sabato, Maggio 8

Clinton e Trump conquistano New York field_506ffbaa4a8d4

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A New York la battaglia per la conquista dei delegati era di quelle sanguinose, dato che in palio per il partito democratico ve ne erano 247, più altri 44 superdelegati. Questi ultimi sono rappresentati da governanti in carica o ex, membri del partito e altre personalità che possono decidere di supportare chiunque vogliano, senza tenere conto del risultato delle primarie. 163 delegati sono, invece, distribuiti a livello distrettuale, con ogni distretto che possiede 5, 6 o 7 delegati che sono distribuiti su base proporzionale, a seconda del risultato riportato dal candidato nel singolo distretto. Gli ultimi 84 delegati sono infine distribuiti proporzionalmente sulla base del risultato delle primarie a livello statale.
Al momento, dunque, la Clinton ha già ottenuto 169 delegati, Sanders 104.

Per quanto riguarda i gruppi demografici, l’ex Segretario di Stato ha trionfato tra la popolazione di colore, ottenendo il 67% dei voti contro il 33% di Sanders. Bene anche tra coloro che difendono l’operato di Wall Street, dove la Clinton ha vinto per più di 50 punti tra i 3 su 10 elettori che sostengono che Wall Street aiuti l’economia americana.

Per la Clinton, vincere nel suo Stato d’adozione, ha significato tenere a galla una campagna dopo una serie di sconfitte. Ovviamente la sua vittoria solleverà delle domande circa il reale rischio a cui Sanders espone le possibilità del partito alle elezioni generali se continuerà a combattere con così marcata aggressività contro la Clinton. Infatti, se c’è una cosa che questo scontro interno al partito ha dimostrato, sono le ormai vistose vulnerabilità dell’ex first lady, vulnerabilità che irrimediabilmente il futuro candidato repubblicano tenterà di colpire.
La Clinton non ha saputo ancora trovare la formula per capitalizzare il suo tremendo peso politico, cedendo il fianco alle innumerevoli stoccate di Sanders che, da avversario improbabile, si è tramutato in un temibile concorrente. Tanto che, se inizialmente il divario che li separava era di 31 punti, oggi esso si è ridotto a solo due punti percentuali. Su questo risultato innegabilmente pesano gli attacchi che dal GOP si sono riversati sull’ex Segretario di Stato e che ne hanno minato la credibilità tra i diversi gruppi demografici.

Dall’altro lato, la corsa di Bernie Sanders pare davvero più in salita che mai.
Il 26 aprile si vota in 5 Stati: Pennsylvania, Maryland, Connecticut, Delaware e Rhode Island. Stati che, a onor del vero, sembrano arridere ancora all’ex first lady. Se le attese si confermeranno, già da maggio la Clinton potrà guardare alle elezioni generali e intraprendere il difficoltoso percorso di ricostruzione della propria immagine, in vista dello scontro diretto col partito democratico.
Dal canto suo, lo staff del Senatore del Vermont sembra guardare già oltre. Il direttore della campagna di Sanders, Jeff Weaver, ha parlato della possibilità di portare i superdelegati che ora sono schierati per la Clinton dalla parte del Senatore. «Vorranno vincere a novembre e, se i sondaggi continueranno a mostrare che Bernie è un candidato molto più forte in previsione delle elezioni generali» i superdelegati si riverseranno su di lui.

Sul fronte repubblicano, i giochi erano ben definiti già prima dell’apertura dei seggi. Come ogni sondaggio aveva ampiamente previsto, Donald Trump ha trionfato sugli avversari con il 60,5% dei voti. Dietro di lui John Kasich, che ha conquistato il 25,1% dell’elettorato. Solo medaglia di bronzo per Ted Cruz, che non ha fatto meglio del 14,5% e dicendo matematicamente addio alla possibilità di conquistare i delegati richiesti per ottenere la nomination GOP se non nel quadro della convention contestata di luglio.

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credits: WashingtonPost

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