lunedì, Giugno 27

Civici italiani: il cantiere è aperto Si è aperto un cantiere di coordinamento e di finalità collettive rispetto alle transizioni. Le parole chiave: autonomia, competenza, semplificazione, responsabilità. In dialogo anche con esponenti di partiti, associazioni sociali e di scopo, soggetti di nuova iniziativa ambientalista

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Civici italiani. Si è aperto un cantiere di coordinamento e di finalità collettive rispetto alle transizioni è il titolo originale di questo intervento realizzato da Stefano Rolando per ‘L’Indro‘, per il giornale online di Roma ‘Il Nuovo Mondo‘ e per il quotidiano ‘Buonasera Sud’ di Taranto.
Le parole chiave: autonomia, competenza, semplificazione, responsabilità. Note sul congresso federativo ‘Per un’alleanza civica, ecologista ed europeista‘ svolto a Milano il 13 e 14 maggio.
Alleanza civica del Nord converge con le reti civiche di Umbria e Lazio, mentre procede il rapporto con Mezzogiorno Federato.
In dialogo anche con esponenti di partiti, associazioni sociali e di scopo, soggetti di nuova iniziativa ambientalista
L’Autore, Stefano Rolando, insegna Comunicazione pubblica e politica all’Università IULM di Milano. È presidente a Melfi della Fondazione Francesco Saverio Nitti e a Milano della Fondazione Paolo Grassi. Aderisce ad Alleanza civica Nord, ad Alleanza Civica Roma e Lazio e a Mezzogiorno Federato.

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Un giornalista curioso, orientato a indagare lo ‘stato nascente’ di trasformazioni del sistema politico italiano, classificato come sterile, in crisi, a rischio di default della democrazia, eccetera, al di là dell’eccesso di comunicazione che accompagna eventi retorici e dell’insufficienza di comunicazione che accompagna eventi-cantiere, per il poco che c’era di annuncio (su ‘Mondoperaio‘ di annuncio del Congresso; su ‘L’Indroannuncio nel giorno di apertura del Congresso; su ‘Ansanota per l’apertura del Congresso e dichiarazione di Franco D’Alfonso), avrebbe potuto affacciarsi al Palazzo delle Stelline a Milano (non un luogo sperduto) tra il venerdì 13 e il sabato 14 maggio per cogliere elementi di novità che forse smarcano un po’ la febbre pre-elettorale italiana di ‘tutti contro tutti’ e al tempo stesso di ‘tutti alla ricerca di tutti’.
Parlo dell’espressione politicamente in via di organizzazione del civismo italiano (nord, centro e sud) che concorre da molti anni alla buona amministrazione di città e territori (nelle dimensioni medio-piccole ormai da protagonista, pur con orientamenti diversi). E che ha il pregio di rappresentare non un ceto professionistico della politica (cioè persone che, tolta la politica, non hanno spesso propriamente un mestiere), ma per lo più competenze al servizio di una situazione di crisi dichiarata dei partiti politici e alle prese con dinamiche complesse (cioè forti transizioni).
Quelle dinamiche che, a lungo andare, rivelano che l’approccio ‘localistico’ non contiene più tutte le soluzioni necessarie per dare soluzioni.

È stata questa, nel tempo della pandemia, cioè nel tempo dell’acuirsi sia della crisi socio-sanitaria sia di una crisi della democrazia e della politica (che ha portato alla condizione di emergenza anche nella formazione di un governo nazionale a traino di esperienze tecniche), che ha messo in movimento l’apertura ‘all’altro e all’oltre’ di molte realtà che, creando anche nuove radici, vengono da lontano.

IL CIVISMO POLITICO VIENE DA LONTANO
Alle spalle delle vicende recenti ci sono illustri storie di scopo sociale e civile nel corso del ‘900 e con esiti sia nell’approccio ai problemi amministrativi e di governo, sia nel raggiungimento dellasoglia di guardianella formazione dei gruppi dirigenti per amministrare in modo sufficiente territori, città, regioni.

