mercoledì, Aprile 14

CL, alla ricerca di una nuova identità

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Domani inizia il consueto meeting di Comunione e Liberazione (proseguirà fino al 26 agosto) che da decenni, esattamente dal 1980, si tiene a Rimini. Un evento importante sul quale sono puntati i riflettori dei media e gli interessi del mondo politico e imprenditoriale, visto il potere politico ed economico che questo movimento religioso, fondato da don Luigi Giussani, ha sempre avuto in tutti questi anni.

Con lo storico Agostino Giovagnoli, esponente della Comunità di Sant’Egidio e docente di Storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, abbiamo cercato di capire dove sta andando CL e verso quali lidi politici sta attraccando dopo i gravi scandali che hanno travolto alcuni degli esponenti di spicco di questo movimento, da Roberto Formigoni, a Maurizio Lupi, uomini di Angelino Alfano e dell’NCD (Nuovo centro democratico).

 

Professore, su CL se ne dicono tante riguardo una sua futura collocazione politica. Ci sono indiscrezioni che vorrebbero, soprattutto dopo gli scandali che hanno travolto Roberto Formigoni, uomo di punta del movimento, un collocamento all’interno del PD (Partito democratico) o comunque in una parte di esso con un conseguente allontanamento dal NCD. Che cosa ne pensa? O siamo ancora in una situazione indefinita e di ricerca?

Innanzitutto dobbiamo porci il problema di che cosa stiamo parlando quando si discute di Comunione e Liberazione. Perché in questo momento CL è in una fase non semplice, di transizione in cui emergono e sono presenti diverse tendenze, diverse correnti. Non c’è una leadership unitaria che rappresenti efficacemente tutta CL. Questo è un po’ il problema di fondo. Per esempio abbiamo una vecchia componente, quella che appunto si riconosceva anche in Formigoni, in Lupi e che politicamente fa riferimento all’NCD. Ce n’è poi anche un’altra che si trova delusa da quello che è successo ed è alla ricerca di nuove strade. Nel frattempo c’è la leadership di Juliàn Carròn, che però è debole. Intendiamoci, è importante perché si tratta di una persona legittimata a rappresentare il movimento ed è stato messo lì dai volontari di Giussani. Ed è lui che ha deciso la non partecipazione di CL all’iniziativa del 20 giugno sulla famiglia. È dunque, ripeto, certamente una figura importante. Ma in fondo viene percepito come qualcuno un po’ estraneo alla storia del movimento. Lo è soprattutto all’interno della componente italiana, a quella lombarda che poi è quella più antica e tradizionale. Forse ancora maggioritaria.

 

Insomma il primo aspetto da sottolineare è questa sorta di smarrimento…

Che riguarda appunto la direzione verso cui si va, e anche una divisione interna che porta a una crisi d’identità. Che poi si rifletterà anche nel prossimo meeting, dove non verranno affrontate questioni di fondo. I meeting di Rimini sono noti tradizionalmente perché, oltre all’aspetto politico che ovviamente è molto visibile, presentano dei temi considerati molto importanti, fondamentali e identitari. Quest’anno si fa fatica a capire se ci saranno questi dibattiti più di fondo. E dunque, la prima cosa da dire e da fare è fotografare questo status di CL.

 

Rispetto al PD c’è comunque una nuova attenzione?

Sono un po’ perplesso nel dire che c’è questo tipo di spostamento. Un po’ per il motivo che dicevo prima, ovvero su chi eventualmente starebbe facendo questo tipo di operazione politica. Sicuramente non tutti. È un discorso che riguarda una parte o alcuni rappresentanti del movimento. Poi la seconda cosa da dire è che un rapporto con il PD c’è sempre stato. C’era un rapporto privilegiato con Bersani. E tutta la componente più attiva sul piano economico cooperativistico ha sempre intrattenuto dei rapporti innanzitutto con chi governa, sottolineando una vocazione governativa che dentro CL c’è sempre stata, pur cambiando gli interlocutori. E più specificamente c’era tutta una tradizione rappresentata dall’ex segretario e che risale al vecchio PCI (Partito Comunista Italiano), alle vecchie componenti locali, lombarde, romagnole ed emiliane che avevano questo tipo di relazioni. Questo ce lo vedo dentro CL anche adesso. Rispetto a una svolta verso il PD, non ho elementi per escluderla, ma faccio fatica a immaginarla.

 

Rispetto al 20 giugno chi ha deciso di non partecipare?

È stata la componente vicina a Carròn a non volere la partecipazione del movimento il 20 giugno. Anche se poi Carròn stesso non ha una forte leadership e soprattutto non ce l’ha sulle componenti più interessate e più impegnate politicamente. Al tempo stesso c’è tutta una parte di CL che non ha preso bene questa non partecipazione perché in fondo la loro identità è quella invece dei valori non negoziabili, dell’impegno per la famiglia e via dicendo. Io vedo soprattutto questo smarrimento di fondo come nota dominante.

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