sabato, Luglio 31

Clinton-Sanders, i tanti dubbi del Partito democratico

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Il 19 aprile, le primarie dello Stato di New York hanno marcato una nuova tappa nella lunga ‘marcia di avvicinamento’ alle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 8 novembre. Sul fronte democratico, il confronto ha visto il netto successo del candidato ‘di casa’, Hillary Clinton, contro lo sfidante Bernie Sanders. I 175 delegati conquistati a fronte dei 106 del rivale hanno permesso all’ex Segretario di Stato di allargare il divario che la separa dal contendente e, soprattutto, di spezzare la stringa di risultati positivi da Sanders ottenuta in Idaho, Utah, Alaska, Hawaii, Washington, Wisconsin e Wyoming; un risultato importante in vista degli appuntamenti che il 26 aprile i candidati affronteranno in cinque Stati della costa orientale (Connecticut, Delaware, Maryland, Pennsylvania e Rhode Island). Dopo New York, la nomination della Clinton appare, dunque, più sicura, anche se i 1930 delegati su cui può contare sono ancora piuttosto lontani dai 2383 che le assicurerebbero matematicamente l’investitura. Il voto nell’‘Empire State’, tuttavia, si è lasciato dietro una coda di polemiche e risentimenti che potrebbe allargare la frattura già esistente all’interno del partito. Complici le perduranti divisioni del fronte repubblicano, la convergenza fra le posizioni fra i due candidati democratici potrebbe, quindi, rivelarsi un processo più lungo e complesso di quanto non sarebbe lecito ipotizzare.

Le divergenze fra i due candidati sono molte e sono già stata messe ampiamente in luce. Il consenso trasversale di cui la Clinton gode si scontra spesso con il favore raccolto da Sanders nelle aree rurali, nelle circoscrizioni e negli Stati minori. Sanders sembra inoltre riscuotere un maggiore successo presso giovani e donne (un fenomeno che, tuttavia, non sembra essersi ripetuto nel caso di New York), mentre la Clinton intercetterebbe meglio il voto delle minoranze, in particolare quelle di colore; i risultati ottenuti nel Bronx e nel  Queens, boroughs dove la ex First Lady ha staccato il rivale rispettivamente del 39 e del 21% sarebbero un esempio di questo stato di cose; esempio significativo se confrontato  con il successo di Sanders nelle contee settentrionali del c.d. ‘rural upstate’, dove le sue percentuali di consenso sono state in certi casi superiori al 70% (Franklin county, 70,9; Essex county: 73,2; Clinton county; 73,5). Da questo punto di vista, la contrapposizione fra la Clinton e Sanders appare, oggi, più radicale di quella che, nel 2008, esisteva fra la stessa Clinton e Obama, due candidati accomunati – pur nella differenza delle rispettive piattaforme elettorali – dal richiamo condiviso al ‘cambiamento’, proposto come fase di discontinuità necessaria al superamento della logica ‘neo-reaganiana’ che aveva ispirato la presidenza di George W. Bush, almeno in politica interna.

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