Parliamo del civismo politico -a cui chi qui scrive ha dedicato varie esperienze e qualche anno fa anche un libro di sintesi delle vicende di maggiore rinnovamento di questo ambito occorse a Milano e in Lombardia tra il 2011 e il 2013 (‘Civismo politico – Percorsi, conquiste, limiti‘ Rubbettino 2015)- e che, come tutte le vicende che finiscono per essere pressate da risposte sintomatiche, ha sofferto, come soffre, di organizzazione, di estensione, di relazione. Qualche volta anche di visione, di strategia complessiva e di adeguata formazione tecnico-giuridica. Requisiti appunto che costituivano la ‘cassetta degli attrezzi’ dei partiti ispirati all’art. 49 della Costituzione, quindi strutturati al servizio della Nazione con metodo democratico. Vi è qualcuno che, naturalmente, nel tempo è corso ai ripari e ora si trova in condizioni di sostenere questo muovo cambiamento.
Non è il caso di rifare qui la storia d’Italia tra il dissolvimento della prima Repubblica e di quel genere di partiti. È noto il percorso tellurico degli ultimi venticinque anni, in cui sono cresciuti populismo, presentismo, personalismo. Soprattutto un orientamento di metodo che ha staccato il fil di ferro del rapporto con la cultura e ha adottato le modalità e le tecniche più voltili del marketing. Trasformando operatori ‘a tutto tondo’ in piazzisti del posizionamento (spesso del loro personale posizionamento). Fiumi di inchiostro su questo processo, che lascia certamente vive alcune realtà reattive, alcune storie virtuose, alcuni ambiti di esperienza che viene anche rinnovata da giovani dediti e da storie non sopite di passione civile.
E tuttavia è la storia di questi ultimi anni a scrivere con ripetuti anche auto-dichiarati episodi di disfatta rispetto alle funzioni primarie e alla qualità delle risposte attese dai cittadini, a scrivere quel dato di reputazione bloccato in fondo alla classifica sulla fiducia degli italiani per le istituzioni.
Da queste storie sono partitea tenagliarealtà del nord, del centro e del sud del Paese che hanno dato vita a una verifica, cioè a un dialogo serrato. E poi in questi giorni a un vero cantiere congressuale. Per vedere se il loro ruolo sostitutivo o di concorso espresso fin qui territorialmente ha un’evoluzione possibile, utile alla transizione italiana.
Ecco lo stimolo che avrebbe dovuto avere un buon giornalista di fiuto.

Giornalista che, tuttavia, nell’occasione, complici eventi che nelle redazioni si chiamano ‘bel altro’, non ha ritenuto di fare quel ‘salto’ per toccare con mano un passaggio -ancora non giunto a meta ma certamente con elementi avanzati di ‘cammino’. Quel fiuto -come è sua tradizione- lo ha avuto a buoni conti Radio Radicale che ha consentito la diretta e che conserva la videoregistrazione dell’evento. (Prima sessione -13.5.2022; Seconda sessione -14.5.2022)

Salvo l’assemblea finale dei delegati che ha ragionato attorno ad un sintetico ordine del giorno che fissa alcuni elementi di prospettiva (documento che andrà certamente sul sito di Alleanza Civica e che intanto colloco funzionalmente sul mio blog), si parla di una quarantina di interventi in due sessioni in cui le testimonianze interne si sono mescolate con ospiti espressione sia del tessuto associativo che della politica (anche in questo caso riporto lo schema degli interventi nelle due sessioni plenarie utilizzando come fonte il mio blog che rinvia sia alla Videoregistrazione sulla pagina di FB di Alleanza Civica che a quella di Radio Radicale), a cui si deve sommare (con evento serale) l’articolarsi dei delegati in cinque commissioni tematiche (commissioni che -proposta di Francesco De Giuli– verranno rese permanenti nel percorso scelto) attorno a questi argomenti:
1.
la forma e il modello del civismo come condizione valoriale dell’agire politico;
2.
le implicazioni nelle trasformazioni sociali, economiche e culturali determinate dalle emergenze;
3.
la visione anti-populista dell’ispirazione democratica connessa al pensiero del federalismo su scala nazionale ed europea;
4.
la centralità del tema della sostenibilità e le connessioni delle transizioni in corso che modificano la gerarchia dei problemi e le conseguenze delle scelte;
5. le
regole in cambiamento della democrazia con particolare riferimento alla legge elettorale.

