un corto circuito tra le cosiddette parti sociali, quindi Confindustria da una parte e sindacati dall’altra”, ci spiega Fabrizio Onida, professore emerito International presso la Economics alla Bocconi, consigliere del CNEL in qualità di esperto nominato dal Presidente della Repubblica dal 2005. “Inaugurata la procedura di concertazione, i vertici delle parti sociali non avevano più di tanto interesse ad usare il CNEL come vera stanza di compensazione, di istruttoria, di negoziato, per favorire l’azione del Parlamento e del Governo. Questa è la ragione originaria, ormai ampiamente commentata e riconosciuta dalle parti sociali che hanno continuato nel tempo a nominare i loro rappresentanti”.

L’errore va ricercato, quindi, nel momento stesso della sua istituzione. Quello che viene recriminato al Consiglio dell’Economia è di non aver coadiuvato l’attività legislativa del governo, soprattutto in materia economica. Ma è andata realmente così? “Se mi si chiede se negli abbiamo fatto disegni di legge che sono passati in Parlamento, io dico di no, molta polemica giornalistica si basa proprio sul fatto che il CNEL è inutile, proprio per la sua inattività – continua il prof. Onida – La mia personale opinione è che non sono i progetti di legge presentati in Parlamento il parametro su cui giudicare l’efficacia, ma è la qualità del documento, quindi la capacità di influenzare direttamente o indirettamente le opinioni dei policy makers. Per esempio, il BES . Questo progetto serve a costruire degli indicatori socio economici. Questo documento è previsto dall’OCSE, e nel caso dell’Italia, la legge prevede che l’Istat elabori questi indicatori con la partecipazione del CNEL. L’ultimo rapporto è stato presentato a settembre. Un altro esempio: secondo la Legge Brunetta il CNEL è ufficialmente responsabile nell’elaborazione di un rapporto annuale sui servizi alle imprese e ai cittadini da parte della Pubblica Amministrazione. Si parla della qualità dei servizi che la PA rende alla cittadinanza, è un progetto ambizioso ma previsto dalla legge”. Nonostante esista, quindi, una certa attività diciamo “produttiva”, questo organo rimane ingolfato su stesso.

Sicuramente la stampa ha calcato la mano sulle spese e sulla poca efficienza ma, come nelle migliori sedi di tribunale, la colpa è da ricercare in entrambe le parti. “Va fatta una razionalizzazione degli organi dello Stato, perché il disegno del costituente del ’48 va reso attuale e vanno sistemate determinate situazioni”. Così Alfonso Celotto, professore di Diritto Costituzionale a Roma Tre ci spiega la sua visione in merito a questa abolizione. “Ovviamente il CNEL – continua – è la punta di un iceberg, è l’esempio dell’organo a cui il tempo non ha reso giustizia, non si è riusciti a dargli il ruolo  che il Costituente aveva in mente di dargli. C’è un problema di ruoli, non è mai riuscita ad acquisire il ruolo che doveva avere. Questo è il punto principale”. Stando alle parole di Celotto ”il CNEL è l’esempio di un organo che non è mai riuscito ad assumere il suo vero ruolo”. Viene da chiedersi se mai nessuno ha analizzato i reali pro e contro del CNEL? “Si potrebbe rendere l’organo di interlocuzione sociale”, ha ipotizzato il professore di Roma Tre. “Per esempio, ogni volta che c’è una manovra (o riforma), il giorno prima di portarla in Consiglio, il Presidente potrebbe ricevere nella sala verde di Palazzo Chigi i sindacati e i rappresentanti, se il CNEL funzionasse, dovrebbe essere quella la sede di discussione. Dovrebbe dare il parere sulla compatibilità lavorativa e sociale dei provvedimenti”. Purtroppo “è rimasto completamente fuori perché ci sono competenze non utilizzate, all’interno sono state nominate persone poco rappresentative, così si indebolisce”.

Ma il difetto principale è soprattutto nella composizione interna “c’è un problema riguardo la selezione dei consiglieri eletti delle parti sociali”, ci spiega Onida. “Il CNEL è divenuto, secondo la versione più cattiva, una stanza di compensazione, in cui le parti sociali cercavano di collocare i propri rappresentanti per ragioni di servizio. L’assegnazione delle cariche provenienti dalle parti (sindacali e di Confindustria) retribuite (non in maniera elevatissima) sono diventate uno strumento di premio per i buoni servizi, questo significa che non sono stati selezionati gli elementi maggiormente competenti. I nominati per un buon servizio svolto, e non per merito delle loro competenze, non potevano offrire molto ai contenuti che il CNEL predisponeva e poi trasmetteva al Governo e Parlamento. Questo vale soprattutto per i sindacati ma anche in parte per le altre rappresentanze”. Quindi “il CNEL come è adesso, data la sua composizione del capitale umano, di fatto forse è meglio che chiuda perché  viziato da molti anni da atteggiamenti non ideali, dalla tradizione del Governo di non considerarlo come un interlocutore utile ma di cornice. Il messaggio è chiaro, sarebbe opportuno che non venisse estinta la funzione che la Costituzione prevede, cioè un’istruttoria ben fatta, ovviamente con funzionamenti non burocratizzati e ingestibili come quelli attuali, ma una stanza d’istruttoria dove si possa con le dovute competenze elaborare dei testi utili perché diretti alle commissioni parlamentari”. Parola di Onida. Aggiungerei, inoltre, che che esiste un certo attrito tra il segretario generale, Franco Massi, e l’assemblea. Questo ha reso poco fluido lo svolgimento delle attività.

Ma finché non verrà abolito del tutto perché non utilizzarlo, forse per la prima volta, visto che si sta discutendo la riforma del lavoro e il CNEL sarebbe la sede adatta? “Più di tanto non sentono il bisogno di confrontarsi e arrivare ad una sorta di piattaforme comune usando il CNEL come sede di discussione. Qui ritorniamo al cattivo utilizzo che è stato fatto di questo organo. Noi ne abbiamo discusso, per esempio sull’utilizzo del salario di produttività. Anche in questo caso abbiamo fatto delle audizioni con la Banca d’Italia, con l’Inps, con il Ministero, abbiamo prodotto dei documenti interni. Ma alla fine ognuno produce i suoi documenti e non si viene a discutere all’interno del CNEL”.

 

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