mercoledì, Aprile 21

Civati: piccoli 'grilli' crescono image

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Nel week end appena trascorso si sono verificati due piccoli episodi politici che vale la pena riportare e approfondire. Non tanto per lo spessore  che rivestono in se stessi, ma per il grado di significatività che possono assumere una volta ‘prelevati’ dall’atmosfera surreale che caratterizza da un bel po’ la politica italiana e quindi messi a fuoco nella giusta ottica.

Uno dei candidati perdenti alle primarie Pd che hanno sancito la nomina di Matteo Renzi a Segretario del partito, Giuseppe Civati, ha lanciato sul suo blog un interessante sondaggio.
Obiettivo della consultazione virtuale? Aiutare il non secondario esponente del partito che rappresenta l’ossatura portante della nuova compagine governativa  a risolvere un dubbio che lo tormenta, e a prendere con il conforto del consenso maggioritario  (su un’imprecisata totalità di partecipazione via web) la sofferta decisione: votare o no la fiducia al Governo appena varato dal suo Segretario in qualità di Presidente del Consiglio?
Difficile spiegare l’amletico dubbio chessò, a un bracciante della Puszta ungherese, a una casalinga di Gijon, a un metalmeccanico della Ruhr.   
Apparentemente, invece, la casalinga di Voghera e il bracciante di Treviso poco trovano di strano e paradossale in questa iniziativa. Ma forse solo perché, in ultima analisi, non ne hanno avuto proprio notizia, impegnati nello svolgimento del duro lavoro quotidiano.  

Sembra che l’invito a non concedere la fiducia abbia prevalso con un beffardo 50,1% di voti.

Il secondo episodio, corollario del primo ma con notevole valenza autonoma, è che l’ex Segretario piddino Pier Luigi Bersani, uomo notoriamente prudente e avveduto, avrebbe commentato il risultato facendo pesare tutto il suo prestigio e un encomiabile senso del dovere  nell’imminenza di scelte pur dolorose e irte di spine ideologiche. E il commento si riassume nella stoica dichiarazione «Bisogna votare la fiducia o è la fine del partito».

Detto fra noi, la solenne esternazione suonerebbe come un’ovvia banalità in qualsiasi contesto politico mondiale, e per la verità anche la sola idea di lanciare un sondaggio come quello ideato dal dinamico Civati  susciterebbe irrefrenabile ilarità anche nel proverbiale stato libero di Bananas, se esistesse davvero.

Già, perché oltre lo scenario da teatro dell’assurdo che evoca la brillante iniziativa del piccolo ma irriducibile monello, ormai diventato simbolo della nuova arrembante ‘vera sinistra’, c’è da dire che il metodo scelto ricalca esattamente quello del populista arruffapopolo per antonomasia, quel Beppe Grillo con mille e più ragioni accusato di truffaldini raggiri antidemocratici a causa del suo vizietto di far prendere le decisioni al non meglio identificato  ‘popolo della rete’.
Insomma una vicenda penosa, se si considera poi, ciliegina finale, il fatto che chiunque poteva accedere indisturbato al blog e alla votazione, e dunque il prode Civati starà maturando la sua risoluzione sulla base di suggerimenti magari espressi da esponenti di Casa Pound.

Pare che, alla fine dell’edificante giostra, il nostro abbia dichiarato che lui  «non voterebbe la fiducia, ma non vuole lasciare il Pd».

Ma allora a che cosa è servito tutto l’ambaradam? Deciditi una buona volta, benedetto ragazzo. Si da’ il caso che la sfiducia, e la conseguente morte in culla del neonato Governo, avrebbe conseguenze un po’ più pesanti  di un rimpasto interno al Pd. E le avrebbe su tutti noi che ci ostiniamo a chiamarci italiani.  

 

 

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