lunedì, Giugno 21

Claudio Marazzini: l’italiano è meraviglioso, salviamolo! Ferma presa di posizione del Presidente della Crusca contro i tentativi di aggirare le sentenze e negare la sua funzione didattica

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«La partita però non è chiusa», aggiunge.  «Nuove campagne di stampa contro la decisione  del Consiglio di Stato si stanno verificando: attraverso una  polemica molto dura»- afferma Marazzini – «i fautori dell’esclusione della lingua italiana dai corsi del Politecnico, cercano di aggirare la sentenza per via politica, parlamentare, dunque il messaggio che passa è quello secondo il quale le sentenze non vanno rispettate! In tal modo rivendicano il diritto di superare 3 sentenze, concezione grave portata avanti in nome di un’idea inaccettabile: che l’italiano non sia più utilizzabile per trasmettere scienza e cultura. Neanche per quanto riguarda le discipline umanistiche! Si cerca di far passare la Crusca, che tanto si sta prendendo a cuore il problema, come un organismo passatista e retrogrado, niente di più falso: il punto è che i fautori dell’ eliminazione dell’italiano non accettano il dialogo ed il confronto. Noi invece ci siamo chiesti quale sia lo spazio che l’italiano occupa all’interno della scienza. I dati ci dicono che in una classifica globale della ricerca nelle varie discipline l’italiano occupa  il 20% ( l’80% inglese), ma vi sono enormi differenze fra settore e settore: in architettura l’80% è l’ italiano a prevalere, così come il 75% nelle discipline giuridiche e umanistiche, in ingegneria prevale invece l’inglese (85%). Ma questa volontà di cancellazione contiene in sé un principio inaccettabile: la negazione dei diritti delle minoranze. Si vuol eliminare l’italiano dalla didattica? Ridurlo a dialetto o a una dimensione privata, domestica? Vorrebbe dire eliminare la possibilità di conversare e di pensare».

Già prima della sentenza, l’Accademia della Crusca e le Società e Associazioni scientifiche che si occupano istituzionalmente di Linguistica italiana e di Scienze del Linguaggio, rilevavano il persistere di una linea di progressiva emarginazione dell’italiano nei gradi alti della formazione universitaria, in aperto contrasto rispetto alle posizioni prevalenti nel dibattito culturale.

«Quella tendenza» – riprende il prof.Marazzini – «sussiste tutt’ora e, al di là della vicenda giudiziaria mette in gioco  il ruolo stesso dell’italiano come lingua ufficiale della Repubblica ,in quanto nel ricorso si fa leva sulla mancanza di un’indicazione esplicita in Costituzione,  non considerando però che l’ufficialità è affermata chiaramente in leggi e sentenze della Corte Costituzionale. Il nostro documento ha racconto ampi, qualificati e motivati consensi».  

A  questo riguardo, mi viene in mente il pronunciamento della biologa  Maria Luisa Valle secondo la quale l’elaborazione del pensiero avviene nella Lingua materna! E, allora,  come faranno i nostri giovani ad elaborare nuove teorie? Marconi e Fermi sarebbero potuti giungere alle loro scoperte pensando in inglese?

 «Conosciamo bene questo suo pensiero» – risponde Marazzini –  «che ha un fondamento scientifico, come quello di altri eminenti studiosi: ma è ai fautori della eliminazione della lingua dall’insegnamento  che deve essere rivolto. Certo, c’è anche un pubblico che ritiene, in buona fede, che l’inglese sia più utile per fini pratici e non solo scientifici, ormai molti si vedono costretti dal marketing o dai prodotti di consumo a stare al passo con l’inglese, ma noi non siamo contrari al plurilinguismo, ma proprio perché viviamo in un mondo globalizzato, l’uso dell’italiano nello studio, nella ricerca e nel parlar quotidiano è fondamentale per comunicare e trasmettere quei valori e quella ricchezza espressiva che danno sostanza alla nostre identità culturali. Troppe sono le forme di incultura che avanzano e che trovano un argine  proprio nella nostra lingua, che fra l’altro non è mai stata dichiarata lingua nazionale, lingua ufficiale sì, ma lo hanno decretato studiosi di altri paesi».

\Professore, a breve si riuniranno gli stati generali della Lingua italiana, un grande consesso  in cui si parlerà soprattutto della fortuna, del peso e del ruolo della nostra lingua come veicolo di conoscenza  delle nostre culture, nei vari campi, vi sarà un pronunciamento su questo aspetto specifico?

«E’ auspicabile. Certo è che l’attacco non viene da fuori, da coloro che amano il nostro paese e  le sue più alte espressioni artistiche e culturali, il nostro stile di vita, ma da coloro che in nome di un uso utilitaristico della didattica, intendono espellere la nostra bella e meravigliosa lingua!»

Quella lingua in omaggio alla quale, prima dell’incontro col prof.Claudio Marazzini,  la Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, ha dedicato uno spettacolo, che ne ripercorre  la storia e le vicende che l’hanno attraversata, i personaggi della nostra letteratura, dal famoso Placito Capuano, a Dante,  Boccaccio, Petrarca, Lorenzo, l’Aretino, Galilei, Leopardi,  Carducci, fino ai nostri Nobel: Sao ko kelle terre… era appunto il titolo dello spettacolo ( testo di chi scrive  con l’aiuto prezioso di Antonia Ida Fontana, già direttrice della Biblioteca nazionale di Firenze).  Magistrale l’interpretazione: un piccolo contributo d’amore e alla difesa, senza assurde chiusure, della nostra  meravigliosa lingua.

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