Riguardo al tema della sostenibilità nei giorni del congresso è stata pubblicata e comunicata la ricerca che segnala che in Italia (ma vale per tutti i Paesi ‘sviluppati’) in questa data di maggio si è consumata dall’inizio dell’anno l’intera quota di risorse energetiche che avrebbero dovuto durare fino a fine anno per mantenere senza ulteriori danni la qualità ambientale del Paese.

UNA RAPIDA SINTESI DEI LAVORI
Qualche sintetico spunto di merito (i riferimenti alle videoregistrazioni possono favorire l’accesso ai contributi specifici), alle due giornate al Palazzo delle Stelline a Milano in una organizzazione efficace curata dalla presidente della Fondazione delle Stelline, Piercarla Delpiano.

  • La consapevolezza della radicale trasformazione dei sistemi urbani su scala globale (relazione di Paolo Verri) ha rappresentato uno dei punti di partenza della riflessione per sollecitare l’antico spirito glocal del primo ambientalismo internazionale (‘act local, think global’).

  • Tema di ampio riferimento quello delle politiche pubbliche e della riorganizzazione di processi produttivi e di comportamenti collettivi è riferito alla sostenibilità, nelle interdipendenze con le altre più significative transizioni (processi digitali, progettazione sostenute dalle misure finanziarie straordinarie, comprensione e agenda sul tema delle disuguaglianze e dei processi di inclusione ) a cui è stata dedicata una continuazione di analisi attorno alle allusioni possibili riguardanti il modello programmatico del ‘Semaforo tedesco’ (riferimenti a iniziative precedenti) Lorenzo Fioramonti e altri, come Caterina Sarfatti e Enrico Fedrighini, Pino Rosa, Fulvia Colombini, hanno messo in rilievo la libertà e la specificità per cui il civismo e anche l’associazionismo di scopo possono fare la differenza di approccio.

  • Il passaggio politico più significativo maturato nel corso del congresso, sintetizzato nell’odg conclusivo, sancisce un percorso di convinta autonomia, non di apparentamenti ma di dialogo e confronti (riferimenti utili nei contributi di Franco D’Alfonso, Claudio Signorile, Salvatore Grillo e di altri).

  • L’obiettivo di promuovere un intervento correttivo della legge elettorale -oggetto di una delle cinque commissioni- è stato tenacemente presidiato da Giampaolo Sodano (nel quadro di una proposta condivisa con il prof. Mario Pacelli) e lo stesso Sodano ne ha riferito nelle conclusioni.

  • La prospettiva di un modello organizzativo non lideristico, funzionale alle interdipendenze, è stato illustrato da Massimo De Paolo (già sindaco di Pavia), ruotando attorno a quattro parole chiave: autonomia, competenza, semplificazione, responsabilità. Insieme a interventi sulla reinvenzione comunicativa del modello nascente a cui hanno contribuito varie istanze (tra gli altri Corrado Valsecchi, presidente dei civici di Lecco, già assessore, manager di tv del territorio).

  • Importante la testimonianza circa la cultura sociale e di servizio di molte esperienze in corso (interessanti le relazioni dell’assessore a Torino Francesco Tresso e del presidente dei civici dell’Umbria Andrea Fora) che regola ora un modello di crescita non solo profilato sulla ‘formazione di liste’ ma molto radicato nella crescita di esperienze centrate sulle ‘soluzioni’.

  • D’altra parte, la partecipazione di esponenti politici e di partiti rappresentanti in Parlamento (tra cui Bruno Tabacci, Patrizia Toia, Lia Quartapelle ed esponenti territoriali di altri soggetti, Azione, PSI, Italia Viva, PD) ha segnato un’altra maturazione interessante, in termini di serie interazioni e non di occasionali strumentalizzazioni.

