lunedì, Settembre 20

Clinton – Sanders: in scena il femminismo In attesa che oggi il New Hampshire incoroni Sanders, il femminismo anima il dibattito

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A poche ore dalle primarie in New Hampshire -in svolgimento oggi- il tema del femminismo irrompe nella campagna del Partito Democratico.
Per Hillary Clinton e Bernie Sanders l’elezione di oggi rappresenta una tappa fondamentale nella corsa alla Casa Bianca. Sanders, infatti, vede nello Stato chiamato alle urne una delle proprie roccaforti e, salvo imprevisti dell’ultima ora, la tornata servirà al suo entourage per dare ulteriore smalto alla raccolta fondi in vista del Super-Tuesday -il prossimo 1° marzo.

Il senatore del Vermont è reduce dalla buona affermazione nel caucus dell’Iowa e ha ottenuto, nelle scorse ore, il supporto pop dei Red Hot Chili Peppers e di Susan Sarandon. Sanders mira a incarnare i valori tradizionali della sinistra liberal, scalzando la Clinton dal ruolo di ‘predestinata’.

In New Hampshire non dovrebbe esserci partita: la platea regionale dei democratici, infatti, è estremamente liberal, e Sanders  -autoproclamatosi ‘socialista democratico’- sa di aver seminato bene in un terreno particolarmente fertile. Inoltre, la prossimità geografica al Vermont rende lo Stato particolarmente permeabile alle lusinghe dei supporter più combattivi del politico di Brooklyn: da qui la speranza, sia pur inespressa, di chiudere la partita di Concord con almeno 10 punti percentuali di distacco rispetto alla concorrente. Sotto quella soglia, Hillary Clinton avrebbe gioco facile a esprimere la propria soddisfazione innanzi ai media per l’ottima tenuta.

Come ha notato ‘Washington Post‘, una delle difficoltà in cui Clinton si sta imbattendo è paradossalmente la conquista del voto femminile. Un dato piuttosto anomalo, laddove l’elemento sottotraccia che traspare nella sua campagna è quello di rinnovare il Paese grazie all’approccio del primo Presidente in tailleur.

Una delle colonne portanti della vecchia Amministrazione Clinton, Madeline Albright, ha lanciato una sorta di adunata, un’autentica chiamata alle armi, evidenziando come esista «un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne». L’uso di una retorica così dura non è passato inosservato e Clinton ha tentato di abbassare i toni ricorrendo a un profilo dimesso, specificando che dietro le esternazioni ridondanti della sua sostenitrice c’era l’intenzione, questa sì, positiva, di riporre al centro della scena la questione di genere, poiché la parità non è ancora stata realmente raggiunta.

Un limite nella strategia comunicativa di Clinton sembra essere il legame indissolubile che la candidata vede, forse anche strumentalmente, fra femminismo e militanza, quasi le donne fossero una categoria chiamata  -obtorto collo- a pensarla allo stesso modo per preservare la specie. In tal senso l’endorsement di Kate Harding su ‘Dame Magazine ha causato altre polemiche in rete: «Non c’è mai stato un Presidente che sa cosa vuol dire avere le mestruazioni o essere incinta», ha scritto l’autrice per difendere la sua scelta di campo.
Simili provocazioni scatenano, di norma, reazioni uguali e contrarie: Kevin Young e Diana C. Sierra Becerra, sulla rivista ‘Jacobin‘, hanno apertamente messo in dubbio il contributo dato dall’ex first lady alla causa femminista. In un lungo articolo ospitato dal magazine si sostiene apertamente che in quanto figura di potere, ossia vicina alle lobby che contano, Hillary non abbia mai mosso un dito per migliorare lo stato in cui versano le donne realmente emarginate, limitandosi a difendere la categoria privilegiata della donna bianca e benestante.

La polemica con toni esagitati rischia di costituire una minaccia tangibile nella battaglia elettorale di medio periodo, specie per una candidata che punta al cuore dell’America moderata.

Più oculato, sotto il profilo formale, è stato allora il marito di Hillary, l’ex Presidente Bill Clinton che si è detto sinceramente preoccupato per i toni sessisti utilizzati dai seguaci di Sanders.
L’ex inquilino dello Studio Ovale ha abilmente mischiato le carte: non ha attaccato il concorrente della moglie, ma i suoi sodali, ovviamente rimasti anonimi, insinuando il dubbio che l’estremismo radical-chic dell’avversario mascheri, in realtà, istinti assai meno onorevoli. Clinton ha provato a stringere Sanders in un angolo, rendendo la propria partner non più l’interprete aggressiva di una lotta per l’emancipazione, ma la figura-martire di un maschilismo strisciante. Le reazioni del cerchio magico di Hillary, allora, appaiono quali manifestazioni di un sano spirito combattivo, una reazione forse scomposta, ma legata a questioni di principio. Questioni che Sanders, leader della sinistra dura e pura, non può ovviamente sottovalutare, almeno di fronte ai media.

 

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