domenica, Agosto 14

Civilizzazione sociale e retrotopia Il mondo ormai è quel che è, non puoi farci molto, è governato da leggi e colpi di mano da cui sei escluso, l’unica cosa che puoi fare è saperne il più possibile, per questo i poteri hanno moltiplicato le opportunità di sapere tutto ciò che accade nel mondo

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“Rimane il fatto che capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando”

(P. Roth, Pastorale americana)

Viviamo in un ciclo storico sul cui palcoscenico sociale si ripete la storia del mondo con attori violenti ed aggressivi. Di modo che molti spettatori a spettacolo in corso si presentano alla cassa sociale del mondo provenienti da tutte le lande della Terra abitate chiedendo di essere risarcite. Perché lo spettacolo che poteri economico-finanziari e dietro i politici mettono in atto ai fini della propria autoriproduzione è tale che si ritrovano a sorbirsi vecchie storie del passato mentre si aspettavano qualche indicazione, dei consigli con cui rischiare e percorrere nuove strade della vita.

Diversi esempi ci riconducono ad un tempo comunicativo permanente dove si agitano tutti in tempo reale allo stesso modo, gridano in coro, tutti parlano di pace, libertà, rispetto, dignità mentre crescono ostilità e rancori, aggressività e violenza che pensavamo l’elevamento dello spirito avesse collocato tra i canoni del passato. Un unico esempio. Grande dibattito con polemiche sulla necessità di inviare armi (difensive, non offensive, sì forse no…) all’Ucraina per giustamente difendersi ed un minuto dopo l’Europa approva la misura di aumento delle spese militari al 2% del Pil, settore in perenne crescita per il sorriso di fabbriche operai commesse, tutte risorse da destinare a fini sociali più che militari. Il tempo del passaggio di diversi fusi orari ed ecco che nel mondo, lontano dal conflitto, tutti decidono di armarsi di più. Ci dicono che servono altre armi… ma quante ne abbiamo già? No, è perché vanno ammodernati gli arsenali, invece scuole, università, presìdi sanitari, librerie, cultura, salari stipendi e pensioni da fame no? Quien sabe Andiamo riscoprendo con amarezza il quesito di Bauman sul fallito tentativo di ‘domare la crudeltà innata degli esseri umani’ che il ‘Leviatano’ di Thomas Hobbes del sovrano assoluto che comanda sugli uomini si era incaricato di governare. Un’aggressività endemica dell’uomo per nulla diminuita essendo ben viva ovunque, fatta come è di guerre, conflitti armati, violenze di Stato in paesi autarchici o autoritari, diffusisi persino inconsessi in cui garanzie e diritti formali vigono ancora. E poi violenze etniche, identitarie, terroristiche, armate di estrema destra all’attacco militare-politico-religioso ovunque, persino là nella capitale dell’Impero, prima l’Isis poi i suprematisti bianchi con presidenti emersi dal medesimo humus ideologico. Fino alla microfisica della violenza quotidiana con cui si manifesta una competizione aggressiva per occupare uno spazio vitale privatizzato, ostupri e morti di donne a ripetizione, scontri tra bande e devianze giovanili di massa. Cominciato con le bande calcistiche estesesi alla società (il fascio leghista intronato urlante con maglietta della sua squadra augurando la morte dei cugini milanesi fa rabbrividire. Infatti nessuno ha detto nulla. Istigazione alla violenza? No goliardia dirà uno dei tanti inutili egotici commentatori di calcio. E chiedersi: famiglie genitori scuola norme autorità quando sono scolorate in un indistinto magma putrescente? Ognuno alla ricerca della perimetrazione massiva di uno spazio sociale al cui interno esser, almeno per una volta, padroni di sé. Contro tutti, al grido di libertà (familistica).

Insomma un processo di civilizzazione che ritenevamo fosse ormai acquisita socialmente, dovendoci ricredere. Con il fulminante Woody Allen, ‘Dio è morto, Marx è morto e neanche io mi sento troppo bene’. Pessimista? Mica tanto, proviamo tutti a vivere al meglio con propri valori ed ideali ed il mondo circostante va un minimo compreso, ma ce ne distacchiamo sempre più riservando le nostre migliori risorse alle ‘navigazioni’ immobili nei mondi virtuali, in un’infosfera entropica solipsistica, autoreferenziale. Che difatti è la cifra semiotica dell’epoca, ma sì, chissenefrega la vita è una, godiamocela. Legittimo quanto egoistico. Un egoismo di protezione psicologica dinanzi al troppo che converge e si abbatte su di noi a cui dovremmo trovar soluzione. Con due tratti connessi a disagi e disturbi consumistico-narcisistici contemporanei. Fermateli ed osservando con attenzione li troverete. Forme di delirio di grandezza, narcisistica sovraesposizione di quanti, giovini/e ed adulti, con deliri di grandezza nel partecipare al banchetto di chi può. Del pari, una sorta di distacco di interesse e curiosità da persone e cose esterne. Una sorta di complemento libidico dell’egoismo quale pulsione di autoconservazione (Freud), un’ansia di sopravvivenza che si cerca di occultare solitudine ansia vuoto interiore mancanza di autenticità.

