venerdì, Maggio 7

Clinton e Trump conquistano New York field_506ffbaa4a8d4

0
1 2 3


Per i repubblicani, i delegati in palio erano 95. Ognuno dei 27 distretti aveva 3 delegati da assegnare e il candidato li otteneva tutti solo se superava il 50% dei voti all’interno del distretto. Gli altri 14 delegati invece erano direttamente assegnati al candidato vincente a livello statale.
Al momento, Trump ha ottenuto 89 delegati, Kasich 3.

Trump è, al momento, in testa nella corsa ai delegati del suo partito, ma la sua personalità fuori dagli schemi non è riuscita a compattare dietro di lui l’establishment, né buona fetta dell’elettorato. I grandi burattinai del GOP, sperano, quindi, che il magnate newyorchese non riesca a conquistare tutti i 1237 delegati necessari per ottenere la nomination prima della convention di Cleveland che si terrà a luglio. In quell’occasione, molti delegati che durante le primarie sono stati costretti a votare secondo il risultato statale, sarebbero liberi di esprimere la propria preferenza senza vincoli di sorta, spianando, dunque, ipoteticamente la strada a Ted Cruz, ben più gradito di Trump alle alte sfere del partito. Questo sistema è stato a lungo bersagliato dalle critiche di Trump stesso: «Nessuno dovrebbe ottenere i delegati e reclamare una vittoria, a meno che non abbia ottenuto quei delegati tramite gli elettori e il sistema di voto…dovremmo tornare al vecchio sistema, che si chiama: voti e vinci.»

A fare la differenza nell’elettorato dell’Empire State, sembra siano stati gli elettori di gran lunga meno conservatori rispetto agli Stati precedenti, e più inclini a mostrare il proprio supporto verso un candidato che sia estraneo alle consunte scene della politica americana. A segnare il passo in questa tornata, anche la fitta rete di rapporti politici intessuta dal magnate in anni di lavoro a New York, il suo Stato natale.
Più della metà degli elettori repubblicani di New York si considerano ‘in qualche modo conservatori’, mentre uno su cinque si definisce ‘molto conservatore’. L’elettorato evangelico, la fetta consistente dei sostenitori di Cruz, rappresenta qui solo un quarto dell’elettorato. Mentre più del 60% degli elettori GOP si è detto in sostegno di un candidato esterno all’establishment.

Non c’è dubbio che questa vittoria sia arrivata per il magnate in un momento effettivamente critico nella sua campagna. Trump sta cercando di maturare come candidato, di affinare la propria aura politica, migliorare la propria campagna -a tratti apparsa approssimativa e fuori controllo- e capitalizzare i successi ottenuti fino a questo momento. A tal proposito, molti organi di informazione hanno notato come, annunciando la sua vittoria ai piedi delle Trump Towers, Trump si sia rivolto a Cruz chiamandolo ‘Senatore’ e non ‘Lyin’ Ted’, Ted il bugiardo, come invece ha fatto finora.

Tra gli oppositori, Cruz non è apparso in grado di parlare alla popolazione dello Stato, ricevendo un supporto scarsissimo e portando già la mente ai prossimi appuntamenti. Kasich ha, invece, tentato di appellarsi all’ala moderata dell’elettorato, puntando sui risultati degli ultimi sondaggi che lo danno come l’unico in grado di sconfiggere il candidato democratico, sia esso Sanders o la Clinton, alle generali di novembre. Kasich ha anche insistito sul fatto di essere l’unico repubblicano in grado di creare un Governo di largo consenso a Washington, punto sul quale ci si aspetta che insisterà nel prossimo Super Tuesday del 26 aprile, quando la combinazione degli Stati in palio sembra essergli amica.

L’attenzione ora si sposta al 26 aprile, dunque, giorno in cui la Clinton spera di potersi finalmente gettare alle spalle la questione primarie e concentrarsi sulle elezioni generali, e in cui Trump tenterà di cementare i risultati ottenuti finora, con un occhio vigile sui possibili sgambetti orditi dal partito, che ancora non si rassegna ad una sua nomination prima della convention di luglio.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->