  • Il riferimento all’Europa -sia con le parlamentari citate sia attraverso altre attenzioni- assume segnala strategicità in relazione alla ripresa della filosofia federalista, alla luce di ciò che -nella pandemia e in modo esemplare nella situazione di guerra- assumono i sindaci e le comunità, alla luce della parallela conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa, fondata su centinaia di progetti di partecipazione dal basso.

  • Mentre le ripetute evocazioni al nostro modo di rapportarci all’evoluzione della guerra di invasione in Ucraina (Maria Grazia Guida, Arcangelo Merella, Beppe Scanni) hanno indotto l’assemblea allo stralcio della questione dagli argomenti conclusivi del congresso per essere oggetto, giovedì 19 maggio, di un’estensione dell’assemblea in smartworking e in forma mirata. Mentre il congresso si è concluso in parallelo alla finale di Eurovision da Torino in cui la Russia è stata bandita dalla partecipazione e l’Ucraina ha vinto tra più di venti Paesi partecipanti per il concorso del voto popolare di tutto Europa (non, dunque, per una precostituzione del voto delle giurie), restituendo una carezza a un popolo a lanciando un forte segnale soprattutto ai giovani (russi inclusi).

  • Con ampio consenso sono stati accolti il contributo di interpretazione storica del declino dei partiti politici italiani portato da Simona Colarizi e il contributo ad una proiezione culturale del civismo italiano ‘oltre lo schematismo non solo dei territori ma anche dell’esaurimento delle funzioni nazionali portato da Piero Bassetti.

Nelle conclusioni del Congresso Franco D’Alfonso, coordinatore generale dell’evento, ha fatto sintesi degli orientamenti osservando che “il tema che abbiamo trattato appare straordinario e al tempo stesso irto di difficoltà. Il primo avvio di discussione ha fatto esprimere soggetti che sono già cioè con radicamenti in tutta Italia, alcuni con una prima rappresentanza parlamentare esistente, che potrebbero rapidamente integrare i propri sforzi nella direttrice indicata. Bisogna puntare a un programma per obiettivi che affronti con visione del futuro un nuovo piano di sviluppo economico-industriale dopo la pandemia e un suo bilanciato equilibrio sia rispetto al tema dell’equità sociale sia rispetto al tema della sostenibilità ambientale

Concludo chiedendo il permesso di una sola citazione dalla relazione di apertura, che mi è stato chiesto di tenere, toccando vari temi. Tra cui la complessità delle provenienze di storie ed esperienze in cui civismo puro e appartenenze si incrociano anche nel passato. Questo il brano: “Nessun reducismo. Questa non è la fase di restaurazione di modelli in cui sono cresciute generazioni e classi dirigenti, modelli che hanno poi arrestato la loro capacità creativa conservando in tante persone relazioni fraterne ma soprattutto gli strumenti di adattamento e di riconoscimento dei contesti di nuove progettazioni. In realtà lo spazio di analisi in cui si muove questa aggregazione è ora una condizione libera da ipoteche del passato e capace di tenere in tensione territori radicati e territori ideali”.

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Sull'autore

Stefano Rolando, 1948, laureato a Milano in Scienze Politiche, è docente, manager, comunicatore. Dopo esperienze di management in aziende (Rai e Olivetti) e istituzioni (Presidenza Consiglio dei Ministri e Consiglio Regionale della Lombardia), è stato dal 2001 al 2018 professore di ruolo (Economia e gestione delle imprese) alla facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università IULM di Milano, dove continua gli insegnamenti in materia di comunicazione pubblica e politica e l'attività di ricerca applicata Dal 2005 al 2010 è stato segretario generale della Fondazione di ricerca dell'ateneo. È stato anche segretario generale della Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali italiane e rappresentante italiano nel comitato scientifico Unesco-Bresce. Dal 2008 è presidente (Melfi-Roma) della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (www.fondazionefsnitti.it). Dal 2021 è anche presidente (Milano) della Fondazione “Paolo Grassi – La voce della cultura” (www.fondazionepaolograssimilano.org/). Attività e pubblicazioni www.stefanorolando.it

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