domenica, Settembre 19

Burundi, CNDD contro Comunità Internazionale

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Sul fronte militare si registrano importanti novità. Nonostante le pubbliche affermazione di diniego il governo ruandese sembra aver accelerato le operazioni di cover up militari in Burundi come preparazione dell’arrivo dell’esercito di liberazione. Finalmente ha un volto e un nome il misterioso gruppo armato composto da squadre di élite autrici dei devastanti attacchi sulla capitale attuati nelle prime due settimane di ottobre. Trattasi di un gruppo ribelle sotto la guida del Colonnello Valentin, un eroe della guerra civile burundese che militava nella ribellione hutu del CNDD-FDD e famoso per aver riportato importanti vittorie contro la FAB, le forze armate burundesi dell’epoca a carattere mono etnico tutsi fedeli al ex Presidente Pierre Buyoya. Valentin ricoprì la carica di Capo del Protocollo del Presidente e del Senato e fu il braccio destro dell’ex Presidente del CNDD-FDD Hussein Radjabu, leader e fondatore del CNDD-FDD, che diresse il partito fino al febbraio 2007, quando fu eliminato dal Pierre Nkurunziza.

Radjabu fu accusato di preparare una ribellione armata contro il regime e condannato a 13 anni di prigione. Accusa che sembra essere stata fondata. Radjabu avrebbe cercato di attuare un golpe in quanto all’epoca aveva compreso le derive dittatoriali e genocidarie del presidente Nkurunziza. A titolo di onestà storica il CNDD-FDD durante la guerra civile era la formazione ribelle hutu meno estremista. Il ruolo del HutuPower con intenzioni di genocidio contro i tutsi era ricoperto dal Fronte di Liberazione Nazionale FLN. I due partiti hanno subito una evoluzione inversa dopo la pace. Il CNDD-FDD dalle posizioni soft si è spostato alla dittatura delle masse hutu, uno stratagemma ideato da Nkurunziza per assumere il potere assoluto e diventare re. Il FNL subì il processo inverso diventando un partito hutu moderato. Posizione che gli fece acquisire rispetto internazionale ora rovinato dalla opportunistica alleanza con il regime razzial-nazista.

Questa ribellione, oltre ad una leadership militare estremamente capace, disporrebbe di uomini, ottimi armamenti moderni e di ingenti mezzi finanziari. Le sue capacità militari sono già state ampiamente dimostrate durante gli attacchi sulla capitale che hanno messo a dura prova gli espertissimi miliziani ruandesi del FDLR trasformando la polizia e le milizie burundesi Imbonerakure in carne da macello. Secondo informazioni giunte da fonti attendibili il Colonnello Valentin avrebbe ricevuto il compito di preparare il terreno alla forza di liberazione attuando una serie di azioni militari devastatrici tendenti a spargere confusione e panico tra le forze genocidarie. Secondo la Intelligence ugandese (che si dichiara estranea agli avvenimenti) il Colonnello Valentin avrebbe abbandonato le operazioni militari sulla capitale per concentrarsi nella città di Gitega, trasformata nel quartiere generale – prigione del pastore Nkurunziza.

Valentin avrebbe dato ordine ai suoi uomini di attaccare tutte le postazioni militari e della polizia e di colpire in ogni posto dove si pensa vi sia la presenza di Nkurunziza con l’obiettivo di catturarlo. Le informazioni della intelligence ugandese sono confermate da una dichiarazione attribuita al Colonnello Valentin e comparsa in rete. «Le nostre operazioni militari si concentreranno su Gitega perché è la che si nasconde Nkurunziza. Non gli lasceremo scampo. Siamo pronti a braccarlo come un animale».

La neonata ribellione si è dotata anche di una struttura ideologica e politica grazie al filosofo e scrittore burundese Nestor Bidadanure che recentemente ha tracciato le linee del futuro Burundi sul sito di informazione militante Per un Burundi Libero e Democratico. Bidadanure in una lunga analisi del malessere burundese pubblicata anche sulla piattaforma politica francese Paris Global Forum dal titolo ‘Burundi: il disastro‘ traccia i valori di base su cui sarà fondata la nuova Repubblica del Burundi. Alternanza politica, Costituzione fondata sulla criminalizzazione della divisione etnica e sulla riconciliazione nazionale. Un Governo multietnico fondato sul rispetto dei diritti umani e concentrato sullo sviluppo del popolo e della Nazione. Partiti politici non più su base etnica ma su base di chiari programmi politici.

Nestor Bidadanure annuncia anche la creazione di un tribunale del Burundi per giudicare Pierre Nkurunziza e i suoi complici nazionali, regionali ed internazionali. «Il nuovo Burundi deve essere un Paese dove le famiglie delle vittime avranno il diritto di conoscere le circostanze della morte dei suoi cari e di vedere i colpevoli giudicati». L’intervento del filosofo può sembrare idealistico ma è una pietra miliare della volontà di rompere con il passato di odio etnico razziale che il popolo burundese sta chiaramente esprimendo versando il proprio sangue per il giusto sogno di libertà. Una rottura che non si riscontra ancora presso il popolo congolese incatenato nei suoi fantasmi e nei settori più reazionari del CCM partito al potere in Tanzania e della Chiesa Cattolica che a distanza di venti anni continuano a propagare deliranti teorie sul complotto tutsi impegnato secondo loro a creare il Grande Impero Hima nella regione dei Grandi Laghi.

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