domenica, Aprile 18

Clinton vs. Sanders: scontro per l’anima del Partito democratico?

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La sfida per la nomination democratica fra Hillary Clinton e Bernie Sanders, al di là di un esito ormai scontato, ha messo chiaramente in luce la frattura che da tempo esiste in seno al partito e che otto anni di amministrazione Obama hanno concorso a rendere più profonda. Gli esiti del voto in Indiana, dove Sanders ha staccato la rivale di oltre cinque punti percentuali (52,7 contro 47,3%) non sono che l’ultimo esempio di questo senso. Il fatto che il divario in termini di consensi non si sia tradotto in una differenza reale nel numero di delegati assegnati (che, anzi, per i paradossi del sistema elettorale finisce per premiare Hillary Clinton 45 a 44 quando mancano ancora tre delegati da assegnare) non modifica questo stato di cose. Molto più che nel caso repubblicano, il voto democratico nelle primarie in corso appare polarizzato lungo linee di faglia che solo in parte seguono le fratture consuete dell’elettorato americano. La prima conseguenza di questo processo appare una crescente radicalizzazione dell’offerta politica, radicalizzazione della quale hanno sinora pagato lo scotto i candidati ‘centristi’, esplicitamente marginalizzati come nel caso di John Kasich oppure – come nel caso di Hillary Clinton – sottoposti a pesanti attacchi da parte delle frange ‘estreme’ del proprio stesso partito.

Il ritorno al voto dell’elettorato dopo i chiari segni di disaffezione del 2012 è già in sé indicativo di tale fenomeno. Questa ripresa d’interesse non è diversa da quella che ha accompagnato la prima candidatura di Barack Obama, anch’essa caratterizzata da un alto grado di polarizzazione sia in campo democratico, sia rispetto all’offerta politica dei candidati repubblicani. Forse anche per questo il tipo di dialettica che si è instaurato fra i due rivali ricorda oggi, per più aspetti, quello delle elezioni del 2008, con Sanders (come Obama a suo tempo) alfiere di un cambiamento politico e sociale che la Clinton, per esperienza e per storia personale, fatica a incarnare in maniera credibile. Il profilo ‘istituzionale’ scelto dall’ex Segretario di Stato ha accentuato questa contrapposizione, facendone il candidato di una ‘continuità’ che poco soddisfa l’elettorato radical, per il quale molti dei provvedimenti realizzati dall’amministrazione Obama nel corso degli ultimi anni rappresentano compromessi assai poco soddisfacenti se confrontati con le aspettative (peraltro spesso irrealistiche) sollevate dall’arrivo del primo Presidente di colore alla Casa Bianca.

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