C’è tutto questo? Sì ed anche di più ma mi limito. Al fondo è la resurrezione del mito di Narciso e di un movimento di ritorno al sé, in una rivalutazione dell’egoismo razionale, non più associabile ad un senso di colpa. Quella civilizzazione, compito dello Stato modernosi è ridotto ad una riforma delle buone maniere, con Norbert Elias, senza riuscire a coinvolgere le capacitàpredisposizioni e pulsioni degli esseri umani. Talché Bauman afferma che ‘nel corso di quel processo, gli atti di violenza dell’uomo sono stati celati alla vista, non eliminati dalla natura umana’. Questa la pretesa finale, fallita. Ma perché quel titolo? Qualcuno si chiederà che cosa lega lo Stato con il grembo materno. Lo Stato si è contratto, si è ritirato, ha dismesso molte delle sue funzioni e dei suoi fini di miglioramento e benessere economico quanto morale, perdendo su entrambi i fronti,privatizzando le sue funzioni così da lasciare l’individuo da solo a gestire la sua vita sociale e personale. Un ciclo storico-sociale coinciso con il crollo di fiducia verso la politica e l’amministrare pubblico dinanzi al crescente comando sistemico di élites ed attori privati e pubblici, economici, finanziari globali, privi di legittimazione. Che impongono una lotta di classe delle élite che condiziona l’agire dell’autorità politica, sfiduciata dalle opinioni pubbliche dell’Occidente, con politiche neoliberiste di compressione di diritti, salari, valori morali e canoni democratici.

In questo scenario di arretramento, si è venuta diffondendo una terza modernità postsociale, espressa da forme di dissidenza prive di unità ed appartenenza, che traslittera dalla vita della politica verso una politica della vita o biopolitica ‘vitalistica’ a-statuale. Il diffondersi di forme di dissidenza, politica, biologica, culturale, coincide con l’agire di un individuo ‘privato’, nel duplice senso di ritratto in sé e privo della società che ne ammortizzava gli urti e ne smussava le asperità. Il quale deve ridefinire con i suoi mezzi un territorio simbolico e fisico contingente ed incerto con forme di partecipazione ed appartenenza prive di legami e comunanza con un ‘noi’, sostituito da un’egolatria ipertrofica dell’’io’ che prova a caricarsi l’esistenza su di sé. Un attore sociale che definisco ‘gloindividual’, oltre il collettivo del globale troppo lontano ed il locale dei corpi sociali intermedi troppo schiacciati su obiettivi specifici territoriali. Così questo presente sociale e politico impone una riflessione critica sui motivi ed esiti di questa mutazione storica della figura e del ruolo dell’individuo, interrogandosi sull’attuale agire sociale e sul ripensamento dei legami e delle relazioni sociali che necessitano di tempo e di fiducia per affermarsi. In un’epoca governata da veloce e contingente trasloco globale degli individui da una faticosa realtà fisica verso un’asettica realtà entropica della rete. Un’epoca, inoltre, votata alla cura del corpo, rifrazione di un ambiente che sta deperendo, al culto del corpo, al benessere individuale, dinanzi alla difficoltà di articolareuna cura di sé quale paradigma di un benessere della comunità civile e sociale. Un arretramento dal wellness al fitness, da una difficoltosa regolazione sociale delle asperità ad uno standard bio-dinamico del corpo individuale. Così la salute diviene l’ideologia su cui impegnarsi, il cibo diviene ideologico, quante calorie, proteine, grassi, amidi assumere, la frequenza cardiaca, l’ossigenazione post pandemia, i passi da compiere per avere effetti, dove e come correre. Insomma è la frontiera industriale della nuova moralità del “ritorno al sé” non orientata più su qualcosa che è fuori, l’Altro, noi, i nostri cari, la comunità, la società, l’umanità, il pianeta, ma il mio corpo. Ossia il mio Io, che sono il portatore (in)sano di una solitudine, versione individualizzata, con Bauman, della nostalgia del Paradiso irrimediabilmente perduto che ossessiona dopo Adamo ed Eva.

Il messaggio è: il mondo ormai è quel che è, non puoi farci molto, è governato da leggi e colpi di mano da cui sei escluso, l’unica cosa che puoi fare è saperne il più possibile, per questo i poteri hanno moltiplicato le opportunità di sapere tutto ciò che accade nel mondo. Un’operazione capillare, e quanto più sai e conosci meno riesci a comprendere il senso del tutto e più ti senti inutile e privo di strumenti per cambiare, optare, decidere. Quello che puoi/devi fare è allora concentrarti al meglio per ottimizzare la performance fisico-psichica del tuo corpo e mente. Che si riversa in una società malata, odiosa, violenta ma su questo non possiamo venirti incontro. Dovremmo cambiare troppo ed è oltremodo faticoso, inutile, non conveniente per i nostri scopi: potere, profitto, dominio. Però ci si sente così bene, lì dove possiamo declinare il benessere. Altrove nei miliardi di popoli poveri più che fitness vorrebbero cibo, acqua, infrastrutture, ospedali, scuole. Diritti, dignità, ma anche in tanti consessi cosiddetti altamente sviluppati dove le vite delle persone comuni sono divenute viste di scarto, di cui fare a meno in modo ameno. Ecco, così starebbero un poco meglio. Se solo li vedessimo. Ma vaccini, grano, terra, profitti, acqua, materie prime, giacimenti vari sono roba nostra, qualche obolo ai perdenti ma poi fora de ball.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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